In fondo era prevedibile. Cosa potevamo aspettarci dopo mesi e mesi, e ancora mesi, di convivenza forzata? Quello che in Cina era accaduto già lo scorso marzo, sta succedendo oggi anche in Italia: i divorzi sono in aumento. Il Covid si è rivelato un temibile virus pure per la salute delle coppie. Uno sfasciafamiglie in grado di far fallire anche i più solidi matrimoni. Secondo un'analisi a campione svolta dall'Associazione Nazionale Avvocati Divorzisti, le richieste di divorzio nel 2020 sono aumentate di circa il 60%. "Siamo passati dai 90mila divorzi del 2015 (secondo l'ultima rilevazione Istat) alle 140-150mila richieste del 2020″ ha spiegato a Fanpage.it l'avvocato Matteo Santini, presidente dell'Associazione Nazionale Avvocati Divorzisti e direttore scientifico del Centro Nazionale Studi e Ricerche sul Diritto della Famiglia e dei minori.

La prima causa di divorzio: il tradimento virtuale

E se per qualche coppia il lockdown è stato un periodo utile per rinsaldare il rapporto, per dedicare più tempo al proprio partner, per molte altre è stato foriero di discussioni e litigi. "Vivere insieme 24 ore su 24 ha portato molti matrimoni all'esasperazione – spiega l'avvocato Santini – Tutte le valvole di sfogo, dalla palestra ai cinema, al lavoro stesso, sono scomparse e questo ha generato ovviamente delle insofferenze". Secondo lo studio infatti nel 40% dei casi la richiesta di divorzio è motivata proprio dall'intollerabilità della convivenza che fa riferimento non solo alla difficoltà di sopportare le abitudini del proprio partner ma anche al tradimento virtuale. "Prima della pandemia le persone erano meno controllate ma ora è difficile nascondere le infedeltà: il partner si accorge se l'altro sta al computer o allo smartphone a chattare con altre persone".

La violenza domestica

Al secondo posto tra le motivazioni alla base della richiesta di divorzio c'è un'eccessiva conflittualità, seguita a ruota dalla violenza domestica. "Con la pandemia molte patologie psicologiche si sono acuite, anche per la difficoltà di svolgere la psicoterapia. E purtroppo anche gli episodi di violenza sono aumentati". A confermare questo triste dato ci sono le rilevazioni dell'Istat: nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 le chiamate e le richieste di aiuto via chat ai numeri dedicati sono aumentate del 71,7% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Divorziare o non divorziare?

Ma divorziare ha un costo. Ci sono le spese dell'avvocato, quelle per una nuova casa, eventualmente un sostegno da garantire ai figli. "Molte persone quest'anno si sono ritrovate ad affrontare difficoltà economiche, molte di loro hanno perso il lavoro. E per questo motivo la separazione è stata procrastinata, aumentando il livello di conflitto e di insofferenza presente all'interno della relazione". Facile ironizzare sul fatto che gli avvocati avranno di che lavorare nei prossimi anni: "Quando si arriva in uno studio legale per separarsi vuol dire che ogni tentativo è già stato fatto, terapia di coppia compresa. Il nostro obiettivo è cercare di raggiungere una separazione consensuale, nel più breve tempo possibile e tutelare, se sono presenti, l'interesse dei minori".