Una maggiore partecipazione delle donne al settore tecnologico favorirà l'economia e consentirà la loro piena partecipazione alla società”. A parlare chiaro è un report dell’Unione Europea, Women in digital, che fa il punto sull’ennesima grande disparità di genere: quella nel settore dell’high-tech e dell’informatizzazione in generale. Può sembrare strano che si parli di disparità tra uomo e donna nell’accesso alla tecnologia, in un’era in cui siamo connessi praticamente 24 ore su 24. Eppure, se si guarda ai recenti studi della Commissione Europea, scopriamo che chi intraprende la strada degli studi scientifici o ricopre ruoli di primo piano in questo settore sono, di nuovo, nella stragrande maggioranza uomini. 

Le donne sono migliori, ma non ne hanno consapevolezza

La ricerca mostra che nei paesi europei c’è una generale carenza digitale che colpisce l’intera popolazione, compresi i cosiddetti nativi digitali, di qualunque età. Il dato che fa riflettere, però, è che nei ragazzi di meno di 25 anni, tenendo in considerazione un livello avanzato di competenze digitali, le ragazze superano i loro coetanei uomini. Eppure, e questo succede in tutte le fasce d’età, le donne mettono in discussione le proprie capacità fino a minarle, in maniera di gran lunga superiore al sesso opposto. Questo sta a significare che se pur brillino negli studi tecnologici o che alcune ne abbiano una naturale propensione, la maggior parte di loro si considera inadatta al ruolo e preferisce ripiegare su facoltà universitarie o posti di lavoro che ai loro occhi appaiono più consoni.

Le imprenditrici nell’era digitale sono ancora troppo poche

Secondo un monitoraggio europeo delle start-up, solo il 14,8% dei fondatori sono donne. Il Global Entrepreneurship Monitor mostra che l'Europa ha avuto il minor coinvolgimento femminile nell'attività imprenditoriale nella fase iniziale in ogni regione analizzata (6%) e la parità di genere più bassa. Inoltre, le donne europee hanno la metà delle probabilità di essere impegnate in attività nella fase iniziale rispetto agli uomini.

La percentuale di donne imprenditrici all'interno degli Stati membri dell'UE in tutte le attività economiche, mostra grandi disparità con percentuali che vanno dal 19,4% a Malta al 39,5% in Lituania, lo stato membro con il più alto tasso di donne imprenditrici. Nonostante la scarsa percentuale di donne nell'imprenditoria, la ricerca mostra che le startup digitali di proprietà femminile hanno maggiori probabilità di avere successo rispetto a quelle delle loro controparti maschili e che gli investimenti nelle startup di sesso femminile hanno un rendimento del 63% migliore rispetto a quelle esclusivamente maschili. Nonostante questi dati mostrino di quanto le imprese gestite da donne abbiano un grande successo sul lungo periodo, le imprenditrici che intendono avviare la propria società tecnologica si scontrano quotidianamente con la difficoltà di accedere al capitale, uno scenario tradizionalmente dominato dagli uomini. Solo il 7,4% degli investitori che hanno investito in una o più startup sono donne.

Leadership femminile, nell'high tech il divario raddoppia

Il gender gap nelle posizioni di comando è ancora quasi il doppio di quello che si riscontra nel mondo del lavoro in generale. Le donne nei consigli di amministrazione europei sono passate dal 13,9% nel 2011 al 25% nel 2019. La rappresentanza delle donne nelle posizioni di alti dirigenti rivela una tendenza positiva in Europa, ma siamo ancora lontani dal raggiungere obiettivi notevoli verso la parità. Le percentuali di dirigenti donne in società quotate in borsa variano dal 5,4% in Austria al 34,8% in Estonia.

L’Italia, l’analfabetismo tecnologico pesa sulle donne

Le donne italiane, nel panorama europeo, hanno la peggio. Il rapporto Woman in Digital colloca l’Italia al 25° posto su 29, seguita solo da Grecia, Romania e Bulgaria. Il dato è leggermente in crescita nello scorso anno, ma comunque il gap resta piuttosto consistente se si pensa che le utilizzatrici di internet sono il 57 % contro il 66% degli uomini. Tutto questo, è evidente, ancora non basta. Non basta se si pensa che una ragazza non possa sentirsi adatta agli studi tecnologici, se i manager finanziari siano ancora in larga parte uomini, se le startup al femminile siamo una percentuale scarsissima. E se a tutto questo si aggiunge la mancanza dell’informatizzazione di base, si capisce che siamo davanti ad un preoccupante divario che va colmato al più presto con politiche europee d’investimento, in primis, e un cambio di marcia nella gestione politica che non può più essere rinviata.