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Smartphone e bambini, l’allarme dell’esperto: “Un bambino su quattro ha inviato proprie foto intime”

Il 37% dei bambini tra gli 11 e i 13 anni ha partecipato ad almeno una challenge pericolosa. I dati che emergono da una recente ricerca dell’Associazione Dipendenze Tecnologiche ci fanno capire quanto sia urgente educare i ragazzi all’uso dello smartphone. Quali sono le regole indispensabili lo abbiamo chiesto allo psicologo Giuseppe Lavenia.
Intervista a Dott. Giuseppe Lavenia
Psicologo e psicoterapeuta, esperto di dipendenze tecnologiche e cyberbullismo e docente presso l'Università degli Studi di Chieti e Urbino
A cura di Francesca Parlato
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Ci vorrebbe una patente. Se per guidare un motorino o un'automobile è necessario superare un esame, prima di dare ai bambini uno smartphone e il permesso di iscriversi a un social network sarebbe importante fornirgli le istruzioni per l'uso. Così imparerebbero da subito a riconoscere il cyberbullismo, a essere più attenti riguardo i contenuti personali che caricano sul web, a riconoscere quando una challenge può essere rischiosa. L'età in cui i bambini entrano in possesso di uno smartphone è sempre più bassa, ormai si aggira intorno ai 9 anni, e una recente indagine dell'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo (Di.Te.) su 3500 bambini tra gli 11 e i 13 anni, ci fa capire perché è così tanto urgente prendere provvedimenti. Secondo la ricerca infatti il 37,1% degli intervistati ha partecipato a challenge pericolose, più di un bambino su quattro ha inviato proprie foto o video intimi via chat o Social e il 43,1% ha ricevuto foto o video intimi via chat. "Sono numeri che sconcertano – ha detto a Fanpage.it il dottor Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta esperto in dipendenze tecnologiche e cyberbullismo e presidente dell'associazione Di.Te. – Solitamente non indaghiamo sui ragazzi di questa fascia d'età perché per iscriversi a un social network, come previsto dalla normativa vigente, bisognerebbe avere almeno 14 anni. Leggere che più di un bambino su quattro invia proprie foto intime ci fa capire il grande rischio che stiamo correndo".

Regole rigorose e password condivise

Prima di dare ai bambini uno smartphone l'ideale sarebbe fare un periodo di prova. "Bisogna essere realisti, lo smartphone fa parte della nostra quotidianità, negarlo sarebbe inutile e servirebbe soltanto a idealizzare quest'oggetto. Quello che però un genitore può fare è dare al proprio figlio un vecchio telefono e insegnargli le regole per un uso consapevole. In questo modo i bambini impareranno anche ad attendere, a non avere tutto e subito. E servirà ai genitori per imparare a gestire la frustrazione di un no". Parental control, limitazioni di ore di utilizzo, orario in cui si spegne: sono tutte regole che servono per guidare i bambini a un uso attento e rigoroso dello smartphone. "Le password ad esempio devono essere sempre condivise: questo non vuol dire che un genitore dovrà controllare continuamente lo smartphone del figlio. Ma entrambi devono sapere che esiste questa possibilità".

Miglioriamo il dialogo

‘Cosa hai fatto oggi a scuola?' è la domanda tipica di ogni genitore. E oggi secondo lo psicologo Lavenia bisognerebbe declinarla anche sulle attività online. "Dobbiamo chiedere ai ragazzi come è andata la loro giornata sul web. Entrare nel loro mondo. Senza avere un fare inquisitorio". Si tratta di un modo utile anche per evitare che i profili social dei ragazzi diventino il loro lato oscuro e qualcosa di completamente scisso dalla vita reale. "L'importante è non lasciarli soli, così come non li lasceremmo da soli in casa. I ragazzi devono essere guidati anche quando si tratta di internet".

Educazione sessuale

Il fatto che più di un bambino o bambina su quattro abbia inviato proprie foto intime ci fa comprendere perché l'educazione sessuale non può essere delegata alle notizie che i bambini si rimbalzano l'uno con l'altro o rimandata a un'età più adulta. "I genitori parlano poco del tema del sesso mentre i bambini, anche i più piccoli, grazie agli smartphone hanno la possibilità di accesso a siti porno – spiega lo psicologo – E sono anche molto più sessualizzati rispetto alle generazioni precedenti. Per questo è meglio che i genitori siano presenti e che parlino di questi temi, senza lasciare non detti". Oggi è difficile far comprendere ai ragazzi il concetto di intimità. "Questo però non riguarda soltanto il corpo ma anche i pensieri. Facciamoci caso: andiamo su Facebook e leggiamo quale è la domanda nel riquadro dove possiamo scrivere uno status. Non ci chiede cosa stiamo facendo o cosa stiamo dicendo, ma ‘Cosa stai pensando'. Anche i nostri pensieri oltre al nostro corpo sono più esposti. Idem per i messaggi vocali, che sono diventati uno strumento pericolosissimo per i ragazzi". D'altra parte non si possono incolpare i bambini di non sapere fare un'adeguata valutazione del rischio. "L'amigdala, la parte del cervello deputata al controllo e alla percezione del pericolo, si sviluppa completamente soltanto a 21 anni. I ragazzi non possono conoscere o riconoscere tutti i rischi di caricare una loro foto o video online". 

Il buon esempio

Vero è che sembra un paradosso educare i ragazzi a una gestione sana dello smartphone e dei social, quando ci sono schiere di adulti che potremmo definire digitalmente immature. A partire dagli hater a finire con quelli che diffondono materiale privato senza alcuna autorizzazione. "I genitori che postano foto in costume, che stanno sui social a tutte le ore, magari anche mentre sono a tavola, non sono un buon esempio per i ragazzi. Bisogna preparare i figli all'uso dello smartphone, creare dei presupposti e non bisogna dimenticare che i genitori sono responsabili fino a 18 anni di quello che i figli fanno sul web". L'idea di una patente digitale è condivisa anche da moltissimi ragazzi. "Dalle nostre ricerche è emerso anche che il 50% dei ragazzi ritiene utile un patentino digitale prima di ricevere lo smartphone e che l'83% desidererebbe delle lezioni di educazione digitale a scuola". Con il Covid e la vita che si è spostata quasi interamente online a genitori, adolescenti e bambini non farebbe male un corso accelerato di cultura e educazione digitale.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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