Non per tutti Natale vuol dire metter su un disco di Micheal Bublé, mangiare biscottini di pan di zenzero e addobbare la casa come una fiera di paese. È una delle feste più divisive: metà della popolazione non attende altro che arrivi il 25 dicembre, mentre l'altra metà preferirebbero saltare direttamente dal 23 dicembre al 7 gennaio. Le persone che appartengono a questa categoria in genere soffrono di Christmas blues o depressione natalizia. "Si tratta di uno stato d'animo passeggero che può manifestarsi con ansia, insonnia, crisi di pianto e stanchezza – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Katia Marilungo, psicoterapeuta e presidente dell'Ordine degli Psicologi delle Marche – È uno stato che nasce dalla forte contrapposizione tra un'idea di sfarzo e di divertimento e il vissuto interno che non è sempre così allegro e brillante". 

Dover essere per forza felici

Il Natale crea aspettative di felicità. Le luci colorate, gli alberi addobbati, tutto sembra gridare gioia. E l'ansia di dover essere felici può diventare una vera e propria zavorra. "La tristezza davanti a una grande felicità esterna si amplifica. Anzi si rischia di soffrire quasi di un'ansia da prestazione". Bisogna essere allegri, bisogna fare i regali, bisogna far visita a amici e parenti: una valanga di doveri sembra travolgerci. "In molti si sentono investiti dalla necessità di fare tantissime cose a velocità rapida". Le feste poi sono un momento anche di vicinanza familiare: "Il Natale e il Capodanno, oltre a rappresentare il momento dei bilanci, sono legati anche ai ricordi del passato e dell'infanzia. E per questo le assenze pesano ancora di più. Pensiamo a chi ha vissuto un lutto o a chi vive lontano da casa".

Il Christmas blues e il Covid

Probabilmente però quest'anno il Christmas blues sarà meno presente nella popolazione. Siamo già tutti estremamente provati dalla pandemic fatigue e il Natale sarà sicuramente sotto tono. Meno obblighi, meno Jingle Bells e meno occasioni d'incontro in cui dover dimostrare di essere contenti del Natale. "Le preparazioni, le corse ai regali, la necessità di dover conciliare gli impegni lavorativi con le feste sono venute meno". Il vissuto di quest'anno è stato caratterizzato dalla solitudine: "Come disposto dall'ultimo DPCM non ci sarà possibilità di fare incontri familiari allargati, per questo chi è in difficoltà quando si trova ad affrontare cenoni e parenti forse sarà un po' sollevato". 

Natale in solitudine

E anche se forse ci siamo liberati dal Christmas Blues quel che è certo è che il Natale sarà caratterizzato dalla solitudine. Un comportamento anomalo rispetto a come siamo abituati a fare davanti a eventi straordinari. "Pensiamo a quando una popolazione è colpita da un'emergenza come può essere un terremoto. Le persone tendono a riunirsi, a rivolgersi a quelle che sono le proprie origini e la propria famiglia. E si passa molto tempo con i propri affetti". Invece a causa proprio del tipo di emergenza con cui stiamo combattendo, il senso di solitudine e il vuoto rischiano di pervadere le nostre giornate e in un anno caratterizzato da rinunce o sofferenze il Natale non sarà una tregua come avremmo desiderato.

Come affrontare la solitudine

Abbiamo già attraversato una Pasqua in solitaria. Senza parenti, amici, senza le solite tradizioni. E ora ci tocca fare lo stesso. Ma le energie purtroppo sono diverse e sono diminuite. "Durante il primo lockdown speravamo che l'emergenza Coronavirus sarebbe finita di lì a breve. Oggi siamo consapevoli che non è più così". E per superare questo momento e la depressione che il Natale può procurare, è bene evitare di lasciarsi andare troppo ai propri vissuti interni: "Non dobbiamo abbandonarci ai nostri stati d'animo, se ne abbiamo bisogno cerchiamo un confronto. Parliamo con un amico, un parente, il nostro partner, ma anziché parlare dell'ultimo DPCM e proiettare sul Governo la nostra rabbia, proviamo a guardarci dentro". Esprimere le nostre emozioni, mettere a parte qualcun altro del nostro stato d'animo: "Tiriamo fuori con i nostri cari i nostri sentimenti, stiamo già vivendo delle pesanti chiusure e chiuderci ancora di più in noi stessi non ci gioverà. – consiglia la dottoressa Marilungo – E se ci rendiamo conto di non riuscire a tenere sotto controllo la nostra emotività rivolgiamoci a uno specialista, senza esitare".

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