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San Valentino, da Pavese a Sartre: le dieci storie d’amore più belle tra i grandi della letteratura

Sono tra i più grandi autori delle loro epoche. Scrittori, poeti, narratori, che hanno affidato alle pagine bianche il loro ricordo immortale. Protagonisti loro stessi di storie d’amore appassionate e cariche di tormenti. Da Leonard e Virginia Wolf, a Salvatore Quasimodo e Sibilla Aleramo, passando per Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Ecco le dieci storie d’amore più belle.
A cura di Beatrice Barbato
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Hanno scritto le pagine più belle delle letteratura italiana e straniera: La luna e i falòEd è subito sera, e poi Al faro, Un uomoLa Nausea. Hanno affidato, alla prosa o ai versi, i drammi più intensi  e le passioni più viscerali che hanno vissuto. Hanno dato vita a personaggi indimenticabili e disegnato mondi diversi in cui rifugiarsi. La storia li ricorda per i riconoscimenti che hanno ricevuto, i libri che hanno pubblicato, le battaglie di pensiero che hanno portato avanti. Loro stessi, però, sono stati protagonisti di amori senza tempo. In occasione di San Valentino, ricordiamo i dieci intrecci d’amore più belli.

Cesare Pavese e Fernanda Pivano

Si conobbero tra i banchi di scuola al Liceo D’Azeglio di Torino. Fernanda all’epoca era un’allieva, folgoratasi di quel giovane supplente per come «leggeva Dante o Guido Guinizelli e li rendeva chiari come la luce del sole». Si incontrarono nuovamente qualche anno dopo, dopo che Pavese era tornato dal confino e la Pivano era già all’università. Fu lui a farle scoprire Ernest Hemingway, Walt Whitman, Sherwood Anderson ed Edgar Lee Masters. Incontri che gettarono le basi per la futura carriera da traduttrice. L’amore che lui provava per lei non era ricambiato e lo testimoniano i rifiuti opposti da Fernanda alle sue due proposte di matrimonio. Al posto suo, sposò l’architetto e designer Ettore Sottsass, pur mantenendo con il suo maestro e mentore un profondo legame d’affetto. Pavese si suicidò 27 agosto 1950, lasciando un biglietto in cui chiedeva perdono a tutti. «Di che cosa Pavese? Che cosa le avevo fatto, che cosa mi aveva fatto, che cosa ci aveva fatto dopo aver aiutato decine di scrittori a farsi conoscere, con quel suo viso tragico che aveva dimenticato il sorriso, quella sua vita segreta che non aveva svelato a nessuno, quella sua infinita conoscenza del mondo che non le è bastata per sopportarlo», scriverà lei, poco dopo la sua morte.

Elizabeth B. Barrett e Robert Browning

«Amo i vostri versi con tutto il cuore, cara signorina Barrett». Era il 10 gennaio 1845 e quelle parole sarebbero state le prime di molte altre, 573 lettere per la precisione. Un anno dopo si giurarono amore eterno a Pisa, vissero a Firenze e viaggiarono per tutta l’Italia, il Paese che aveva donato una nuova vita alla poetessa, piuttosto cagionevole di salute. Un figlio e una raccolta poetica intitolata Sonetti dal portoghese furono il frutto del loro amore. Alla morte di lei, Barrett partì per Venezia perché il ricordo di quei luoghi condivisi, sarebbe stato causa di un dolore troppo grande.

Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir

Scandalosi e all’avanguardia, è così che si potrebbero definire i due intellettuali francesi più famosi del Novecento. Si conobbero, grazie a un amico in comune, quando lei stava per ottenere l’abilitazione per insegnare filosofia. Iniziarono a parlare di politica, di letteratura e di amore e non smisero più. Suggellarono un patto che consisteva nel “matrimonio morganatico”: tradimenti accolti ma sincerità totale, purché l’amore tra loro due fosse “necessario” rispetto agli altri che dovevano restare “contingenti”. Lui, padre dell’esistenzialismo, sicuramente non di bell’aspetto, geniale. Lei, madre del femminismo, bella e acuta. Restarono insieme 50 anni, legati da un amore viscerale. «La sua morte ci separa. La mia non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo», scrisse lei dopo la morte di Sartre. Oggi riposano vicini, al cimitero di Montparnasse.

Lou Andreas Salomé e Rainer Maria Rilke 

Si incontrarono a Monaco nel 1897, quando lei aveva 36 anni e lui 22. Di lei, affascinante intellettuale e già musa di Nietzsche, si era invaghito quel giovane poeta agli albori della sua carriera. Per tre anni furono amanti, ma la loro relazione non si perse mai del tutto, restando un punto di riferimento per entrambi. «Siamo stati marito e moglie prima ancora di diventare amici, non per scelta, ma per l’insondabile mistero di questa unione compiutasi quasi al di fuori della nostra volontà. Non due metà che si cercavano, ma la nostra totalità che si riconosceva tremante in un’unità incomprensibile, preordinata», si legge nelle memorie di lei, scritte dopo la fine della loro storia.

