Non è un caso se in televisione passano così tante pubblicità che sponsorizzano integratori a base di melatonina e camomilla che promettono delle lunghe e riposanti dormite. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Sleep Medicine, nei primi 5 mesi del 2020 la parola insomnia è stata cercata 2,77 milioni di volte su Google, il 58% in più rispetto agli stessi mesi del 2019. Nell'ultimo anno, con il lockdown, l'alterazione di ritmi abituali e l'ansia per il Covid, non è cambiata soltanto la nostra quotidianità ma anche il nostro modo di dormire. E sono moltissime le persone che in questo periodo accusano disturbi del sonno. "Bisogna distinguere l'insonnia primaria da quella secondaria– ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Cristina Selvi, psichiatraNel primo caso ci sono dei problemi legati al sonno. Nel secondo caso è invece legata a un disturbo di ansia o depressione e in questi casi uno psichiatra è in grado di riconoscerla".

Ansia: la colpevole dell'insonnia

L'ansia, soprattutto se cronica, va a braccetto con l'insonnia. "Questo accade soprattutto quando è grande e invasiva. E in questo periodo non è strano soffrirne". Il lavoro, per chi ce l'ha, è sempre più serrato, lo smart working ha privato i lavoratori del contatto tra colleghi, ha annullato la differenza tra tempo per il lavoro e il riposo. E poi ci sono le preoccupazioni economiche, l'incertezza, il non riuscire a fare programmi per il futuro a mettere un ulteriore carico sul nostro stato d'animo. "Anche l'eccesso di informazioni con cui ci troviamo a confrontarci ci può procurare disorientamento e diventare un ulteriore motivo di stress". Per tutti questi motivi il primo passo per migliorare non solo il nostro sonno ma in generale la nostra vita, consiste in una vera e propria presa di coscienza. "Bisogna prendere consapevolezza dello stress a cui siamo sottoposti. Lo vedo anche tra i miei pazienti: in tanti tirano avanti facendo finta di niente per poi accorgersi quando è troppo tardi che il limite è stato ampiamente superato".

Le cattive abitudini

Oltre lo stress tra le cause dell'insonnia ci sono anche le cattive abitudini: dall'uso degli smartphone a letto alla poca attività fisica: "Muoversi poco, essere sedentari – avverte la psichiatra – Non fa sicuramente bene al nostro sonno. Così come addormentarsi sul divano subito dopo cena: un'abitudine pessima per chi ha difficoltà a dormire". Ma anche l'alimentazione ha un suo peso sul sonno: "A cena è bene mangiare leggero e soprattutto lentamente. Una piccola quota di carboidrati può favorire il sonno. Attenzione invece agli alcolici: da evitare se abbiamo problemi a dormire".

Quali sono gli effetti dell'insonnia

Irritabilità e stanchezza sono i primi effetti negativi dell'insonnia: "Se il disturbo è continuativo e dura una o due settimane, gli effetti collaterali non tarderanno ad arrivare. Oltre la stanchezza naturale, ci sarà anche una perdita di concentrazione e di attenzione". Se l'insonnia è causata dall'ansia potrebbero anche manifestarsi altri sintomi come la depressione e gli attacchi di panico. "In questi casi vuol dire che l'ansia è diventata a tutti gli effetti una patologia e che sta manifestando tutti i suoi sintomi. Per questo è importante intervenire in maniera adeguata".

Come migliorare il sonno

Il primo passo da fare, sarà scontato ripeterlo ma è la soluzione più valida, è adottare uno stile di vita più sano. "Prendere consapevolezza dello stress a cui siamo sottoposti è indispensabile per poter migliorare il nostro sonno e in generale la nostra quotidianità". Poi ci sono delle regole pratiche da seguire, come fare attenzione alla temperatura della camera da letto (mai troppo alta), spegnere le luci led e evitare gli smartphone. "Se facciamo tanta fatica a dormire intanto iniziamo a parlarne con il medico di base, per capre se c'è un'insonnia primaria o secondaria per poi stabilire il percorso da fare".

Integratori e rimedi naturali: sì o no?

Il rimedio facile sembra a portata di mano. In farmacia le vetrine espongono integratori a base di melatonina e camomilla che sembrano la soluzione definitiva all'insonnia. Ma funzionano davvero? "Sicuramente alcune erbe come la valeriana, la passiflora e la camomilla vanno bene – spiega la psichiatra – hanno un blando effetto rilassante e poi c'è anche una sorta di effetto placebo, perché le persone che li assumono sentono di stare facendo qualcosa di utile per sé stesse. Possono andar bene per una o due settimane, ma non possono diventare la regola". Molta attenzione invece per la melatonina. "Stiamo ben attenti a quella che acquistiamo, soprattutto online: in Italia infatti non si possono vendere integratori con una quantità superiore a 1mg di melatonina. Su internet invece si trova anche con dosaggi più alti. La melatonina però può essere depressogena, e peggiorare la situazione delle persone che hanno problemi di insonnia causati da una forma (anche lieve) di depressione".

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