È Greta Thunberg la persona dell’anno secondo la rivista Time, che dal 1927, ogni dicembre, dedica la copertina alla personalità che ha saputo fare la differenza negli ultimi dodici mesi. Greta ha sbaragliato la concorrenza, da quella oggettivamente più facile di Donald Trump, fino a quella più ostica di Nancy Pelosi, la speaker democratica responsabile della richiesta di impeachment nei confronti del presidente Usa. La notizia è storica non solo per il fatto che la Thunberg sia la più giovane mai comparsa sulla copertina del Time, ma anche perché è la prova di quanto possa essere rivoluzionaria la determinazione di una donna.

La diversità come “super potere”

Greta ha sedici anni e non ha mai nascosto di soffrire della sindrome di Asperger, anzi, nella sua biografia su Twitter è la prima caratteristica con cui si descrive. “Ho la sindrome di Asperger e questo vuol dire che spesso sono diversa dalla norma. E, in alcune circostanze favorevoli, essere diversi è un super potere” ha scritto sui social dopo che alcuni haters avevano tirato in ballo la malattia. Ed è proprio un super potere quello che ha reso Greta il personaggio del 2019: il super potere di essere solamente una ragazza con grandi obiettivi, forse più grandi di lei, che ha inchiodato il mondo intero alle proprie responsabilità.

Nel grido di Greta il grido di un'intera generazione

Era il 20 agosto del 2018 quando fuori dal Parlamento svedese, durante le elezioni, ogni venerdì questa ragazza con le trecce invece di andare a scuola si sedeva da sola con un cartello in mano che recitava “Sciopero per il clima”. È passato poco più di un anno e questa rivoluzione partita da Stoccolma ha investito l’intero pianeta con una partecipazione di giovani che non ha precedenti. Greta e la sua determinazione sono arrivate davanti ai potenti della Terra, ai microfoni dell’Onu, e lì, questa sedicenne minuta ha gridato al limite della commozione, ha puntato il dito contro gli adulti pronunciando la famosa domanda “How dare you?” – “Come osate?”. In quella domanda c’è il grido di un’intera generazione che vede il proprio futuro in costante pericolo, quella dei millennial che non vengono mai presi sul serio e le cui idee e rivendicazioni vengono derise e minimizzate. Ma quel grido è anche quello di una giovane donna che sulla stampa spesso non ha avuto nessun elogio, ma anzi. Basta pensare alla cronaca italiana, ai “Gretina” scritti a caratteri cubitali sulle prime pagine di quotidiani nazionali. A come la lotta della Thunberg per il clima sia stata spesso soppiantata da commenti infelici sulla sua presunta bruttezza. Perché certamente Greta non incarna i canoni estetici che la società da decenni ci impone.

Il potere di fare la differenza

Lei vive la sua adolescenza portando le trecce, indossando vestiti sportivi, senza un filo di trucco; utilizza i social network per raccontare i suoi Friday for future e gli incontri con chi condivide le sue lotte. Lo fa mentre Instagram è pieno di influencer, di racconti privati o di tutorial su trucco e parrucco. Sia chiaro, quest’ultimi hanno tutta la loro dignità e diritto di esistenza sui social, ma non ci siamo spinti un po’ troppo in là con Greta Thunberg? Se accettiamo di buon grado la vacuità di alcuni contenuti social, perché ci siamo ritrovati con la bava alla bocca davanti alla lotta per il pianeta di Greta? Non saremo tutti un po’ spaventati dalla capacità di questa giovane ragazza nel renderci più fallibili, meno lungimiranti? Per tutto questo la copertina del Time ha un significato portentoso: perché i cosiddetti grandi, finalmente, hanno fatto un passo indietro e hanno riconosciuto alla generazione di oggi, a Greta, il potere di fare la differenza in un mondo che ancora non è dalla loro parte.