Sull'allattamento tutti hanno un'opinione. E ogni volta che una neomamma inizia ad allattare il proprio bambino, c'è sempre qualcuno che ha da dire la propria. C'è chi sostiene che bisognerebbe regolare le ore delle poppate, altri che bere birra aumenti la montata lattea, poi c'è chi dice che allattare dopo i 2 anni possa provocare dei traumi psicologici nel bambino. Non ci sono dubbi sul fatto che il latte materno sia il miglior alimento per il neonato. "È in grado di fornire molti nutrienti e tutte le sostanze bioattive necessarie nella prima fase della vita. Favorisce il corretto sviluppo del bambino e lo protegge da numerose patologie" ha spiegato a Fanpage.it la professoressa Annamaria Staiano, pediatra, docente dell'Università Federico II e vice presidentessa della Società Italiana di Pediatria.

I benefici dell'allattamento per mamma e neonato

I benefici dell’allattamento materno per il bambino sono molteplici. "Ad esempio, riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti, protegge dalle infezioni respiratorie, riduce il rischio di sviluppare allergie e migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio – chiarisce la professoressa – Inoltre, il microbioma intestinale favorevole, che deriva dall'allattamento al seno, protegge il bambino dai batteri patogeni ed è stato anche associato a una riduzione a lungo termine di asma e obesità". Ma l'allattamento ha degli effetti molto positivi anche sulle neomamme, sia sul breve che sul lungo periodo. "Nell’immediato post-partum aiuta la madre a perdere più rapidamente il peso accumulato durante la gravidanza. Nel lungo periodo è in grado di ridurre il rischio di sviluppare tumore al seno e all’ovaio, osteoporosi, ipertensione e diabete".

Latte in formula

Può accadere che a causa di un compromesso avvio alla lattazione sia necessario ricorrere al latte in formula, con una certa e comprensibile apprensione da parte delle mamme. "Le mamme possono essere tranquille: la composizione dei latti in formula per neonati risponde a specifici standard normativi, e a criteri di composizione estremamente stringenti, per garantire ad ogni bambino il massimo livello di sicurezza e adeguatezza nutrizionale". 

Per quanto tempo è giusto allattare

C'è chi dopo pochi mesi sente la fatica dell'allattamento e decide di interromperlo e chi invece sceglie un allattamento di lunga durata e di proseguire anche quando il bambino ha superato i due anni. "L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al seno esclusivo fino al sesto mese di vita. Le stesse indicazioni dell’OMS, recepite anche dal nostro Ministero della Salute, suggeriscono che l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino". C'è chi sostiene però che l'allattamento prolungato possa provocare dei traumi nel bambino, una visione non suffragata da alcuna tesi scientifica. "Questo è un argomento molto dibattuto. Ma come già detto l’OMS suggerisce di continuare l’allattamento al seno nei primi due anni di vita, e anche oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino. Generalmente il distacco tra madre e bambino non dovrebbe avvenire in modo forzato, ma si dovrebbe assecondare il naturale sviluppo del bambino".

Allattamento a richiesta

Potrà risultare meno agevole e più stressante, ma la modalità di allattamento consigliata è quella a richiesta. "Fin dalla nascita i neonati hanno bisogno di un allattamento al seno a richiesta, ovvero di avere la possibilità di attaccarsi al seno ogni qualvolta lo desiderino". Riconoscere i segnali della fame può non essere così facile."La madre andrebbe istruita a riconoscere sia i segnali espliciti sia quelli precoci come il “riflesso di ricerca”, cioè quando il neonato apre gli occhi e gira la testa in cerca della mamma, sia quelli tardivi, come il pianto". In questo modo sin dai primi giorni il neonato sarà facilitato nell’attacco al seno e in più sarà anche maggiormente stimolata la produzione di latte. "A tal proposito, risultano fondamentali anche le poppate notturne, per non far calare i valori di prolattina, l'ormone che stimola la produzione del latte materno dopo il parto. La madre, quindi, va incoraggiata ad allattare a richiesta il bambino, senza limiti di numero e durata delle poppate".

Vietate acqua e tisane

Quando arrivano le colichette nel neonato c'è sempre qualche parente che consiglia la preparazione di camomille o tisane al finocchio. Niente di più sbagliato, sostiene la professoressa Staiano. "Su questo punto le linee guida della Società italiana di Pediatria sono chiare: il bambino fino ai 6 mesi, non deve assumere liquidi diversi dal latte, materno o in formula. Quindi né acqua, né tisane, che possono alterare il senso di sazietà del bambino e ridurre l’introito calorico, con pericolose ripercussioni sullo stato nutrizionale".

Come stimolare la produzione di latte materno

Non esiste una dieta ad hoc per stimolare la produzione di latte, l'unica accortezza riguarda i liquidi (almeno 3 litri di acqua al giorno). Il modo migliore per avere latte a sufficienza per il proprio bambino è uno solo: il contatto corpo a corpo madre bambino immediatamente dopo il parto. "Le attuali raccomandazioni per favorire l’allattamento suggeriscono di mettere i neonati in contatto con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora, facendo in modo che si instauri il contatto “pelle a pelle”, questo per facilitare il legame madre-bambino e creare le condizioni affinché la prima poppata al seno avvenga nelle prime ore di vita del bambino". Altrettanto importante è il rooming-in nel corso delle prime giornate di vita in ospedale. "Serve a garantire l’allattamento a richiesta, che rappresenta il principale stimolo per la lattazione". 

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
i