Letteralmente vuol dire dolore alla vulva. La vulvodinia è una patologia che colpisce circa il 15% della popolazione femminile e provoca secchezza vaginale, irritazione, percezione di avere dei tagli e rende impossibili, a causa della sofferenza, i rapporti sessuali. Spesso, per arrivare a una diagnosi, ci vogliono anni. "È una malattia poco nota e a volte i medici fanno fatica a riconoscerla. – spiega a Fanpage.it la ginecologa e docente presso l'Università degli Studi di Milano, Stefania PiloniSpesso visitano la donna che lamenta questi dolori, magari anche con lo speculum per una visita più approfondita, mentre basterebbe fare il test del cotton fioc, ovvero toccare i punti dolorosi (trigger point) con un bastoncino di cotone per capire che si tratta di vulvodinia".

Cosa è la vulvodinia

Oltre a una confusione nella diagnosi, spesso si fa anche confusione sul nome corretto. Si parla in maniera equivalente infatti di vulvodinia, vestibolite e vestibulodinia, ma ognuno di questi termini indica cose diverse. "La vestibolite – spiega la ginecologa Piloni – è uno dei quadri di patologia che può provocare la vulvodinia e consiste nell'infiammazione delle ghiandole del vestibolo (che si trovano all'ingresso della vagina), che può causare il dolore vulvare e di conseguenza la vulvodinia". Con questo termine si identifica quindi un dolore in tutta la zona vulvare, mentre con la parola vestibulodinia si fa riferimento al dolore che colpisce la zona del vestibolo, ovvero la parte più esterna dei genitali. A volte ci vogliono anni per la diagnosi di questa patologia, il dolore viene sottovalutato, a volte si ricercano cause di origine psicologico, e per questo viene anche definita la malattia invisibile. 

Le cause della vulvodinia

In alcuni casi la vulvodinia può essere provocata dall'infiammazione delle ghiandole del vestibolo, in altri casi all'origine ci può essere anche un parto traumatico o una serie di infezioni come candida o vaginosi batterica. "Molto spesso la causa per alcune donne è proprio la sequenza disperata di questo tipo di infezioni, si entra in una specie di circolo vizioso, la vulva è sempre infiammata e questi eventi provocano la vulvodinia". In altri casi invece c'è un trauma all'origine del dolore. "In seguito a una caduta che provoca un trauma dell'osso sacro si può lesionare il nervo pudendo scatenando la vulvodinia. Come spiego sempre alle mie pazienti, quando questo nervo è traumatizzato appena lo si sfiora diventa ‘arrabbiato', provocando la chiusura della vagina. In pratica il nervo avverte il dolore stringe i muscoli e impedisce la penetrazione. La donna avvertirà quindi la chiusura dell'ingresso vaginale associata a una mancanza di lubrificazione. L'esatto opposto di quello che dovrebbe accadere in un rapporto sessuale". 

I sintomi della vulvodinia

Il primo sintomo della vulvodinia è il dolore durante la penetrazione. "Ma si tratta di un dolore che compare all'ingresso, non un dolore durante la spinta profonda. A questo si associa una secchezza vaginale perché man mano che il tessuto si infiamma non c'è più lubrificazione". Quando l'infiammazione è particolarmente estesa i fastidi arrivano anche durante tutto il resto della giornata. "Si sentirà dolore indossando jeans stretti, oppure indossando collant o biancheria con pizzi e merletti (altamente irritativa, per questo consigliamo sempre alle donne di utilizzare soltanto intimo di cotone). Poi si sentirà fastidio andando in bicicletta e in alcuni casi anche mentre si urina". La sensazione è quella di piccoli taglietti, di spilli. "Si tratta di una sensazione di bruciore continua. E quando la situazione è particolarmente grave la donna addirittura non riesce a sedersi e avverte la necessità di utilizzare un cuscino".

Come si cura

Dalla vulvodinia si può guarire, a contare come sempre è la tempestività. "Sicuramente è difficile se la diagnosi arriva a cinque anni dai primi sintomi, ma la situazione in questi casi può migliorare. Se scoperta in tempo invece la donna riuscirà a ritornare a una vita normale e al piacere della sessualità senza alcuna difficoltà". Ci sono diversi farmaci e terapie a disposizione in grado di poter far tornare la paziente a una situazione di normalità. "Il primo farmaco che utilizziamo è l'acido alfa-lipoico – chiarisce la ginecologa Piloni – Si utilizza per tutti i dolori neuromuscolari, ha un ottimo potere antiossidante e lavora sulla muscolatura sciogliendo la contrattura. Si utilizza per via orale". Anche alcuni integratori si rivelano particolarmente importanti. "Quelli a base di PEA, ovvero palmitoiletanolamide, è un rinforzo  per controllare la reattività al dolore. In questo modo si attenuerà la sofferenza al momento del rapporto. Anche gli integratori a base di vitamine del gruppo B, essendo riparativo dei nervi possono essere di aiuto". Altri tipi di terapie dipendono poi anche dalla causa scatenante. "Se una donna soffre di vulvodinia a causa di candide o infezioni recidivante, dobbiamo ovviamente curare in primis questo problema. Se invece è caduta sul coccige bisognerà lavorare anche con altri specialisti, come gli osteopati ad esempio". Infine massaggi e la tens, ovvero, la Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation. "Le ostetriche attraverso dei massaggi manuali del perineo, con oli di mandorle o di iperico, riescono già a migliorare la situazione della paziente. A questo poi si abbina un trattamento con la Tens, che attraverso l'applicazione di sonde con una stimolazione elettrica (a bassissimo voltaggio) interviene sulle zone dolorose individuate durante il massaggio. Questo tipo di terapia è utile per controllare la porta d'ingresso del dolore. Si avverte soltanto un formicolio e già dopo le prime sedute il miglioramento è evidente". Anche l'alimentazione è in grado di influenzare l'andamento della vulvodinia. "Bisogna abbassare il livello di infiammazione dell'organismo e tenere l'intestino sempre in ordine: poca carne di maiale, pochi affettati e pochi formaggi e limitare il consumo di lieviti".

La proposta di legge e l'importanza dei farmaci

Di vulvodinia si è molto parlato ultimamente dopo il racconto affidato a Instagram di Giorgia Soleri, influencer e fidanzata di Damiano, cantante dei Måneskin, e più recentemente per la proposta di legge presentata dalla deputata del Movimento 5 stelle Lucia Scanu che mira al riconoscimento di questa patologia da parte del Servizio Sanitario Nazionale. "Si tratta di un passaggio importantissimo – afferma la ginecologa Piloni – Ma è altrettanto fondamentale che i farmaci che le donne devono assumere per il trattamento di questo tipo di patologie, pensiamo anche all'endometriosi, siano passati dal Sistema Sanitario Nazionale. Non basta riconoscere la malattia, se i farmaci non sono passati è come non riconoscerla. Perché la sofferenza delle donne è sempre considerata normale?".

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