In quest'articolo non ci sarà nessun appello alla resilienza, nessun appello alla strabusata capacità di affrontare con il sorriso anche gli eventi più traumatici. Perché trovare un modo di superare quest'ultimo sacrificio richiesto dal Governo, rinunciare al Natale, al Capodanno, agli abbracci e ai cenoni, non sarà facile, punto e basta. E non dobbiamo fare finta che lo sia. Sarà complicato per chi ha parenti lontani, fuori regione o addirittura in altri stati. Sarà difficile per chi si è costruito una famiglia dove non ci sono legami di sangue ma di amicizia. E sarà faticoso – d'altra parte abbiamo scoperto che soffriamo pure di pandemic fatigue – rinunciare alle proprie abitudini durante la più classica e tradizionale delle festività. Quello che possiamo provare a fare però è partire da quello che abbiamo, ragionare sui motivi che abbiamo per essere sereni e pensare che l'anno prossimo potremmo ritornare ai nostri cenoni con 20 persone e oltre a tavola. "Non è semplice pensare di stare soltanto con il proprio piccolo nucleo familiare oppure da soli. Ma è importante cercare di attivare in noi la parte più funzionale. Proviamo a trovare qualcosa di buono in quello che abbiamo con la consapevolezza che questo periodo non durerà per sempre" ha detto a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeute Valeria Locati.

Il mito delle feste di Natale

C'è chi aspettava la mezzanotte per aprire i doni sotto l'albero, chi brindava per la strada con gli amici già dall'ora di pranzo, chi non vedeva l'ora di organizzare tombole e partite al mercante in fiera. E invece quest'anno bisogna cambiare rotta. "Le feste sono sempre un po' mitizzate, si portano dietro sempre una narrazione un po' epica, fatta di storie e aneddoti. E spesso è anche la rappresentazione che abbiamo di queste abitudini a renderle così complicate da abbandonare". Epiche o no, anche se in versione ridotta possiamo comunque provare a ricreare quell'atmosfera che tanto ci piace: "Anche se i nuclei familiari sono ristretti, non dobbiamo per forza abbandonare tutte le nostre abitudini". E pure se ormai ci hanno stancato, non possiamo negare che le videochiamate in questi casi aiutino: "Anche se a distanza si possono comunque trovare nuove modalità per stare insieme". Pensiamo ai bambini che di solito ricevono i regali da nonni e zii, per loro possiamo provare a essere creativi, organizzare delle sorprese e dei giochi per far sì che sia comunque un Natale speciale. "Ai più piccoli dobbiamo far capire che diverso non vuol dire negativo. Possiamo trovare dei modi per far sì che anche questo Natale diventi un ricordo e un momento da raccontare negli anni, e non solo per la drammaticità del momento che stiamo vivendo".

Perché è faticoso cambiare abitudini

Chi avrebbe potuto immaginare una pandemia mondiale? Forse soltanto uno scafato regista di disaster movie. E anche se la nostra parte più razionale sa che dobbiamo mettere soltanto in pausa tutti i nostri riti e le nostre abitudini, e non certo dirgli addio per sempre, c'è una parte di noi che pur consapevole della temporaneità fa un'enorme fatica ad affrontare queste rinunce. "Le abitudini vanno con il pilota automatico nel nostro cervello, impieghiamo meno energie e meno tempo per metterle in atto. E poi ci rassicurano: quando ci muoviamo nella nostra routine ci sentiamo accolti". Ovviamente anche i nostri sentimenti diventano un'ancora che ci lega alle nostre abitudini: "La componente emotiva conta tantissimo sulla difficoltà che abbiamo a modificare la nostra routine. E poi molto spesso, soprattutto quando si tratta di festività, le abitudini che ci sono più care, a volte non appartengono soltanto a noi ma anche ai nostri parenti e alle generazioni che ci hanno preceduto".

Fatevi un regalo: nessun senso di colpa

Da marzo a oggi è cambiato qualcosa nel nostro modo di affrontare il Coronavirus: "Durante la prima ondata abbiamo reagito, eravamo spaventati ma abbiamo avuto una spinta e una forza per affrontare la pandemia. Oggi invece, dopo tanti mesi che stiamo patendo, la spinta è sicuramente più debole. Non a caso l'OMS ha parlato di fatica da pandemia". Non tutti hanno la forza e la capacità di affrontare il cambio di passo: "E non bisogna farsene una colpa – afferma convinta la dottoressa Locati – È assolutamente normale". Per questo motivo, vista la frustrazione e la stanchezza che abbiamo accumulato, è bene non costringersi a reagire per forza: "Dobbiamo smettere di agire assecondando la logica del ‘devo reagire, devo farcela'. Mettiamo da parte la resilienza, non forziamoci a cercarla se non l'abbiamo". Le forze le abbiamo ma non è detto che dobbiamo spenderle tutte e subito. "E se ci sentiamo sopraffatti cerchiamo di comunicare il nostro stato d'animo. Parliamone con i nostri cari e poi anche con un esperto".

Ripartire da sé

Accanto agli amanti del Natale, ci sono però anche tantissime persone che salterebbero direttamente dal 23 dicembre al 7 gennaio, per evitare feste, cenoni e parenti. "Possiamo approfittare di questo momento che ci porta fuori dalle nostre consuetudini per ripartire da noi. Capire anche cosa di queste feste ci faceva stare male, cosa non ci piaceva e perché eravamo dentro certi schemi". Sarà un Natale di mancanze, di sottrazioni, ma proprio per questo potrebbe essere il momento per ragionare su di noi. "Proviamo ad accogliere questo momento così particolare per capire cosa ci manca e per scoprire e riscoprire quello che davvero vorremmo per noi". 

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