Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato le misure da adottare a partire dal 4 maggio, giorno in cui partirà la Fase 2. Il decreto prevede la riapertura di numerose nuove attività, prime tra tutte quelle che appartengono al settore manifatturiero, edile e del commercio all'ingrosso, mentre per quanto riguarda parrucchieri e centri estetici bisognerà aspettare ancora più di un mese. "Il 1 giugno è la data per cui vorremmo riaprire le attività dei bar, delle ristorazioni, parrucchieri, centri estetici, barbieri e centri massaggi", ha dichiarato il premier durante la conferenza stampa. Sono state deluse, dunque, le aspettative di tutti quelli che credevano di poter tornare a tagliare i capelli o a fare la ceretta a partire dalla prossima settimana: stando alle previsioni, i saloni di bellezza potrebbero tornare a lavorare a pieno ritmo solo dal prossimo 1 giugno. Il motivo di questa scelta drastica? Preservare la salute dei cittadini e ridurre il rischio contagio da Coronavirus, visto che si tratta di due attività che non garantiscono la distanza di sicurezza di un metro tra clienti e personale.

Quando riaprono i parrucchieri e le regole da seguire

Se durante la Fase 2 il numero di contagi da Coronavirus continuerà a scendere, a partire dall'1 giugno i parrucchieri potrebbero riaprire ma naturalmente non funzioneranno più come fino a qualche mese fa. Le attività saranno costrette ad attuare delle misure di santificazione e di distanziamento ben precise per evitare di mettere a rischio la salute di clienti e dipendenti: ecco quali saranno le regole che con ogni probabilità si dovranno seguire.

Rispettare le distanze di sicurezza tra una poltrona e l'altra

L'attività dei parrucchieri dovrà adeguarsi alle misure precauzionali in fatto di distanze di sicurezza. Se da un lato è impossibile garantire la distanza di un metro tra cliente e dipendente, è necessario distanziare le diverse postazioni, che dovranno essere ad almeno due metri l'una dall'altra. Non sono esclusi i saloni di piccole dimensioni, che potranno compensare questa limitazione con un allungamento del periodo di lavoro.

Ingressi solo su appuntamento

Per evitare che si creino assembramenti nelle sale d'attesa o fuori i saloni, con ogni probabilità alla loro riapertura i clienti dovranno fissare degli appuntamenti. In questo modo, si programmeranno gli incontri e verrà garantita la salute dei dipendenti e dei clienti.

Indossare mascherine e guanti

Sia il personale che i clienti saranno obbligati a utilizzare i dispositivi di sicurezza, ovvero le mascherine e i guanti. Ai dipendenti dei saloni saranno richiesti anche camici e calzari, oltre che l'igienizzazione di spazzole, pettini e forbici dopo ogni utilizzo. All'interno di ogni negozio ci dovrà essere inoltre anche un distributore di gel igienizzante messo a disposizione di tutti i presenti.

Igienizzazione delle postazioni

È probabile che verranno attuate anche molte altre precauzioni come la sterilizzazione delle postazioni e dei vestiti ma per il momento bisogna attendere le prossime indicazioni governative per capire quali saranno le misure davvero attuabili. Per i gestori dei saloni di bellezza le spese probabilmente aumenteranno ma la cosa non dovrebbe avere ripercussioni sui prezzi offerti ai clienti.

Quando riaprono i centri estetici e le regole da seguire

Stando a quanto dichiarato da Giuseppe Conte durante la conferenza stampa del 26 aprile, anche i centri estetici dovrebbero riaprire il prossimo 1 giugno, a patto che si rispettino delle precise precauzioni per non mettere a rischio la salute di clienti e dipendenti. Così come per i parrucchieri, anche il settore estetico subirà dei cambiamenti: ecco le misure di sicurezza che si dovranno adottare.

Utilizzare guanti, mascherine e sterilizzatori

Alla riapertura dei centri estetici sarà fondamentale usare gli appositi dispositivi di sicurezza, ovvero guanti e mascherine, visto che non si possono garantire le distanze di sicurezza tra cliente ed estetista. All'interno dei saloni, inoltre, ci dovranno essere dei dispenser di gel igienizzante, oltre che gli sterilizzatori per gli strumenti utilizzati, dalle pinzette da sopracciglia alle spatole per la ceretta, fino ad arrivare alle lime per le unghie.

Visite solo per appuntamento

Da sempre gli estetisti sono abituati a ricevere clienti solo su appuntamento ma alla riapertura dopo il lockdown questa regola dovrà essere seguire in modo ancora più ferreo. L'obiettivo è evitare che le sale d'attesa si affollino, dando vita a pericolosi assembramenti. Così facendo, si riusciranno a gestire meglio i flussi in entrata e in uscita.

Cerette monodose

Fare la ceretta, soprattutto in zone che non possono essere coperte con la mascherina come il baffetto, sarà sicuramente una delle operazioni più a rischio, e si dovranno dunque adottare delle nuove misure di sicurezza per evitare la contaminazione. Il barattolo di cera, ad esempio, dovrà essere diviso in monodosi, così da non usare sempre lo stesso prodotto per i diversi clienti.

La rivolta sui social

La riapertura di parrucchieri è centri estetici è stata rimandata all'1 giugno e sui social è nata una vera e propria "rivolta". Poco dopo la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, infatti, sul web sono comparsi meme e foto ironiche che hanno documentato la situazione tra ironia e disperazione. “I parrucchieri che vogliono riaprire il 1° giugno ma è lunedì allora il 2 ma è festa: è una tragedia nella tragedia”, "Solo un maschio poteva annunciare la riapertura dei parrucchieri il primo giugno. Cioè un lunedì", "Ma Conte il calendario l'ha visto???", sono solo alcune delle cose che si leggono su Twitter, mentre su Instagram non sono mancati fotomontaggi divertenti che mostrano gli uomini capelloni e barbuti, le donne con una depilazione non troppo curata. Al di là dell'ironia, i saloni di bellezza non hanno accettato con positività il provvedimento governativo, convinti del fatto che li porterà al fallimento. Cosa chiedono? Che parrucchieri e centri estetici delle diverse regioni non vengano trattati allo stesso modo ma che si valutino delle date di apertura differenti a seconda del numero di contagi.