Ah, la maternità! Per alcune donne una condizione imprescindibile, per altre un destino che non le riguarda, per altre ancora un desiderio che non è riuscito a realizzarsi. Certamente un’avventura difficile, che diventa un esercizio di pazienza in un Paese come il nostro dove tra leggi che cambiano, tutele che mancano, bonus che spariscono, l’essere genitore è da eroi.

Diventare genitori in Italia, quando quel poco che c’è non viene comunicato dalle Istituzioni

Il welfare italiano, si sa, non riesce ad essere al passo coi tempi e con la media europea. Basta pensare alla durata del permesso di maternità obbligatoria nel nostro Paese, cinque mesi, che se paragonato ai 12 della media europea rende bene la situazione. Il Governo attuale ha espresso l’intenzione di allinearsi all’Ue, ma in attesa di questo cambiamento noi restiamo sui dati ufficiali. “La vera novità espressa dall’Esecutivo è l’inserimento della Paternità, ovvero il congedo obbligatorio per in neo papà”, racconta a Fanpage.it Carolina Casolo, una giovane consulente fiscale che nel 2017 ha fondato Sportello Mamme. Questa startup aiuta i neo genitori a districarsi nel ginepraio della burocrazia e a far conoscere quali diritti gli spettano, in ambito lavorativo e di bonus statali.

I contributi esistono anche per le mamme con partite iva, ma poche lo sanno

La prima cosa di cui mi sono accorta è la mancanza di conoscenza. Le donne libere professioniste, partite iva o inoccupate non sanno che anche per loro esistono contributi e bonus su cui contare”. Il primo problema che si riscontra, infatti, è l’assoluta mancanza di comunicazione tra i ministeri preposti e i semplici cittadini, che si trovano davanti a una macchina farraginosa e incomprensibile. Soprattutto si trovano davanti all’Inps, un’istituzione che dal punto di vista dell’aiuto alla maternità sembra lontana anni luce dal presente. “Gli ammortizzatori sociali esistono, ma la mancanza di comunicazione e di preparazione degli enti preposti fanno sì che tutto resti farraginoso e di difficile accesso”, continua Carolina Casolo. Per sopperire a questo è nato Sportello mamme, dove i neo genitori possono rivolgersi per sapere cosa spetta loro, essere aiutati nella compilazione delle pratiche o scegliere di affidare le stesse pratiche al gruppo di lavoro di questa startup che si attesterà tutto l’iter.

Una burocrazia che non funziona

I numeri che abbiamo davanti sono impressionanti: più del 65% delle pratiche di premio nascita, presentate come da norma prima del parto dopo il compimento del settimo mese, non vengono accolte e liquidate per problematiche tecniche legate alla non accettazione dei certificati medici che in realtà sono corretti o per errata individuazione dei documenti anagrafici dei beneficiari della prestazione. Per esempio se una mamma è rumena, e quindi cittadina europea, la pratica viene respinta per mancanza di permesso di soggiorno. Circa il 92% delle pratiche di maternità obbligatoria delle mamme libere professioniste si incaglia per perdita di documenti (come è possibile dato che la trasmissione è telematica?), oppure per errata lavorazione da parte degli operatori. Ma non solo: Carolina Casolo racconta anche altro

“Circa il 28% delle mamme che si rivolgono a SportelloMamme.com subisce richieste di de-mansionamento o de-localizzazione al rientro post-partum, con conseguente problematica che porta alla scelta tra dimettersi e godere della naspi (entro anno di vita del minore) oppure rivolgersi ad un'assistenza legale per poter veder tutelati i propri diritti.”

L’Inps, tra mancata preparazione digitale e troppa burocrazia

Rivolgersi all’Inps, che è naturalmente l’ente preposto per vagliare e far partire le pratiche di assegni e bonus, è una vera avventura. Attese infinite al telefono, impossibilità di prenotare un appuntamento, form online che non vengono evasi correttamente, sono problemi all’ordine del giorno per una neo mamma. E se si è percorsa la via dell’adozione, questi problemi raddoppiano. Come sappiamo, la legge italiana equipara la maternità naturale e quella adottiva per quanto riguarda l’aspetto di congedo dal lavoro, non vi è quindi nessuna differenza nella sospensione dalla propria attività (5 mesi totali), ma accedere a questo diritto diventa un problema se si adotta un bimbo straniero.

L’enorme problema che ci troviamo davanti tutte le volte in caso di adozioni internazionali è che l’Inps non riconosce, nell’avvio delle pratiche, un codice fiscale che non sia italiano. Ma se si adotta un figlio straniero, come può esserne in possesso?”. È il caso di una neo mamma italiana, che per otto mesi si è vista negare il sussidio proprio per questo errore meramente burocratico. Soltanto ora, dopo tutto questo tempo, sembra che l’Inps abbia preso in mano questa pratica e stia tentando di sbloccare il bonus di cui questa mamma ha il pieno diritto di godere. Il panorama è desolante, tra mancata preparazione di chi dovrebbe essere lì per fare il proprio mestiere e le istituzioni che non comunicano correttamente quali siano i diritti dei neo genitori. Questi sono i principali motivi per cui una larga parte di loro molla la prese e si arrende di fronte a una macchina burocratica fuori controllo. Lo stesso motivo per cui nasce Sportello mamme e per cui noi non smetteremo di scriverne.