Leonard e Virginia Wolf

Si conobbero a Londra in un circolo letterario. Lui le chiese di sposarla perché certo del suo amore, lei accettò perché sapeva che le sarebbe stato di supporto alla sua instabilità mentale. A scandire il loro matrimonio furono le pubblicazioni di lei e lo sconforto nel quale cadeva ogni qual volta rileggeva le bozze dei suoi libri. Leonard le rimase accanto tutto la vita, gioendo per due ai successi della moglie, senza riuscire mai a salvarla. Il 28 marzo 1941, Virginia si gettò con le tasche piene di sassi nelle acque dell’Ouse, una metafora, forse, del suo stile che scorreva proprio come un fiume.  «Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi», scrisse lei nell’ultima lettera al marito.

Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani

Un amore più forte nei versi, di quanto non lo fu nella vita vera. Quando si conobbero Montale era già il noto poeta di Ossi di seppia, mentre lei era la direttrice della rivista letteraria Il dado. Condividevano la stessa passione per la letteratura, chiacchieravano lungo la Senna negli anni in cui lei studiava a Parigi e lui la raggiungeva come inviato del Corriere della sera. Il loro amore, però, non culminò mai in matrimonio, entrambi già legati ad altre persone (Drusilla Tanzi e Elemire Zolla). «Gli amori non durano se non nei versi che gli dedichiamo», scriverà lei come a sancire la fine di quel sentimento mai evoluto.

Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Verlaine godeva già di notevole fama quando incontrò il giovane prodigio Rimbaud. A guardare la loro relazione nascere fu la moglie di Paul, Mathilde, vittima di maltrattamenti e ingiustizie. Dopo l’ennesimo pestaggio e la richiesta di divorzio da parte di lei, i due partirono per Londra,  dove però la loro relazione iniziò a macchiarsi da continua litigi, violenza, coltelli sferrati e ferite. Moriranno lontani, dopo una vita passata a rincorrersi, Rimbaud per un tumore alle ossa e Verlaine di polmonite. «Mortale, angelo e demone, vale a dire Rimbaud, meriti il primo posto, tu, in questo mio libro».

Salvatore Quasimodo e Sibilla Aleramo

Forse quella con Quasimodo non fu la storia d’amore più importante di Sibilla Aleramo, ma sicuramente tra le più intense. Si conobbero nel gennaio del 1935, quando il poeta, all’epoca 34enne, si recò in visita presso la famosa soffitta della scrittrice, 59, in via Margutta a Roma. Trascorsero un anno intenso, incontrandosi quando potevano e scrivendosi parole d’amore quando erano lontani. «Scrivimi, cara, se sai pensarmi come io posso in questa solitudine. Ti bacio come nell’ultima notte che udii il tuo respiro di vita. Tuo Virgilio».  L’anno difficile di Quasimodo, la nascita della figlia da una relazione extraconiugale e le sue angosce, fecero spegnere quel fuoco con la stessa rapidità con cui era divampato. «Mi perdi, forse, mi perdi per non aver saputo perderti in me».

Oriana Fallaci e Alekos Panagulis

Intelligenti, brillanti, coraggiosi, non potevano che innamorarsi l’uno dell’altra. Tra fughe in Toscana e lotte al regime, vissero una passione fuori da ogni schema. «In un deserto dove ogni pianta è un miraggio, ogni filo di vento un’illusione, il deserto delle utopie, noi c’eravamo incontrati scordando di chiederci chi fossimo e dove volessimo andare; cani senza medaglia, ci eravamo presi per mano, e inciampando nelle dune di sabbia, cadendo, rialzandoci, inciampando di nuovo, ci eravamo fatti compagnia, legati dall’equivoco guinzaglio dell’amore». A separarli fu solo la morte di lui, dopo anni di carcere, in un misterioso incidente stradale.

Alda Merini e Giorgio Manganelli

Si conobbero nel 1947, lei aveva 16 anni e lui 27, sposato con Fausta Chiaruttini e padre di una bambina. Era lo stesso periodo in cui Alda iniziò a manifestare i primi segni del disturbo bipolare. Fu internata per un mese e all’uscita dalla clinica ad aspettarla c’era proprio Manganelli. La loro tormentata storia durò cinque anni, tra versi d’amore e quella follia condivisa da entrambi. «L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura. È importante, estremamente importante che l’amore vada male. L’amore è la più importante matrice di menzogna, e la menzogna la più grande matrice di mondi», scriverà Manganelli molti anni dopo, ricordando quel sentimento.

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