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Sberle e punizioni nei bambini possono causare danni al cervello: lo rivela uno studio

“Uno sculaccione ogni tanto non crea particolari traumi nei bambini, adottare un metodo educativo duro, a base di punizioni psicologiche e traumi fisici invece sì”. La psicologa Elisa Marcheselli spiega i risultati dello studio canadese condotto su famiglie caratterizzate da una genitorialità dura e severa.
Intervista a Dott.ssa Elisa Marcheselli
Psicologa e psicoterapeuta, specializzata in psicologia dello sviluppo e dell'educazione
A cura di Francesca Parlato
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Sono vietate in 53 paesi del mondo, l'ultimo a metterle al bando nel 2020 è stata la Scozia. E oggi arriva anche uno studio dell'Università canadese di Montreal, pubblicato online dalla Cambridge University Press, a dimostrare che la genitorialità dura, se protratta negli anni, è in grado di influire negativamente sullo sviluppo di alcune zone del cervello dei bambini. "Secondo questa ricerca un bambino che vive in un ambiente dove vige l'atteggiamento della paura o del terrore, quasi sicuramente andrà incontro a un'anomalia nello sviluppo dell'amigdala e della corteccia prefrontale – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Elisa Marcheselli, psicologa e psicoterapeuta L'amigdala è quella parte del cervello che gioca un ruolo di primo piano nella gestione dell'ansia. Se sollecitata troppo nella fascia d'età che va da 0 a 4 anni potrà dare dei problemi come attacchi di panico e ansie in età adulta". Il lobo prefrontale invece ha una natura esecutiva e si occupa proprio della gestione della reattività. "È la zona deputata all'organizzazione dei nostri comportamenti. Ed è stato dimostrato da vari studi che nei bambini che hanno subito atteggiamenti repressivi duri e violenti da parte dei genitori, questa zona si sviluppa in maniera anomala, provocando delle difficoltà nella gestione della reattività e dell'emotività anche in età adulta".

Vietati anche gli sculaccioni? Non sempre

Ma se è vero che sberle, schiaffi e punizioni corporali nei confronti dei bambini sono tutt'altro che educativi, ed è giusto che ci siano leggi ad hoc per tutelarli, lo stesso si può dire anche della classica sculacciata? "Io credo di no – spiega la psicologa – Se non si tratta di un'abitudine, se il genitore non assume dei comportamenti violenti o fortemente severi, il classico sculaccione non è necessariamente da demonizzare". Secondo la psicologa la sculacciata può avere anche un valore simbolico nel bambino, fino ai 5-6 anni. "Un bambino così piccolo non ha la capacità cognitiva di cogliere il linguaggio degli adulti. Per questo un piccolo sculaccione (che non gli faccia del male) è un gesto che può diventare esemplare per fargli comprendere l'errore". Non deve essere però uno sfogo del genitore esasperato. "Deve essere soltanto un metodo per capire che è stato superato un limite. In questo caso uno sculaccione non crea traumi (a differenza ad esempio di una sberla sul viso) ma è un semplice comportamento non verbale che agisce nell'immediata emotività del bambino". Superata però questa fascia d'età questo tipo di gesto è sconsigliato. "In generale, l'auspicio è comunque cercare di usare un metodo del genere comunque con estrema cautela. Superati i 6 anni c'è anche un cambiamento cognitivo nel bambino che a quest'età è in grado di capire tutto e ogni capriccio potrà essere risolto attraverso le parole".

Punizioni sì o no?

Quando si parla di genitorialità dura si intende anche un atteggiamento educativo di tipo punitivo da parte di madre e padre nei confronti dei propri figli. "Credo che le punizioni non abbiano alcuna funzione se non quella di creare l'idea di trasgressione nella mente del bambinospiega Marcheselli – Così come chiudere il bambino in una stanza buia, minacciare l'arrivo di mostri che lo porteranno via, sono paure che vengono inoculate e trattenute poi dall'amigdala causandone uno sviluppo scorretto e disfunzionale". Più che una punizione, come la sottrazione di un gioco o il divieto di guardare la televisione può essere utile fare leva su altri atteggiamenti. "La psicologia ci insegna che quello che funziona molto di più il rifiuto a livello emotivo da parte del genitore. Rifiutare un comportamento del bambino ignorandolo oppure non coccolandolo è più funzionale. Ovviamente lo scopo non è mai malevolo. Semplicemente se il bambino si comporta male ‘subirà' un atteggiamento più freddo. Questa modalità è più utile rispetto al ‘togliere qualcosa' come un videogioco ad esempio, e comportarsi come se nulla fosse accaduto, perché in questo caso mancherebbe la coerenza, e il bambino rischia di essere confuso da questo atteggiamento ambivalente". Lo strumento principale di educazione è dunque la comunicazione, sia verbale che non. "Una comunicazione incoerente, secondo alcuni studi, rischia anche di portare dei disturbi mentali nei bambini".

I consigli della psicologa

Autorevolezza, coerenza, bigenitorialità, sono alcune delle caratteristiche che secondo la psicologa bisognerebbe adottare nell'educazione dei propri figli. "Il capriccio di un bambino è sempre sintomo di una mala gestione dell'adulto. I genitori possono gestire in maniera funzionale o disfunzionale il carattere e le inclinazioni dei figli. L'importante è stare sempre attenti a non creare traumi a non eccedere. Uno sculaccione o un muso lungo da parte della madre o del padre non sono mai fattori traumatici per un bambino, anzi possono avere un valore simbolico importante". Educazione funzionale vuol dire assicurare ai propri figli prima di tutto affettività e empatia e poi comportarsi in maniera coerente dove alla comunicazione verbale segue un adeguato atteggiamento non verbale, dove i genitori si dimostrano compatti nel tipo di educazione e nelle risposte da dare ai figli. "La discrepanza tra genitori rischia di creare un conflitto importante nel bambino e un eventuale uso strumentale da parte sua nello scegliere a chi rivolgersi per ottenere qualcosa". Da condannare senza possibilità di appello invece tutti quei comportamenti disfunzionali che gli adulti possono mettere in atto dando luogo a dei traumi. "Si tratta spesso non soltanto di azioni vere e proprie, come botte o schiaffi o urla, ma di vere e proprie ritorsioni psicologiche che possono dare il via a rapporti malsani e in grado di compromettere la crescita e lo sviluppo del bambino". 

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