Il lockdown, prima quello nazionale e poi quello "a zone" ha messo in ginocchio il settore dei servizi alla persona. Estetisti e parrucchieri hanno dovuto abbassare la serranda più volte in questi mesi, in base ai Dpcm e alle disposizioni del governo finalizzate al contenimento della pandemia. Per mantenere al sicuro il Paese e per tutelare i cittadini è stato necessario chiudere tutte le attività potenzialmente pericolose, in termini di assembramenti e distanze di sicurezza. Ma già diversi mesi fa era stata sollevata una questione importante, dai commercianti: perché nelle zone rosse è stata imposta la chiusura al centri estetici mentre hanno continuato a lavorare i parrucchieri? Dall'emulazione politica col caso tedesco alla valutazione antropologica (i parrucchieri sono più diffusi territorialmente ed è un'esperienza condivisa da più persone, maschi e femmine), le motivazione della decisione sono comunque rimaste nebulose. Ma a porre fine ai dubbi ci ha pensato il Tribunale amministrativo del Lazio con una sentenza.

Le zone rosse d'Italia

I colori, in Italia, continuano a cambiare in base al numero di contagi di ciascuna regione. La pandemia è ancora fuori controllo, come dimostra l'impennata di casi in alcune regioni, che rischiano il lockdown. Attualmente diversi comuni o province sono stati chiusi per arrestare la circolazione del Coronavirus e delle sue varianti. L'Umbria, per esempio, benché sia classificata come arancione ha gran parte del territorio in zona rossa già dallo scorso 7 febbraio, a causa della pericolosa diffusione della variante inglese e di quella brasiliana. Il provvedimento chiama in causa una cinquantina di comuni della provincia di Perugia e sei della provincia di Terni. Nella stessa situazione ci sono anche Lazio, Molise, Abruzzo, Alto Adige, Marche e Lombardia. Ma quindi in queste zone i centri estetici devono essere aperti o chiusi? La risposta definitiva arriva con una sentenza del Tar Lazio che annulla un punto del Dpcm in vigore.

Sì a centri estetici aperti in zona rossa

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha dato il via libera: sì all'apertura dei centri estetici nelle zone ad alto rischio contagio, che il Dpcm del 14 gennaio scorso aveva escluso dalle attività erogabili in zona rossa. La Regione Umbria, che attualmente ha in lockdown diversi comuni, ha già comunicato la decisione ai diretti interessati, specificando che "con decorrenza immediata anche nei Comuni umbri individuati con le ordinanze 14 e 16 del 2021 quali territori caratterizzati da uno scenario di contagio Covid di massima gravità i centri estetici possono prestare i propri servizi alla persona". La sentenza del Tar va a tutti gli effetti a inquadrare i centri estetici come "servizi alla persona", categoria dalla quale erano stati esclusi dal precedente Dpcm, a differenza dei parrucchieri (che difatti hanno sempre lavorato). Per questo Confestetica aveva presentato ricorso a dicembre e ha vinto la causa. «La sentenza del 16 febbraio 2021 dichiara nullo il Dpcm in vigore nella parte in cui discrimina i centri estetici e le estetiste» ha fatto sapere con un comunicato ufficiale l'associazione, ribadendo che i centri estetici sono luoghi sicuri.