In coppia, nella quotidianità, si rischia di dare il peggio di sé. Pantofole, abbigliamento casalingo, capelli spettinati (tutti tratti comuni a entrambi i sessi) rischiano di far precipitare nella scala delle priorità il sesso. "Passata la prima fase quella della passione e dell'innamoramento dove la curva della sessualità è in impennata, c'è quasi sempre un calo – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Maria Claudia Biscione, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa – Nelle coppie già rodate è assolutamente fisiologico. Ma dobbiamo fare un distinguo e capire se c'è qualità nella sessualità e non solo quantità. La quantità infatti è un fattore fisiologico all'inizio di una relazione. Ma una volta passato l'innamoramento, se non c'è anche qualità sessuale, chimica (ovvero un modo comune di vivere il sesso, una sintonia sul fantasticare o sul provocarsi) è più facile che la routine prenda il sopravvento e che la sessualità sia meno briosa. Una coppia con maggior feeling invece compenserà con il passare del tempo la quantità con la qualità, traendo grande energia e soddisfazione anche a fronte di rapporti meno frequenti". Ma anche le coppie più affiatate possono essere sopraffatte dalla routine: "Il darsi per scontati, vivere insieme 24 ore su 24, vedere la peggiore versione dell'altro, sono tutti degli ‘ammazza erotismo' per definizione. L'attrazione viene a mancare proprio perché mi abituo per fisicità ed estetica a quello che vedo nel quotidiano. E poi – continua la dottoressa – spesso il problema sta nel credere che la sessualità sia qualcosa di statico e non un aspetto della propria vita in continua evoluzione. In questo modo il sesso rischia di diventare un territorio stancante, scocciante e decisamente poco divertente". Parlare, ritrovare la complicità e creare una tensione erotica: la dottoressa Biscione ha stilato una elenco di cinque consigli per cercare di risvegliare dal torpore (più che naturale dopo qualche anno di relazione) le coppie più pigre.

1. Comunicare i propri desideri (non per forza a voce alta)

Parlare, spiegare, condividere, comunicare: niente è più importante della chiarezza quando si tratta di sesso. "Parlare fuori dalla camera da letto delle cose che ci mancano è il primo passo per migliorare la vita sessuale. Essere sinceri, spiegare cosa ci manca e quale è il nostro ideale di sessualità". L'importante è evitare di screditare il proprio o la propria partner, colpevolizzandolo della nostra insoddisfazione. Parlare però può essere più facile a dirsi che a farsi: il sesso può essere per tante persone un tabù o una fonte di imbarazzo o vergogna. "Quando parlarne è impossibile, quando uno dei due è fortemente bloccato è bene rivolgersi a uno specialista". E se parlare è troppo complicato allora si può scrivere: "A molti miei pazienti io consiglio di creare una sensual box, all'interno della quale ognuno dei due è libero di inserire uno stimolo sessuale, può essere una canzone, un sex toy, un video, un libro o una mutanda. Qualcosa che anche senza parlare faccia arrivare un messaggio chiaro all'altro. Quando si vuole, quando si è pronti, si apre la scatola e si fanno i conti con le proprie fantasie". 

2. Lavorare sull'eccitazione mentale

Il secondo consiglio della sessuologa riguarda l'eccitazione mentale. "Proviamo a non pensare all'atto sessuale in sé, ma cerchiamo di coltivare e di lavorare sulla fase seduttiva". Rimaniamo sul preambolo, ricreiamo una situazione simile a un flirt tra due amanti: "Lavoriamo sulla provocazione, anche in luoghi diversi da casa. Raccontiamoci delle fantasie. Creiamo una tensione erotica e facciamola montare. Restiamo sul gioco, leggiamo un libro o vediamo un film erotico. L'importante è che sia un gioco seduttivo fine a se stesso, non finalizzato. Altrimenti rischiamo di andare in ansia da prestazione".

3. Ritagliarsi dei momenti per la coppia

Spontaneo è bello, ma quando si è sposati o conviventi da anni, magari ci sono anche dei bambini, programmare è necessario. "Calendarizziamo dei momenti esclusivamente dedicati alla coppia – suggerisce la dottoressa – In questo modo autocoltiveremo l'eccitazione". Scegliamo un giorno nel fine settimana, lasciamo i bambini dai nonni o con la baby sitter e organizziamo il nostro appuntamento: "Programmiamo quella serata costruendo un'attitudine. Scegliamo con cura gli abiti da indossare, una crema per il corpo, un profumo speciale. La motivazione che ci deve muovere è proprio lo stare con l'altro, senza quell'ansia disturbante della vita quotidiana. Costruire la serata durante i giorni precedenti mi farà desiderare il suo arrivo. Come due amanti che si vedono un giorno programmato della settimana". 

4. Coltivare la complicità

Molto spesso quando la curva della vita sessuale si abbassa c'è anche un calo della complicità all'interno della coppia, non solo dal punto di vista sessuale. "Le coppie che hanno dei problemi in camera da letto quasi sempre hanno smesso di fantasticare, di progettare e soprattutto di divertirsi. Una coppia che si diverte è sicuramente una coppia che riesce a tenere intatta anche la propria sfera sessuale". In questo caso si può provare a trovare uno stimolo nuovo, una passione comune: "Decidiamo di dedicare del tempo – suggerisce la sessuologa – per godere di qualcosa che faccia bene a tutti e due". 

5. Lavorare su noi stessi e poi sulla coppia

L'ultimo consiglio non riguarda strettamente la coppia: "Quando la vita sessuale non ci soddisfa dobbiamo chiederci in cosa non ci sentiamo bene suggerisce la dottoressa – A volte non ci sentiamo più attraenti, magari le donne che hanno avuto dei figli si sentono sopraffatte dal ruolo di madre. Oppure si è insoddisfatti perché il lavoro pare mangiarsi anche la sfera privata. Bisogna provare a ragionare su se stessi e farsi delle domande". Provare a lavorare sui propri stati d'animo è indispensabile per aumentare la soddisfazione nella coppia, per avere una traccia da seguire su cui lavorare: "Le risposte a queste domande possono essere una grande opportunità per capire da dove partire e riconquistare la propria sessualità".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
i