La povertà è una donna di quarant’anni con due figli. Il rapporto della Caritas del 2020 l’ha annunciato, ha disegnato il perfetto identikit del soggetto che più di tutti paga la crisi, acuita da una pandemia che ha accelerato processi già in atto. Che le donne portassero sulle spalle il peso della famiglia, della casa, delle proprie ambizioni e delle aspettative sociali è cosa nota, che il Covid potesse rendere così palese questo precario equilibrio invece, ce l’aspettavamo tutti un po’ meno.

La donna paga la crisi e rinuncia a se stessa

Lo smartworking, la didattica a distanza, il congedo parentale: la politica ha tentato di mettere una pezza a un’emorragia che fa fatica a fermarsi. A darci la fotografia di quanto sta accadendo è Carolina Casolo, di Sportello Mamme, che a Fanpage.it ha spiegato l’impatto del Covid e dei relativi Dpcm che da marzo si sono susseguiti:

La crisi la stanno pagando interamente le donne, le madri. Sono loro che, nonostante il Governo abbia tentato di mettere in piedi qualche forma di sostegno al lavoro, non riescono a tenere tutto da sole. Sono costrette a scegliere tra famiglia e lavoro, ancora una volta.

Già, perché in questi mesi, dall’inizio della pandemia, sono state varate delle nuove formule che potessero coniugare la didattica dei figli non più in presenza a scuola, al lavoro dipendente che invece obbliga le donne ad andare in ufficio. I dati dell’Inps ci aiutano a capire già il fenomeno: delle 342 richieste di congedo, l’80 per cento e stato avanzato dalle donne. Questo a dimostrazione del fatto che nella vita privata, in ambito familiare, siamo ancora ben lontani dall’equa divisione di compiti e responsabilità. Secondo Caterina Casolo poi, il congedo parentale così com’è concepito è insufficiente.

Secondo quanto annunciato dal Governo, nel nuovo Dpcm varato due giorni fa il congedo parentale dovrebbe essere pagato al 50 per cento, ma questa novità non è stata ancora inserita nel testo. Nella prima ondata del Coronavirus abbiamo visto che questo strumento è stato molto richiesto, non senza problemi. Ci preoccupa molto, invece, che non sia stato reintrodotto il Bonus babysitter, uno strumento e un aiuto fondamentale per poter sostenere una madre lavoratrice.

Il congedo parentale non basta

I problemi, non è una novità, sono legati alla sfera burocratica. Secondo quanto promesso inizialmente, l’Inps avrebbe dovuto convertire d’ufficio il congedo parentale senza il controllo interno da parte delle aziende, ma così non è stato, generando caos e ritardi. In un infinito rimpallo di responsabilità che ha generato incertezza e frustrazione. Il congedo parentale poi, così com’è concepito durante il lockdown e confermato l’altro ieri, garantisce un indenizzo del 30 per cento della retribuzione in caso di assenza dal posto di lavoro, con la possibilità di estenderlo al 50 per cento per trenta giorni. Una misura che vale un solo mese, per una madre con figli in casa con la dad, è una pezza che non colma affatto il buco.

Il congedo parentale, che pure è stato super richiesto, non è bastato. Abbiamo assistito, in tutto il Paese, a una mole incredibile di dimissioni da parte di donne che non potevano più barcamenarsi tra casa e lavoro. Hanno dovuto rinunciare, sono state costrette a rinunciare.

Migliaia di donne che hanno dovuto dire addio al proprio contratto, perché nessun congedo parentale può garantire una tranquillità, soprattutto quando, magari, l’altro coniuge è in cassa integrazione (che non arriva). La gravità della situazione si percepisce quando Carolina racconta che Sportello Mamme, durante la prima ondata Covid, ha distribuito ben 100 buoni per la spesa a 100 famiglie. Non era mai successo prima d'ora. Impoverimento, rinuncia al proprio lavoro, gestione dei figli e della casa: la crisi da Covid continua ad essere sulle spalle delle donne.