L'eritritolo è un dolcificante di cui si sta sentendo parlare sempre più spesso ultimamente. Un'alternativa allo zucchero, in grado di non apportare nessuna ulteriore caloria quando viene aggiunto a bevande e preparazioni. Ma davvero siamo in presenza di un prodotto che sarà in grado di rivoluzionare le nostre abitudini culinarie? "L'eritritolo è un polialcolo chiarisce il dottor Dario Vista, nutrizionista e tecnologo alimentareHa la stessa struttura chimica dell'alcol ed è in grado di conferire ai recettori della lingua un sapore dolce, per questo viene definito come un dolcificante non glucidico. La forza dell'eritritolo, come anche quella dell'aspartame o di altri polialcoli, è quella di avere un apporto calorico pari a zero. E per questo viene commercializzato come alternativa dietetica".

Il potere dolcificante dell'eritritolo

L'eritritolo è in grado quindi di legarsi alle papille gustative responsabili del sapore dolce. "Questo tipo di  sostanze, eritritolo, aspartame, saccarina e xilitolo, hanno un potere dolcificante che va dalle 10 fino alle 600 volte più dello zucchero". Ma non sono del tutto esenti da retrogusto: "Per quanto possa sembrare una contraddizione in termini, l'eritritolo ha un retrogusto amaro, dopo il primo sentore di dolce, arriva la nota amara. Altri invece hanno delle note fruttate. Chi beve con una certa frequenza alcune bibite, quando proverà le loro varianti sugar-free si accorgerà della differenza. Per molti la nota amara è sicuramente impercettibile".

Eritritolo: i pro

Per tutte le persone che non possono permettere di inserire un grammo di zucchero nella loro dieta, pensiamo ai diabetici, sostanze come l'eritritolo o l'aspartame, possono consentire loro di non rinunciare per sempre ai sapori dolci: "Questo tipo di edulcoranti infatti è prevalentemente utilizzato dai diabetici – spiega Vista – perché non intacca in alcun modo la glicemia". Un'altra caratteristica positiva riguarda la salute dei denti: "Lo zucchero, lo sappiamo, è responsabile delle carie dentali perché favorisce la proliferazione batterica. L'eritritolo invece non incide in alcun modo su questi processi. Non è un caso infatti se insieme allo xilitolo, sia spesso utilizzato dall'industria per la preparazione di gomme e dentifrici" 

Eritritolo: i contro

Ma per chi invece è sempre a dieta o alla ricerca di metodi per ridurre le calorie, non è detto che si tratti di un'alternativa valida. "Molti sportivi o molte persone che cercano di perdere qualche chilo di troppo, decidono di utilizzare questo edulcorante nel loro regime alimentare. Ma ci sono almeno due aspetti negativi: il primo è che un abuso di queste molecole rischia di creare nell'organismo un'insulinoresistenza. Il nostro organismo riconosce il sapore dolce ma non essendoci glucosio, si abitua a non produrre insulina per la sua metabolizzazione. Nel momento in cui reintroduciamo degli zuccheri normali, il nostro corpo potrebbe non accorgersi che si tratta di vero zucchero e continuare a non produrre insulina, provocando dunque un'insulinoresistenza". Il secondo aspetto negativo riguarda invece il nostro microbiota: "Un abuso dei polialcoli può creare una disbiosi, un'alterazione della flora intestinale. E sappiamo bene oggi quanto il benessere del microbiota sia indispensabile per il benessere dell'intero organismo. Le conseguenze possono essere di vario genere. Una tra tante è la possibilità che la flora batterica anziché mettere in atto dei processi digestivi, dia vita a dei processi fermentativi, provocando un perenne stato di gonfiore addominale". 

Come abituarsi a sapori meno dolci

Zero calorie quindi non sempre è sinonimo di maggior salubrità di un prodotto. "Consideriamo anche un altro aspetto negativo: l'abuso di dolcificanti non glucidici può avere degli effetti lassativi". E poi si tratta pur sempre di dolcificanti chimici: "Tranne la stevia, un polialcolo naturale, tutti gli altri edulcoranti, eritritolo compreso, sono frutto di processi chimici. L'eritritolo si trova anche in natura, ma estrarlo è costosissimo. Quello che viene aggiunto è sempre di origine chimica". Con questo non si intende demonizzarli: "Per anni i dolcificanti sono stati accusati di cancerogenicità, ma si tratta di un concetto superato. Ci sono le linee guida dell'EFSA che disciplinano le dosi massime giornaliere consigliate da assumere, che corrispondono alle classiche bustine che troviamo al bar, oppure alla compressa". Il rischio è che pensando che si tratti di sostanze il cui apporto calorico è pari a zero, se ne faccia un vero e proprio abuso. L'ideale sarebbe imparare ad abituarsi a sapori meno dolci e educare il palato giorno per giorno. "Se utilizziamo dolcificanti, e se facciamo bere ai bambini bibite con l'aggiunta di questo tipo di sostanze, non li abitueremo a fare a meno del dolce. Il mio consiglio è provare a ridurre lentamente le quantità di zuccheri che aggiungiamo nel caffè, nel tè o anche nella preparazione dei dolci fino ad abituare le nostre papille".

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