Corre l'anno 1946: Dino Villani s'inventa un concorso per eleggere la ragazza più bella d'Italia, che diventa uno dei principali portali di accesso per entrare nel mondo del cinema. Sfilano a Miss Italia vere e proprie future dive dello star system italiano, da Sophia Loren a Silvana Mangano. Passano gli anni e quella passerella diventa un punto di riferimento per le ragazze che vogliono sfondare nello spettacolo e nella televisione: lì danno avvio alle loro fortunate carriere Anna Valle, Miriam Leone, Danny Mendez, Anna Falchi, Simona Ventura. Nel frattempo il prestigio di quel trampolino di lancio crolla a picco inesorabilmente, edizione dopo edizione. Arriviamo al 2020 quando (in piena pandemia) Patrizia Mirigliani, subentrata nell'organizzazione del concorso, decide che i tempi sono ancora maturi per svolgere un concorso che per quanto ha potuto ha cercato di adattarsi: l'abolizione delle misure, l'apertura alle donne sposate, l'innalzamento dell'età massima delle partecipanti, l'ampliamento anche a quelle nate in Italia da genitori stranieri. Ma se sulla carta il concorso ha potuto modificare il proprio regolamento, quello su cui ha avuto ben poco potere è stata la percezione di tutto questo dall'esterno. Perché oggi qualcuno dovrebbe spontaneamente scegliere di sintonizzarsi su un'emittente per veder sfilare ragazze in abito da sposa o da sera e per sentire dalle loro bocche frasi del tutto intrise di un qualunquismo e un buonismo del tutto superfluo? Nessuno ne sente l'esigenza.

Un concorso di bellezza, dove fingere che la bellezza sia secondaria

La scenetta si è ripetuta anche quest'anno: perché sì, Miss Italia si è potuto svolgere col distanziamento sociale e senza pubblico, ma proprio non si è potuto fare a meno di portare avanti un insensato "politicamente corretto" che vuole a tutti i costi una Miss Italia capace di formulare un pensiero "compiuto e profondo". Lo chiamano concorso di bellezza, ma bisogna fingere che a vincere sia anche l'intelligenza. Come se non fossero bastate le gaffe degli ultimi anni, rimaste nella storia più dei nomi stessi delle vincitrici, per esempio quando nel 2015 Alice Sabatini alla domanda «In che epoca storica ti sarebbe piaciuto vivere?» rispose: «Nel 1942, durante la guerra, perché in quanto donna sarei stata a casa». Passi il fattore emotività, ma forse dovrebbe bastare una sfilata di moda per eleggere la più bella in un concorso di bellezza per definizione. E invece dobbiamo ascoltare le aspiranti Miss raccontarsi su Instagram. Per accedere alla fase finale del concorso, infatti, quest'anno è stato loro chiesto di argomentare, in un video social, il loro ideale di donna moderna. Ecco quindi il tripudio delle frasi fatte: «La donna è simbolo di bellezza ed eleganza, ma oggi è diventata anche ambiziosa» oppure «La mia idea di donna è resiliente».

Ha senso Miss Italia nel 2020?

Miss Italia 2020 si chiama Martina Sambucini, ha 19 anni e viene da Frascati. Difficile che qualcuno possa ricordarsi di lei tra un paio d'anni, salvo intraprendere una carriera davvero brillante, come in effetti è successo per alcune sue gloriose antecedenti, anche se ultimamente se ne annoverano molte di più finite nel dimenticatoio. Sono finiti i tempi in cui Miss Italia sfornava dive, attrici, modelle. Il concorso è del tutto anacronistico ormai. Si fa tanto per proporre modelli diversi e inclusivi, per poi ritrovarsi la reginetta di bellezza costretta a dimostrare di essere "anche" intelligente. Proprio perché alla donna non viene più richiesto il patentino della bellezza, o meglio si sta lavorando proprio per questo, è alquanto fuori tempo far sfilare ragazze per dire chi è la più bella, a patto però che si finga che l'interesse sia su altro. Forse tutto questo apparirebbe molto più sensato se effettivamente ci si limitasse a questo: forse il pubblico apprezzerebbe di più una Miss Italia bella, punto. Perché tutto sommato ci si aspetta questo, da una reginetta eletta in un concorso di bellezza. E invece ci siamo dovuti sorbire le video presentazioni delle aspiranti partecipanti su Instagram, con frasi scopiazzate l'una dall'altra e lette a mo' di copione. Ridateci, per favore, Sandra Marchegiano, che almeno era realmente genuina nel suo essere «contenta pe’ fa’ ‘sta sfilata».