Più volte i testi scolastici sono finiti al centro delle polemiche, per alcuni contenuti che i genitori hanno ritenuto non adeguati alla formazione dei loro figli. Frasi come "La mamma stira e il papà lavora" o come "Lucia è grassa per la minigonna" affondano le loro radici in antichi stereotipi di genere che proprio tra i banchi di scuola non dovrebbero trovare posto, perché è lì che i bambini ricevono la loro primissima educazione. La figura della donna subalterna all'uomo, dedita esclusivamente alle faccende domestiche o al massimo maestra contrapposta all'uomo di successo e di potere, è invece ancora presente. Così, parallelamente all'uso del congiuntivo, si insegna anche la discriminazione. Il tema è oggi molto caldo. Basti pensare che è stata anche depositata una proposta di legge contro gli stereotipi di genere nei libri di testo. Intanto, le case editrici stanno facendo la loro parte.

Maschilismo e sessismo a scuola

Rizzoli è l'ultima, in ordine di tempo, a essere finita nella bufera. Alcuni genitori si sono lamentati per alcune frasi sessiste contenute in un libro di grammatica proposto nelle scuole dei loro figli. Tra le pagine del volume, tra un esercizio e l'altro, espressioni come: "Rossella è così bella da sembrare un angelo mentre sua sorella è talmente brutta che nessun ragazzo la degna di uno sguardo", "Franca ama Luigi anzi lo adora benché spesso la trascuri e la faccia soffrire". La casa editrice ha fatto sapere che nell'edizione aggiornata del testo ci saranno esempi diversi e si seguiranno linee guida più specifiche, nel rispetto della parità di genere.

Obiettivo parità: l'impegno delle case editrici

Rizzoli si è dotata di un codice di autoregolamentazione che guida autori e redattori nella progettazione e nella stesura dei libri. Il progetto stabilisce criteri in merito alle scelte antologiche, al linguaggio utilizzato, alla scelta di immagini e illustrazioni, così da rispettare la parità in ogni aspetto e non alimentare stereotipi né contrapposizioni maschile-femminile. Anche Zanichelli ha deciso di formalizzare delle linee guida specifiche che possano guidare nella stesura di testi privi di pregiudizi, senza connotazioni negative del femminile. Il decalogo prevede, nei suoi punti chiave: evitare gli stereotipi, rappresentare in modo paritario tutti i generi e utilizzare un linguaggio inclusivo.

Cosa è cambiato negli ultimi vent'anni?

Di parità nei libri di testo si parla da vent'anni, non è una questione sollevata adesso, benché sicuramente l'accelerazione nei cambiamenti politici e sociali abbia focalizzato molto di più l'attenzione sul tema. Oggi la parità di genere è una priorità, ma la lotta agli stereotipi dei testi scolastici era stata avviata già con il progetto POLITE (acronimo di Pari Opportunità nei LIbri di TEsto) approvato da editori italiani e Ministero nel 1999 ed entrato in vigore poco dopo. Il codice in questione nasceva con lo scopo di promuovere una riflessione sul tema della parità di genere estendendolo al settore editoriale e didattico, così da migliorare i libri di testo ed eliminare ogni forma di discriminazione in base al sesso. Le indicazioni del POLITE non sono state adeguatamente adottate, visto che si è continuato a dare a intere generazioni di scolari immagini stereotipate delle figure di maschio e femmina, di mamma e papà. Se vogliamo generazioni migliori delle precedenti, che guardino al valore delle persone e non al loro sesso, dobbiamo cominciare proprio dalla scuola. È importante dare una rappresentazione equilibrata, sana e variegata dove non ci siano solo papà ingegneri e mamme maestre, ma dove ci sia posto anche per un papà che lava i piatti e una mamma astronauta.