Non spicca per complessità della trama Emily in Paris, anzi. Si potrebbe riassumere il tutto, fuor di "colpi di scena", come la storia della ragazza americana carina e di talento che per un colpo di fortuna va a lavorare a Parigi coronando il suo sogno. Emily (l'attrice Lily Collins) arriva in Francia senza sapere una parola di francese e combatterà con questa lingua per tutte e dieci le puntate, cominciando con l'inspiegabile presenza del piano terra nelle abitazioni fino al mistero della parola "vagina", immotivatamente associata a un articolo determinativo maschile (le vagin). Ovviamente rimorchia appena mette piede in città e, manco a dirlo, il suo vicino di casa del piano inferiore è un figo. «Mi sento Nicole Kidman in Moulin Rouge» esclama spalancando la finestra della sua piccola e graziosa casa, da cui si gode di una spettacolare vista sulla città. E manterrà questo sguardo sognante per tutti gli episodi.

Una favola in piena regola

Quella di Emily è una favola in piena regola, quindi anche se con qualche difficoltà fa breccia piano piano nel cuore dei colleghi, riesce a far rispettare la propria professionalità e comincia a trovare nuovi amici. Ha tutta l'intenzione di godersi la sua avventura e prendere tutto ciò che Parigi può darle (figo del piano di sotto compreso, anche se non sarà proprio facile). I paesaggi parigini sono senza dubbio un punto a favore, così come l'armadio di Emily, che sfoggia graziosi abiti alla moda non sempre graditi ai colleghi, per esempio la camicia di Alice+Olivia del primo giorno di lavoro. La nuova arrivata americana sicuramente se la cava benissimo con Instagram, però ogni tanto fa un buco nell'acqua in fatto di stile. Le dieci puntate sono un tripudio di cliché: i francesi sono snob, si godono la vita senza dipendere dal lavoro, hanno storie d'amore passionali e travolgenti, si crogiolano nei drammi. Viceversa gli americani pensano solo alla carriera, hanno vite complicate e disordinate, vivono di regole e schemi e per loro tutto volge all'happy ending. Ecco, Emily incarna perfettamente la tensione al finale felice, proprio non comprende perché ai francesi piacciano così tanto gli eroi tormentati, torturati, destinati alla sofferenza un po' come la sua responsabile Sylvie, amante di un uomo sposato.

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Ma ci sarà l'happy ending per Emily?

Non siamo di fronte a Sex and the City e neppure a Il diavolo veste Prada, non è Mad Man e neppure Gossip Girl (che pure viene citato). Emily in Paris è un prodotto godibile per quello che è: una favoletta. Visto con questo sguardo risulta assolutamente piacevole, un intrattenimento leggero e fine a sé stesso senza dubbio penalizzato dai troppi cliché. Non è una narrazione complessa né particolarmente profonda, la stessa protagonista non spicca sotto il profilo filosofico ma in effetti non ne ha la pretesa, pur calibrando la sua parte più superficiale con quella più sofferente a causa della solitudine parigina e del bisogno di affetto sincero intorno a sé. Perché anche se è legata alla carriera subisce in pieno il fascino di Parigi ed è comunque una giovane donna che cerca il batticuore. La formula della commedia romantica è rispettata in pieno, fa sorridere e fa sognare. La parte più vera è quella legata alle difficoltà di stabilire legami in una nuova città: le occasioni di ritrovo sono poche, il lavoro fagocita tutto il tempo, i colleghi non sempre sono ben propensi nei tuoi confronti e fare amicizia non è facile, anche se sei un'americana socievole, carina e instagrammabile. Ovviamente Emily le difficoltà le risolve con incontri casuali che si rivelano puntualmente delle svolte: nella vita reale non succede esattamente così. Ma ci sarà l'happy ending per Emily?

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Chi può guardarlo e chi no

Il finale è aperto, dunque se cercate qualcosa di auto conclusivo questa miniserie non fa per voi: si vocifera già la possibilità di una seconda stagione. E non fa per voi se volete qualcosa a cui appassionarvi o personaggi forti, perché decisamente non è questo il caso: nessuno dei personaggi resta impresso nella mente al termine della visione, neppure la stessa Emily. Forse a salvarsi è il vicino di casa figo, l'attore Lucas Bravo, nuovo idolo delle folle. Non fa per voi, probabilmente, anche se siete francesi, perché il quadro offerto di questo popolo non è dei più esaltanti. È consigliata invece se vi aspetta un fine settimana in casa in solitudine e volete guardare qualcosa di poco impegnativo, da abbandonare anche dopo quattro puntate e che magari vi faccia sognare un po' a occhi aperti.