Durante uno dei primi giorni di riprese di "Star Wars: Il Risveglio della Forza", Daisy Ridley si è ritrovata ad entrare per la prima volta nel Millennium Falcon, con gli occhi sognanti e lo sguardo perso di chi varca le soglie di una leggenda. Raggiunta la cabina di pilotaggio, Daisy si è appollaiata al posto di comando, ignorando un sorpreso Harrison Ford che in quella stanza ci aveva già girato tre film. "Quella è la mia sedia". Non esiste metafora migliore per esprimere la nuova svolta della serie creata da George Lucas nel 1977, una pietra miliare del cinema che questo dicembre torna nelle sale con "Gli Ultimi Jedi", il secondo film di una trilogia che ha già fatto discutere molto. Una rinascita che si è rivelata entusiasmante non solo per l'indubbia qualità della produzione, ma anche per la nuova direzione intrapresa dalla narrazione di una delle saghe di fantascienza più apprezzate della storia. Che ora è donna.

Nel nuovo Star Wars le redini della storia sono chiaramente in mano alle donne: Leia di Carrie Fisher, Maz Kanata di Lupita Nyong'o, Captain Phasma di Gwendoline Christie e, soprattutto, Rey di Daisy Ridley guidavano la prima pellicola e continuano a farlo nell'ottavo episodio, dove al cast femminile si aggiungono Kelly Marie Tran, Laura Dern, Ngô Thanh Vân e Billie Lourd, figlia della Fisher. È una donna che salva la ribellione all'inizio di questa nuova storia, è una donna che ne salva la speranza alla fine. Sono le donne che stanno salvando Star Wars. In questo senso le due nuove pellicole rappresentano un grosso e importante distacco da un passato complesso, per il cinema e per la saga.

Addio bikini da schiave: le donne non sono più vittime

Nonostante le due trilogie precedenti siano sempre state legate a doppio filo con i personaggi femminili, questi hanno sempre fallito nel ritrarre una donna realmente indipendente e al centro della storia. Anzi, di fatto le quote rosa delle prime due trilogie di Star Wars potevano contare solamente su due nomi: la Principessa Leia e Padmé Amidala. Ma persino il personaggio interpretato dalla Fisher ha dovuto abbandonare il suo essere una combattente radicale in lotta per la libertà per tornare a vestire i panni di quelli che erano gli standard femminili nel cinema e che in gran parte lo sono ancora oggi: il bikini dorato da schiava che, sebbene sia diventato quasi un'icona culturale, ha sempre sottolineato come la donna nel cinema sia sempre e solo vista come carne da mostrare.

La sorte di Padmé Amidala (Natalie Portman) è narrativamente ancora peggiore: nato come regina e combattente, il personaggio si è trasformato in una guerriera che combatte con il top furbescamente strappato sul petto e che, alla fine, muore perché l'uomo che ama l'ha lasciata. La rappresentazione femminile in Star Wars – comunque, è bene sottolinearlo, all'avanguardia per gli standard degli anni '80 – è poi stata minata da una serie di scelte di produzione figlie della sovrabbondanza di figure maschili che controllano l'industria del cinema. Ne "Il Ritorno dello Jedi", per esempio, diversi piloti ribelli dovevano essere donne, una decisione poi revocata: le immagini dei piloti sono state eliminate e persino la voce di una delle attrici coinvolte è stata ridoppiata da un uomo. Le donne erano sì in mostra, ma quanto più possibile lontane dal comando. Ma ora c'è Rey. E Rey è la donna che, quando sale sul Millennium Falcon, riesce a rubare il posto persino a Ian Solo.

Rey, da rottame a scintilla della rivoluzione

L'essere un pilota capace – ne Il Risveglio della Forza Rey si trova subito a suo agio a pilotare il Millennium Falcon tra i relitti del pianeta Jakku, inseguita da due caccia del Primo Ordine – è la perfetta rappresentazione del nuovo ruolo femminile all'interno del mondo di Star Wars. D'altronde tutti i protagonisti e i personaggi principali delle due trilogie erano piloti capaci: Anakin Skywalker sugli Sgusci prima e sui caccia della Repubblica poi, Ian Solo con il Millennium Falcon e Luke Skywalker con i caccia ribelli. Il fatto che nella nuova trilogia Rey sia il nuovo prodigio dei cieli implica un contesto che va ben oltre la semplice scelta narrativa. Rey ha preso il comando di Star Wars sorgendo dai rottami che ne caratterizzano la vita all'inizio del primo film.

