In questo momento, in Italia, una persona su quattro con una diagnosi di cancro, è tornata ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale. Sono i numeri dell'AIRTUM, Associazione Italiana Registro Tumori, che fanno ben sperare. "Tre milioni e seicentomila persone ad oggi sono vive dopo un cancro" lo ha dichiarato a Fanpage.it il dottor Giordano Beretta, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, intervistato in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si tiene dal 2000 ogni anno il 4 febbraio. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di cancro è pari al 53% per gli uomini e al 64% per le donne. "Ovviamente non vale per tutti i tumori, in alcuni casi purtroppo è più bassa, in altri invece la sopravvivenza arriva addirittura al 90%, come nel caso del cancro alla mammella". 

Cancro e Covid

Purtroppo però la pandemia ha avuto delle importanti ricadute anche sulle diagnosi di tumore: "Non sappiamo ancora cosa succederà e il conto che ci presenterà il Coronavirus. Ma i dati preliminari per ora ci dicono che alcuni interventi sono stati rinviati e che alcuni screening sono stati sospesi". E anche se fare un pronostico su quanto il ritardo impatterà sulla sopravvivenza è ancora prematuro, le conseguenze non dovrebbero essere così imponenti:  "Sostanzialmente vedremo che alcune malattie saranno diagnosticate a uno stadio più avanzato – spiega il dottor Beretta – Ma questo non necessariamente andrà a incidere negativamente sulle possibilità di cura e sulla sopravvivenza". L'intero sistema sanitario è stato messo a dura prova, ma ad oggi si è di nuovo equilibrato: "Ora i percorsi separati tra pazienti Covid e non, sono ben gestiti, però è vero anche che gli screening non sono ripartiti dappertutto".

Le nuove cure

Uno dei motivi per cui i numeri registrano dei significativi miglioramenti anno dopo anno, sta sicuramente nei passi avanti fatti nelle cure: "Le terapie sono sempre più personalizzate, abbiamo a disposizione farmaci in grado di agire su mutazioni specifiche e su sottogruppi di pazienti, e poi stiamo migliorando con l'immunoterapia, che è disponibile per sempre più patologie. Stiamo capendo come scegliere i pazienti che possono essere sottoposti a questo tipo di cura, i cui benefici sono importantissimi". Ma la ricerca sta muovendo i suoi passi anche nella messa a punto di alcuni speciali test in grado di fornire informazioni circa il rischio di recidiva e la terapia da scegliere: "Si tratta dei test genomici, grazi ai quali possiamo capire se la chemioterapia sia utile o meno e quali probabilità ci sono di andare incontro a recidive".

Parola d'ordine: prevenzione

La medicina però ha fatto passi importanti non solo nella direzione della cura, ma anche della prevenzione. Per questo motivo eseguire periodicamente gli screening è fondamentale. "Per le donne i due screening più efficaci sono quello per la cervice uterina (che speriamo di superare con la vaccinazione per l'hpv) e quello alla mammella. Ed è di grande importanza anche quello che si fa per il colon attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci". Quando si parla di screening si tratta di prevenzione secondaria. Ancora più utile è però quella primaria: "Stile di vita sano, niente fumo, alimentazione corretta che ci consenta di mantenere il normopeso e attività fisica ci forniscono una protezione importantissima contro l'insorgenza del cancro e anche di recidive".

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