Il governatore siciliano Nello Musumeci, nonostante le polemiche che si susseguono da giorni, non ha fatto nessuna marcia indietro: è arrivata nella serata di ieri l’ufficialità che la Giunta della regione Sicilia, dopo il cosiddetto rimpastino, sarà composta totalmente da uomini. L’unica donna presente fino a ieri, forzista dimissionaria, è stata rimpiazzata da Marco Zambuto e i timori di una totale mancanza di rappresentanza di genere sono diventati realtà.

La Sicilia e la mancanza di donne in Regione

“Per quanto riguarda la doppia preferenza di genere, la Sicilia è la Cenerentola d’Italia” ha dichiarato a Fanpage.it Milena Gentile, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità e Politiche di Genere del PD Sicilia. Già, perché se nelle altre regioni questo strumento di riequilibrio di genere è stato regolato da una legge del 2016, tuttavia questa norma non è immediatamente applicabile alle regioni a Statuto speciale”. Quello che si è recentemente ottenuto, nonostante la proposta del Pd all’Ars fosse del 50%, di fare approvare una legge che, in riferimento proprio alla nomina e alla revoca degli assessori, garantisce che il Presidente di Regione nomina i componenti della giunta “assicurando che ogni genere sia rappresentato in misura non inferiore a un terzo”… Peccato, però, che quest’obbligo entrerà in vigore solamente dalla prossima legislatura, legittimando dunque (almeno sul piano delle regole) la scelta del presidente Musumeci. “Nel 2013, la Sicilia è stata pioniera della rappresentanza di genere in politica. Si approvò infatti, quando nel resto d’Italia la discussione era ancora agli inizi, l’obbligo della doppia preferenza uomo-donna per la legge elettorale per i comuni siciliani, solo dopo una battaglia estenuante, condotta dentro l’Ars dal Pd e sostenuta fuori dalle istituzioni dalle associazioni femminili con in testa Emily Palermo. Nel corso degli anni, però, hanno tentato di sabotare questa legge attraverso emendamenti che spuntavano ovunque, persino nelle leggi di Bilancio. Non abbiamo mai potuto abbassare la guardia. Negli ultimi anni, in Sicilia, non ci sono stati gli equilibri politici per fare approvare la doppia preferenza di genere anche nella legge elettorale per l’Assemblea regionale. E ancora non ci sono. Lo dimostra questa ostinazione a tenere ai margini delle cariche politiche le donne che senza apposite norme di riequilibrio di genere vengono sistematicamente escluse o elette in percentuali risibili” continua Gentile.

L'assessore Fuguccia rincara la dose dopo la frase giudicata sessista

La partita, almeno per quanto riguarda la nuova composizione della Regione Sicilia, sembra essersi conclusa. Quello che invece è solo all’inizio sono le iniziative nate per portare al centro della discussione nazionale un problema che è nato localmente, ma che riflette un’inclinazione nella gestione del potere che prescinde i confini geografici. La notte di Capodanno è nata la campagna #inmezzoalleorecchie, un hashtag provocatorio creato dopo la discutibile dichiarazione del consigliere leghista Vincenzo Figuccia: “Ciò che conta non è quello che gli assessori hanno in mezzo alle gambe, ma ciò che hanno in mezzo alle orecchie”. Una frase che ha creato indignazione e sconcerto, innescando un botta e risposta tra le donne dell’opposizione (e anche della maggioranza, dietro le quinte) e Figuccia, che ha rintuzzato: “È una polemichetta da radical chic di una sinistra che spesso utilizza le donne come elemento decorativo”.

Le iniziative delle donne siciliane

Così, su Change.org la Cgil Sicilia ha lanciato una petizione per chiedere l’intervento del presidente della Repubblica e della ministra delle Pari opportunità affinché si ponga fine a questa discriminazione. Noi Rete Donne, invece, sta spingendo attraverso una lettera affinché intervenga il Ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia per affermare l’equilibrio di genere nelle istituzioni siciliane. “Sappiamo bene che la Sicilia è una regione a statuto speciale, ma sappiamo anche che qualunque istituzione ha l’obbligo di attenersi alla Costituzione. E l’articolo 51 dichiara che tutti i cittadini, di qualunque sesso, abbiano il diritto di accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza e che la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini” conclude Milena Gentile, che promette che la battaglia è solo all'inizio.