In realtà è lei stessa un rottame: abbandonata dalla famiglia al termine della guerra tra Ribellione e Impero e dimenticata su Jakku come i detriti delle navi dalle quali trae il suo sostentamento. Nasce dall'incontro fortuito con Finn (John Boyega) la sua rinascita, il risveglio della forza che l'ha portata al centro del film e dell'universo. E che ne Gli Ultimi Jedi la rende la scintilla di una speranza e di una rinascita – della Resistenza quanto del brand – talmente potente da avere la forza di scardinare qualsiasi cosa, dalla religione Jedi alle leggende che ormai vivono nell'immaginario di milioni di fan. Rey non si è solo seduta al comando del Falcon, ma si è presa il comando di tutto l'universo di Star Wars.

È difficile mettere Rey – e l'incredibile seconda performance della Ridley, così espressiva e carismatica – da parte, ma il suo non è l'unico personaggio femminile di spessore nell'ottava pellicola della saga. Rose Tico è una combattente tenace e senza paura; il vice-ammiraglio di Laura Dern si rivela fondamentale nonostante le apparenze; Captain Phasma continua a guidare le legioni di Stormtrooper. Personaggi che, peraltro, non offrono solo un ampio spettro di caratterizzazione, ma anche una diversificazione di culture ed etnie che solitamente vengono accostate solo superficialmente a personaggi femminili nel cinema.

Carrie Fisher, una ribellione elegante e travolgente

Poi c'è Leia. La morte dell'attrice aveva fatto temere che la sua presenza nel film sarebbe stata solo marginale: se ne "Il Risveglio della Forza" si era rivelato un personaggio di supporto forte e deciso, il timore era che nella nuova pellicola potesse essere messo da parte in favore delle nuove generazioni. Invece la Fisher è semplicemente magnifica, faro costante di una Resistenza in pieno caos ma discreta nel suo lasciare i dovuti spazi al nuovo, compreso il personaggio della figlia Billie Lourd che per tutto il film guarda la madre con occhi sognanti. E fa commuovere. L'ultima Principessa Leia che vedremo a schermo – per lo meno in carne ed ossa – è l'evoluzione più elegante e decisa che potevamo sperare. La sua immagine sul pianeta di sale Crait, inamovibile come un macigno mentre guarda il Primo Ordine avanzare verso l'ultimo gruppo della Resistenza, è immensa, somma perfetta di una donna che per tutta la vita ha combattuto. Nella vita quanto nei film.

Una lotta che dai film e da attrici come la Fisher si è ormai espansa con forza alla nuova generazione "rosa", che con sempre più vigore combatte per la concezione del ruolo femminile all'interno del cinema: ne Il Risveglio della Forza non c'era traccia della donna sottomessa in bikini. Ne gli Ultimi Jedi questa immagine viene completamente distrutta. Rey è sempre avvolta in un abito che richiama quello dei vecchi Jedi, Leia indossa grandi mantelli e Phasma è protetta da un'armatura cromata ispirata a quella dei nuovi Stormtrooper, che peraltro non è "adattata" alle forme femminili. Perché Phasma, Rey e Leia non devono conquistare il pubblico con il corpo. Non ne hanno bisogno. Sono le azioni che ne forgiano il carattere e che le hanno già rese vere e proprie icone della nuova generazione di Star Wars.

La Resistenza delle donne nel cinema

Un traguardo raggiunto anche e soprattutto grazie al team creativo che ha seguito la produzione dei film. Lo "Story Department", cioè il gruppo che ha curato la narrazione della pellicola, è composto da sei persone, quattro delle quali sono donne. Un approccio necessario per passare dalla Leia schiava alla Leia Generale e cercare di cambiare le cose dentro e fuori dalla saga, ma anche per abbracciare quella fetta sempre più grande di appassionate che in questo modo possono contare su un legame più stretto con l'immaginario cinematografico. D'altronde, sebbene i film a tema femminile siano in aumento, non lo si può certo dire dei personaggi: nei 100 film più importanti del 2014, solo il 12% dei protagonisti e il 30% degli attori con battute erano donna.

Se Star Wars riuscirà a cambiare qualcosa in questo senso è difficile dirlo, ma è notevole che una produzione di questo peso si sia impegnata a lanciare un messaggio così importante. Un messaggio di resistenza che, oggi più che mai, sembra voler accedere il desiderio di rivalsa delle donne. Persino Chewbacca, che nei primi tre film fa spesso capire di non apprezzare Leia, qui crea subito un legame con Rey. "Gli piaci" le dice Ian Solo mentre lei gli ruba il posto di comando sul Millennium Falcon. Per non lasciarlo più.