Prima di scendere nei dettagli, spiegare cosa è e quali sono le cause, è importante subito chiarire che il vaginismo si cura. È la disfunzione sessuale con la percentuale di guarigione più alta: il 99% dei casi si risolve e anche piuttosto velocemente. L'American Psychiatric Association, definisce il vaginismo come un "ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina che interferisce con la penetrazione". Soffrire di questo disturbo vuol dire non riuscire ad avere alcuna penetrazione vaginale: "L'ansia, la paura di sentire dolore – spiega la dottoressa Patrizia Pezzella, psicoterapeuta e sessuologa, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche sul tema- Provocano una tensione muscolare pelvica che determina una contrazione involontaria che impedisce il rapporto penetrativo". Stiamo attente però a fare autodiagnosi: "Se una ragazza giovane con poca o nessuna esperienza sessuale al primo tentativo di rapporti non riesce perché teme di sentire dolore o si sente emotivamente bloccata, non siamo in presenza di alcuna disfunzione. Se la difficoltà però perdura per più di sei mesi allora è bene rivolgersi a un esperto per evitare che una semplice e assolutamente comprensibile difficoltà iniziale, si tramuti in un disturbo. Rivolgendosi subito a un esperto si potrà prevenire quell'ansia anticipatoria che potrebbe tramutarsi nel lungo periodo in una vera e propria fobia della penetrazione".

Vaginismo: tutt'altro che raro

Chi soffre di vaginismo prova quella che viene definita "paura anticipatoria" del dolore: "La paura provoca un evitamento fobico, così si mantiene uno status quo, si cerca di stare alla larga da qualsiasi rapporto sessuale e da qualsiasi penetrazione. Si tratta di un meccanismo di difesa abbastanza classico, che si attua in tante circostanze. Il sesso, essendo un'esperienza molto coinvolgente dal punto di vista psichico, accentua ancora di più le reazioni emotive". I dati ci dicono che a soffrirne è circa l'1-2% della popolazione femminile, ma si tratta di dati parziali, esiste infatti un sommerso che non ci fa rendere conto dei numeri reali: "La nostra cultura dove la libertà dei costumi sessuali è manifestata ovunque può provocare in chi soffre di questo tipo di problemi un imbarazzo. Chi soffre di vaginismo molto spesso si sente un'aliena. E poi c'è anche la difficoltà di non sapere a chi rivolgersi. Non c'è nessuna forma di educazione alla sessualità nella scuola. A volte c'è anche difficoltà a dare un nome a quello che si sente. Quello che sappiamo è che il vaginismo è molto democratico e può colpire le donne indipendentemente dalla loro cultura o stato sociale ed è alla base della maggior parte dei matrimoni in bianco, quelli non consumati". Si parla infatti di vaginismo primario quando la donna non ha mai avuto rapporti sessuali, si definisce secondario invece quando ci sono stati dei primi rapporti penetrativi. "In questo secondo caso, quando si prova dolore durante i rapporti sessuali è più corretto parlare di dispareunia, un disturbo le cui origini risalgono solitamente a un motivo organico". Basti pensare che il 40% delle donne in menopausa soffre di dolori durante i rapporti sessuali. "In questi casi, come ha studiato la ricercatrice canadese Rosemary Basson, l‘anticipazione del dolore riduce l'eccitazione sessuale che a sua volta riduce la lubrificazione che è già ridotta in menopausa a causa della carenza estrogenica, e questo crea rapporti sessuali più asciutti e dolorosi. Si mette in atto così un meccanismo psichico emotivo che provoca la dispareunia, nonostante il motivo originario fosse invece prettamente fisico. Anche in questo caso potrebbe essere utile una consulenza psicosessuologica". 

Le cause

Un'educazione molto rigida e repressiva, scarsa conoscenza dell'anatomia femminile, un trauma legato a un primo tentativo di rapporto sessuale possono essere tutte cause del vaginismo: "La probabilità che ci sia una causa dal punto di vista fisico sono inferiori all'1% – chiarisce la dottoressa – Quasi sempre si tratta appunto di fattori di carattere emotivo o psicologico oppure di ignoranza nei confronti del proprio corpo". In alcuni casi per questo disturbo si incolpa anche il proprio partner: "Molto spesso le donne credono che l'impossibilità ad avere rapporti sia legata proprio alla relazione, ma poi succede che cambino partner e il vaginismo resta". Un vissuto traumatico, un'esperienza di violenza vissuta nell'infanzia possono portare le donne ad avere una fobia dei rapporti sessuali: "Una seduzione in tenera età da parte di un adulto o una violenza fisica possono essere causa di vaginismo". Poi ci sono alcune fobie che si insidiano come la paura di una gravidanza o la preoccupazione per il parto che possono provocare l'impossibilità ad avere rapporti sessuali. "Un'altra causa è invece legata alla situazione familiare della donna: molte infatti si sentono legate a doppio filo alla propria madre e al proprio padre e non riescono a scrollarsi di dosso il ruolo di figlie, si sentono sempre bambine e mai adulte".

Come curare il vaginismo

L'abbiamo detto all'inizio, il vaginismo è la disfunzione sessuale con le più alte percentuali di guarigione, quasi la totalità. "A volte può bastare una breve consulenza. Ricordiamo che chi soffre di vaginismo non può farsi neanche visitare dal ginecologo a causa della fobia e del dolore. Quello che consiglio caldamente a tutte le donne e le ragazze che sentono di avere delle difficoltà è di rivolgersi subito a un esperto, a uno psicologo o a un sessuologo". Se parlare di sesso è un tabù quasi superato, raccontare i problemi legati al sesso è ancora molto complicato: "Non se ne parla quasi mai, neanche tra amiche – afferma la dottoressa – Chi soffre di vaginismo deve sapere che a volte basta anche una sola seduta psicosessuologica per risolvere il problema, soprattutto se la causa è da ricercare in una scarsa conoscenza del proprio corpo". In altri casi possono essere necessari più incontri ma si tratterà comunque di una terapia breve: "Attraverso un approccio multidisciplinare, medico e psicologico, si svolgeranno dei colloqui clinici ai quali si assoceranno delle prescrizioni comportamentali, ovvero degli esercizi da fare in casa. E in poche settimane, anche se il tempo dipende comunque dalla situazione di partenza, si potrà arrivare a una soluzione del problema". Non bisogna avere paura o vergogna: "Dobbiamo solo stare attente, e in questo internet ci aiuta, a capire a chi dobbiamo rivolgerci, perché non sempre infatti un ginecologo è in grado di aiutarci o di indicarci gli esperti giusti. Ciò che ci deve rassicurare è sapere che si cura e si risolve sempre". 

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