La lunga battaglia per la parità di genere nel linguaggio investe adesso il mondo dell'Architettura. Le nostre orecchie sono abituate al termine architetto. Ma che dire del corrispettivo femminile, grammaticalmente del tutto corretto seppur poco usato, architetta? Le professioni sono un settore dove la discussione maschile-femminile è ultimamente quanto mai aperta. Certamente le donne adesso hanno accesso a tutta una serie di mestieri che un tempo erano loro preclusi, più per concezioni sociali e culturali che per altro. L'antico retaggio però è sopravvissuto e non viaggia di pari passo con le rivoluzioni in termini di parità di genere. Ecco perché ancora si fa fatica a introdurre nel quotidiano voci come architetta. Suona male? È sufficiente il generico maschile? O è ora di sdoganare questo e altri vocaboli nella loro declinazione femminile? Ciascuno ha la sua posizione, ma certamente l'Ordine degli Architetti pare stia gradualmente modificando le sue leggi al riguardo. In Sardegna adesso le donne potranno avere sul timbro il proprio titolo professionale declinato al femminile.

Farsi chiamare architetta adesso si può

Con tutta probabilità l'anno prossimo sul prestigioso dizionario tedesco Duden si troveranno, separatamente, i termini architetto e architetta. La redazione, infatti, ha deciso di aggiungere a ben 12 mila voci maschili il loro corrispettivo femminile e ciò riguarda soprattutto i mestieri. Anche in Italia il dibattito sul maschile e il femminile delle professioni è aperto. La declinazione femminile in alcuni casi appare "strana" o anche inutile, avendo a disposizione un generico, quello stesso generico che il Duden ha invece deciso di abolire. Ciascuno ha la sua posizione in merito: non tutte le donne si sentono effettivamente rappresentate da una parola declinata al maschile che ritengono poco inclusiva, altre pensano che la differenziazione invece vada ulteriormente a marcare quella differenza di genere che si vorrebbe smorzare. Fatto sta adesso anche in Sardegna le donne che scelgono la professione di architetto potranno scegliere di farsi chiamare architetta e mettere questa dicitura sul proprio timbro.

Il linguaggio di genere per la parità

La decisione dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della città metropolitana di Cagliari e Sud Sardegna ha preso una decisione. Tutto è partito da una richiesta di una sua iscritta, che è stata accolta all'unanimità. La battaglia sul linguaggio di genere ha portato all’approvazione del timbro con la declinazione femminile del titolo professionale. Non è un obbligo, ma chi vorrà potrà fare richiesta all'Ordine. Quello sardo non è il solo ad aver adottato questa misura inclusiva. Nel 2017 aveva fatto da apripista l’Ordine di Bergamo, seguito da quelli di Roma,Torino, Milano, Modena, Treviso. E c'è da aspettarsi che tanti altri continueranno su questa strada.