In ufficio basta uno starnuto o un colpo di tosse del vicino di scrivania a scatenare il panico. Chi già tendeva a essere ipocondriaco prima della pandemia, oggi sa bene quale terrore può provocare anche un banale raffreddore. C'è chi accusa sintomi immaginari, chi invece inizia a fare una sfilza di domande a "dottor Google".  "Chi soffre di ipocondria è una persona eccezionalmente sensibile ai rischi, ai pericoli e ai vissuti dell'essere ammalato – ha spiegato a Fanpage.it il presidente della SIP, Società Italiana di Psichiatria, Massimo Di GiannantonioSi tratta di una psicopatologia che può comportare, per una persona che ne è affetta, una sofferenza da lieve a grave". Con il Coronavirus, la paura del contagio, la sensazione di essere più vulnerabili e esposti, ha innescato inevitabilmente un aumento del numero di persone che soffrono di ipocondria. "Sia l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che la SIP, hanno rilevato proprio come si sia complicata la situazione per gli ipocondriaci: l'aumento della minaccia alla propria integrità, l'aumento dei rischi di contrarre l'infezione senza avere una possibilità reale e definitiva di proteggersi, aver visto parenti o persone care affette dal virus, ha reso tutti noi più vulnerabili davanti all'oggettiva possibilità di contrarre l'infezione. Una situazione che nella mente di un ipocondriaco può diventare un fattore moltiplicatore di ansia e angoscia".

Cosa succede nella mente dell'ipocondriaco

Ingigantire ogni sintomo, aggrapparsi a sensazioni quasi sempre irrilevanti sono due classici comportamenti da ipocondriaco: "Chi ne soffre dilata e ipertrofizza una serie di pensieri e preoccupazioni sul proprio stato di salute, interpretando male dei sintomi non significativi". Ogni starnuto o doloretto diventa un inequivocabile segnale che il corpo sta mandando: "L'ipocondria – spiega lo psichiatra – è associata a un'immagine di sé fragile e debole, con poche difese rispetto alle aggressioni dalle malattie. E ogni sintomo diventa la prova provata e certa di essere ammalati". Figure parentali deboli o scarsamente protettive, una storia di grave malattia alle spalle, possono sicuramente influenzare la comparsa dell'ipocondria: "Nel secondo caso a volte la paura provata durante il percorso della malattia è tale da poter innescare una reazione ipocondriaca". 

Da lieve a grave: le sfumature dell'ipocondria

Non tutti gli ipocondriaci sono uguali. Per qualcuno la paura di una malattia si consuma velocemente senza grandi turbamenti, in altri invece può diventare un'ossessione. "L'ipocondria lieve – spiega il professore – è una preoccupazione transeunte, leggera, un'ipotesi virtuale di malattia. Il grave invece darà immediatamente corso ai suoi pensieri. Sarà sempre orientato verso un'evoluzione sfavorevole della sua presunta malattia". L'ipocondriaco grave inizierà in maniera compulsiva a fare ricerche, cercare rassicurazioni, chiedere consigli, in alcuni casi si farà addirittura visitare, eseguirà esami diagnostici e analisi. "In questi casi il sintomo soggettivo diventa, per l'ipocondriaco, oggettivo".

I soggetti più a rischio: gli anziani e le donne

Ci sono due categorie di soggetti che in questo periodo, con la pandemia ancora in corso, hanno più probabilità di diventare ipocondriaci: gli anziani e le donne. "Gli anziani, lo sappiamo sono particolarmente vulnerabili e sensibili. Ma sono da proteggere anche le donne. Soprattutto quelle che hanno un carico familiare da gestire e con cui dover fare i conti". Lavorare da casa, interrompendo la relazione con il posto di lavoro, gestire i figli che fanno didattica a distanza, dedicarsi alle cure di un paziente anziano, possono influire sull'insorgere dell'ipocondria. "Queste persone corrono il rischio di trasformare l'eccesso di impegno psichico in una somatizzazione di questo carico ansioso e depressivo che si tramuterà poi in ipocondria".

Come tenere sotto controllo l'ipocondria

Il primo consiglio per non farsi sopraffare dall'ipocondria è scegliere accuratamente le fonti di informazione. L'ipocondriaco una volta convinto di soffrire di alcuni sintomi esegue da sé la diagnosi, si rivolge al dottor Google, naviga sui forum e finisce spesso per trovare le sue risposte su siti non così attendibili. "Bisogna sempre far riferimento a fonti ufficiali come quelle del Ministero della Salute, società scientifiche o certificate". E poi il secondo consiglio è evitare di cadere nel circolo vizioso dell'ipocondria. "Se proprio ci sembra di avvertire dei sintomi anomali, fissiamo pure una visita, facciamo delle analisi, affidiamoci a un esperto. Ma una volta certificata l'assenza di malattia, bisogna obbligatoriamente stoppare il circolo vizioso dell'ipocondria. Fermarsi e sbarrargli la strada". Infine quando è talmente invalidante e invasiva da condizionare le proprie giornate, da rendere impossibile il lavoro e una vita sociale ordinaria, è il caso di rivolgersi a uno specialista. "Dietro l'ipocondria possono rivelarsi due grandi problemi di tipo psichiatrico come ansietà e depressione. Per questo è bene, soprattutto se talmente grave da causare ad esempio l'isolamento sociale e il deteriorarsi dei rapporti interpersonali, rivolgersi a un esperto che valuterà il tipo di percorso (eventualmente anche farmacologico) da seguire".

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