"In bocca all'uomo la parola femmina suona come un insulto".
Così Simone De Beauvoir scrive nel primo capitolo de "Il secondo sesso", il saggio del 1949 diventato subito testo imprescindibile del movimento femminista. Donna, femmina, signorina sono ancora parole usate per prendere in giro, per additare un comportamento e screditare qualcuno. A un bambino che piange c'è ancora qualcuno che dice "Non fare la femminuccia", a chi si vuole rimproverare la mancanza di coraggio si dice "Sei come una femmina". E se è vero che tanti passi in avanti sono stati fatti dall'epoca in cui  "Il secondo sesso" è stato scritto, è vero anche che il femminismo è ancora incompiuto. Nell'ultimo anno in Italia sono stati commessi 112 femminicidi, in media uno ogni due giorni, gli stipendi delle donne sono inferiori di quelli degli uomini (in Italia una manager donna guadagna circa il 23% in meno di un suo collega uomo), alle facoltà dove si studiano materie scientifiche soltanto il 30% degli iscritti è una donna.Il sistema patriarcale in cui tutti noi siamo immersi è talmente radicato che a volte si fa fatica anche a riconoscere le discriminazioni. Ma le bambine e i bambini non nascono maschilisti o femministi, non sanno che l'azzurro è usato per i maschi e il rosa per le femmine, non sanno che ai giochi è attribuito un genere, e soprattutto non conoscono il patriarcato e le sue regole, non sanno che essere maschi garantisce privilegi e diritti diversi rispetto a chi non lo è. Per questo educare al femminismo, e quindi alla parità di genere, è così urgente.

1. Non esistono giochi da maschi o da femmine

Per la bambine ci sono le Barbie, le cucine, i passeggini e anche le costruzioni tinte di rosa. Per i maschietti giochi come trenini, auto, armi e astronavi. I giocattoli e il loro modo in cui vengono raccontati e pubblicizzati non sono affatto neutri. Ma non esiste una prova scientifica che certifichi che le bambine hanno una maggiore propensione a giocare con la bambole anziché con una pista di treni. Il genere non determina i propri gusti, interessi o le proprie abilità. Lasciamogli scegliere i giocattoli che più li incuriosiscono senza condizionarli in base a uno stereotipo, proponiamogli giochi liberi da qualsiasi attribuzione relativa al sesso. Il rischio, come ha spiegato la giornalista Claire Cain Miller in un articolo sul New York Times è che nel lungo periodo la scelta dei giocattoli in base al genere influenzi anche la scelta della professione, della facoltà universitaria e le abilità sociali. Non è un caso se il numero di donne iscritte alle facoltà scientifiche è così di gran lunga inferiore a quello degli uomini: non si tratta di propensione naturale o di indole, ma di cosa viene trasmesso dalla nostra cultura.

2. Il buon esempio 

Per essere femministi bisogna respirare femminismo. È fondamentale che il buon esempio arrivi dalla famiglia non soltanto a parole ma anche attraverso i comportamenti. Ad esempio nella divisione delle incombenze domestiche. Secondo uno studio statunitense i figli di donne che hanno lavorato per un qualsiasi periodo di tempo prima dei 14 anni, da adulti trascorrono molto più tempo nei lavori domestici, compresa la cura dei bambini, rispetto ai figli di madri che non hanno mai lavorato. Facciamo capire loro che un padre che si occupa della casa o dei figli non merita un ringraziamento speciale: svolge semplicemente il suo ruolo. Fondare la propria famiglia sulla parità e su un'equa distribuzione del carico di lavoro è essenziale per trasmettere con i fatti, e non solo con le parole, il principio dell'eguaglianza dei generi.

3. Non soffocare l'emotività

Nessuno si stupisce se una bambina piange. Ma se un bambino fa lo stesso sì. Ai maschi viene insegnato che mostrare le proprie emozioni è sbagliato, che piangere è sinonimo di debolezza. "Stai piangendo come una femminuccia" è la frase tipica utilizzata per reprimere le lacrime di un bambino. Ma soffocare le proprie emozioni a lungo andare può essere controproducente, per questo è bene insegnare loro a esprimere i propri sentimenti anche quelli negativi come la rabbia, la tristezza o la paura.

4. Cartoni e film: istruzioni per l'uso

I cartoni, soprattutto i classici, oggi fanno discutere. La maggioranza propone dei modelli di donne che cercano il riscatto e la felicità soltanto in relazione agli uomini. Per questo motivo l'attrice Keira Knightley ha deciso di non far vedere a sua figlia un classico come Cenerentola. Se questa scelta vi sembra troppo radicale potete decidere di guardare i cartoni con principesse da conquistare, castelli e regni, insieme ai vostri figli e stimolare in loro un senso critico, spiegando, soprattutto alle bambine, che nella vita vera non avranno bisogno di un uomo per salvarsi.

5. Super eroi e super eroine

E a proposito di cartoni ed esempi da seguire, è importante fornire a bambini e bambine dei modelli di riferimento di entrambi i sessi. Non esistono solo supereroi o campioni dello sport, parliamo delle campionesse, raccontiamo le loro imprese, parliamo di artiste donne, cantanti e scienziate. Forniamo un ventaglio di modelli da imitare includendo tutti i generi.

6. No vuol dire no

Negli ultimi anni siamo diventati tutti molto più sensibili sul concetto del consenso. Si tratta di un insegnamento fondamentale da trasmettere sin dall'infanzia. Un abbraccio, un bacio a un'amica o un amico, va bene soltanto se c'è consenso. Se non c'è e se dice di no bisogna rispettarlo, senza insistenze.

7. Le amicizie

Incoraggiamo i bambini a non coltivare soltanto amicizie dello stesso sesso. Secondo uno studio dell'Università dell'Arizona dopo i 5 anni i bambini tendono naturalmente a dividersi in gruppi a seconda del genere: un comportamento controproducente che rischia di alimentare gli stereotipi. Per questo è bene che i genitori incoraggino amicizie con entrambi i sessi, organizzando feste e uscite, senza creare gruppi separati.

8. Attenzione al linguaggio

‘In bocca all'uomo la parola femmina è un insulto' abbiamo detto all'inizio. Per questo per crescere un figlio o una figlia con i principi del femminismo è bene stare attenti a usare un linguaggio dove la parola femmina e qualsiasi suo derivato non abbia mai il valore di offesa.

9. Leggere allontana gli stereotipi

La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie nel suo libro "Cara Ijeawele – Ovvero Quindici consigli per crescere una bambina", indica come necessaria la lettura: "I libri l'aiuteranno a capire il mondo e a metterlo in discussione, l'aiuteranno a esprimersi e diventare ciò che desidera". Leggere con i propri figli storie di donne e di uomini fuori dai soliti schemi, serve a combattere gli stereotipi, a spiegare che possono essere tutto quello che desiderano. E se in un libro scolastico si incontra una storia di un padre che lavora e una mamma che stira, è importante farglielo notare, non facciamolo passare inosservato, spieghiamogli semplicemente che non si tratta della normalità.

10. La cura di sé e degli altri

Insegniamo a bambini e bambine la cura per sé e per gli altri. Coinvolgiamoli nella cura della casa, nello svolgimento dei lavori domestici, diamo loro dei compiti da svolgere e delle responsabilità. Apparecchiare la tavola, prendersi cura di un animale o badare al fratello. In questo modo impareranno da subito cosa vuol dire prendersi cura di qualcun altro e servirà anche a non dare per scontato che siano le donne una volta adulte a diventare caregiver di parenti anziani o malati.