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19 Luglio 2021
13:26

Scendono in campo in pantaloncini: giocatrici di pallamano multate perché rifiutano gli slip

Ai Campionati Europei di pallamano in Bulgaria la nazionale femminile norvegese ha sfidato il regolamento, scendendo in campo con degli shorts al posto degli slip imposti dal regolamento. Le ragazze hanno voluto in questo modo ribellarsi al dress code sessualizzante che le mette a disagio.
A cura di Giusy Dente
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Nello sport non esiste sesso. Atleti e atlete sono professionisti che hanno scelto di lavorare col loro corpo, ma che si tratti di un ring, un campo di calcio, una piscina o una trave ciò che viene chiesto è portare le loro competenze, la loro sana competitività, la loro voglia di superare limiti, di spingersi sempre un po' più più in là. Lo sport è passione e fatica, richiede rinunce e sudore ed è importante, in quello che si fa, sentirsi a proprio agio in quel corpo così sotto pressione, messo al centro di tutto e osservato. Ma gli occhi che guardano, in che modo lo fanno? Purtroppo c'è una certa tendenza alla sessualizzazione soprattutto nei confronti delle atlete donne: non si riesce a scindere la loro immagine dall'idea di femminilità, in un mondo ancora fortemente maschilista dove la disparità di genere è all’ordine del giorno. I risultati per loro non bastano: l’accento (spesso fortemente critico) è posto continuamente sull’aspetto fisico, sulla vita privata, sulla sessualità e sull'abbigliamento. Proprio su quest'ultimo aspetto la squadra di pallamano norvegese femminile ha avviato la sua protesta.

Se sei donna la pallamano si gioca in slip

Ai Campionati Europei di Beach Handball a Varna (in Bulgaria) si è accesa la polemica sull'obbligo imposto alle squadre femminili di indossare lo slip in campo. La Federazione Norvegese di Pallamano (NHF), sostenuta dalla Svezia, aveva richiesto che le sue giocatrici partecipassero al torneo in pantaloncini, lamentando un disagio da parte delle ragazze per le dimensioni regolamentari degli slip, un po’ troppo ridotte. La risposta è stato un secco rifiuto con minaccia di multe e squalifica, qualora ci fosse stato il mancato rispetto del regolamento. Questo, infatti, impone alle atlete per la parte superiore un reggiseno sportivo aderente e per quella inferiore uno slip che copra non più di 10 centimetri di glutei. "È imbarazzante" aveva commentato il capitano della squadra Katinka Haltvik all'emittente norvegese NRK, sostenuta nella sua protesta dall’allenatore Kåre Geir Lio.

No al dress code sessualizzante nello sport

Da diverso tempo la nazionale norvegese femminile di pallamano si batte contro il dress code che impone loro di indossare degli scomodi e sgambati slip alle competizioni. Non sono le sole ad aver acceso il faro sulla sessualizzazione femminile nel mondo dello sport. Anche la ginnasta Sarah Voss di recente ha lamentato un certo disagio nel dover obbligatoriamente indossare il body sgambato e per questo ha deciso di partecipare agli Europei di ginnastica artistica di Basilea con una tuta intera. Il dress code è avvertito da molte ragazze, che magari vorrebbero avvicinarsi a una certa disciplina, come un limite. La battaglia della ragazze della pallamano, infatti, viene condotta anche per poter rendere lo sport più inclusivo, oltre che paritario per uomini e donne. Nessun dress code rigido, infatti, è imposto ai loro colleghi uomini, i quali indossano dei normalissimi pantaloncini sportivi. Questi potrebbero anche risolvere la questione mestruazioni: nei giorni del ciclo indossare obbligatoriamente degli slip può certamente generare imbarazzo e fastidio. Proprio contro il codice di abbigliamento sessualizzante, la nazionale femminile norvegese di pallamano ha deciso di scendere in campo in shorts domenica, sfidando le regole. Le ragazze per la finale di bronzo contro la Spagna al Campionato Europeo hanno sostituito i loro slip. "È stato un gesto spontaneo. Abbiamo pensato: ora lo facciamo e basta, poi vedremo cosa succede" ha detto la Haltvik a NRK. La partita l'hanno persa, classificandosi quarte e sanno benissimo che andranno incontro a una sanzione: la Federazione Internazionale non ha affatto gradito questo affronto, ipotizzando addirittura la squalifica. Ma per loro era più importante fare qualcosa: "Spero che ci sarà una svolta e che la prossima volta potremo indossare quello che vogliamo. Dovrebbe essere uno sport inclusivo non esclusivo".

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