Non per forza una terapia psicologica deve durare mesi o addirittura anni. Esiste uno speciale protocollo messo a punto negli Stati Uniti negli anni '90, che si chiama Terapia a Seduta Singola, in grado di aiutare il paziente attraverso una sola seduta psicologica. A metterlo a punto è stato lo psichiatra e psicoterapeuta, Moshe Talmon. Il suo metodo nasce in maniera empirica: alla fine degli anni '80 Talmon si rese conto che il numero di colloqui, per circa il 70% dei suoi pazienti, era pari a 1. Inizialmente si convinse di esserne responsabile e di non essere abbastanza bravo. Decise così di parlare con i suoi pazienti che però lo misero davanti a una situazione ben diversa da quella che si aspettava: la maggior parte di loro rispose infatti che il motivo per cui non era più tornata era dovuto al fatto che da quella sola seduta erano riusciti a trarre un grandissimo beneficio, tanto da non aver necessità di un secondo incontro. Talmon iniziò così il suo lavoro di studio per strutturare in ogni passaggio la sua speciale terapia a seduta singola.

Che cosa è la Terapia a Seduta Singola o TSS

È bene però dirlo da subito. La terapia a seduta singola non è certo una pillola miracolosa in grado di curare un disagio importante in 90 minuti. "Si tratta di un innovativo metodo psicologico che permette alla persona di poter trarre la massima efficacia da ogni singola e anche prima e unica seduta – ha spiegato a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeuta Patrizia Pezzella, tra le prime in Italia a praticare questo tipo di terapia – Ogni colloquio clinico viene svolto dal terapeuta (competente su questo tipo di approccio) e la persona troverà una risposta e una soluzione a una difficoltà presente in quel momento nella sua vita". Hic et nunc, il focus della terapia a seduta singola è sul qui e ora, su cosa sta succedendo in questo momento nella vita della persona: "Si tratta di una fotografia istantanea di quel momento, quindi l'attenzione è tutta concentrata sulla particolare fase della vita del paziente (un trasferimento, un cambio di lavoro o una situazione che lo sta mettendo in difficoltà). Non si adatta a chi vuole intraprendere un percorso più complesso alla scoperta di sé".

Per quali situazioni è adatta

L'abbiamo detto la terapia a seduta singola lavora sull'esatto momento della vita del paziente. Non è adatta a chi vuole fare un percorso più lungo per conoscere e comprendere meglio sé stesso. "Nelle situazioni di emergenza in cui è necessario prendere una decisione o trovare una soluzione – spiega la psicologa – La terapia a seduta singola può essere di grande aiuto. Si tratta di un colloquio attivo in cui la persona è invitata praticamente a usare quelle risorse, quelle potenzialità che già possiede ma che nel momento di difficoltà rischiano di restare nell'ombra". Quando ci troviamo a fronteggiare una situazione complicata non sempre riusciamo a essere lucidi o a far appello a tutte le nostre risorse: "Il colloquio clinico è focalizzato proprio sul riattivare queste risorse che si sono smarrite". Pensiamo allora anche al momento che stiamo vivendo oggi, con una pandemia in corso da mesi, libertà limitate, lutti e paura di contrarre il virus: "Oggi la salute emotiva di tutti noi è messa a dura prova e anche chi ha sempre avuto un buon equilibro psichico rischia di crollare. La terapia a seduta singola potrebbe dare sollievo e prevenire quei disagi emotivi che per molti potrebbero essere dietro l'angolo". Questo tipo di approccio va bene per tutti, a tutte le età, singoli, coppie o famiglie. "E anche a quelle persone che pensano che un percorso psicoterapeutico sia sempre lungo e costoso, e pur avendone bisogno, non varcano mai la soglia di uno studio". 

L'obiettivo della TSS

Tutti noi ci siamo trovati almeno una volta nella vita ad affrontare un momento di passaggio, un cambiamento, a cercare una rassicurazione che non fosse soltanto quella di un amico o di un parente. "La terapia a seduta singola serve a chi ha bisogno di un confronto o di un aiuto immediato. Serve a sentirsi sostenuti davanti a una grande importante decisione da prendere, serve a fare luce davanti a una situazione problematica". Lo scopo è dare al paziente gli strumenti per raggiungere il suo obiettivo: "Immaginiamo di esserci persi per strada e di chiedere indicazioni a un passante: una volta ricevute sta alla persona seguirle e incamminarsi verso l'obiettivo. Lo stesso accade per la terapia: si stimolano le persone ad attivare le giuste risorse, ma sta a loro metterle in pratica".

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