Nell'ultimo mese il revenge porn ha riempito le pagine di tutti i giornali. C'è stato prima il caso della maestra di Torino, il cui ex fidanzato ha condiviso fotografie e video intimi con i propri amici del calcetto, e poi c'è stata la vicenda di Guendalina Tavassi, il suo smartphone è stato violato e sono state diffusi su siti pornografici dei video girati con il marito. Ma per farvi un'idea della reale portata di questo fenomeno basta guardare i numeri che ha diffuso la polizia: nell'ultimo anno 718 video o immagini di donne riprese durante momenti di intimità sono stati diffusi a loro insaputa. Per rendere ancora tutto più chiaro: due video al giorno. Questo vuol dire che ogni giorno due donne subiscono una violazione totale della propria intimità e quasi sempre da parte di persone verso cui provavano affetto e in cui riponevano fiducia.

Intimità violata

La diffusione di immagini o video privati, girati in momenti di intimità, è una delle peggiore forme di violenza che si possa subire: "Il proprio mondo interno viene mostrato a tutti. Non si tratta soltanto di pudore, è proprio il sé, l'immagine che noi abbiamo di noi stessi, a crollare" ha spiegato a Fanpage.it il lo psicologo e psicoterapeuta Roberto Pani, docente dell’Alma Mater Studiorum, di Bologna. Secondo una ricerca del 2019 della Polizia di Stato in collaborazione con skuola.net, il 24% dei giovanissimi, tra gli 13 e i 18 anni, invia abitualmente immagini a sfondo sessuale e tra questi il 15% ha raccontato di aver subito la condivisione di queste immagini senza alcuna autorizzazione. "Quando una vittima di revenge porn è un'adolescente, superare questo trauma è ancora più complesso. A quell'età infatti il proprio io, il proprio intimo si sta ancora costruendo e la diffusione di immagini così personali, comporta la distruzione di sé stesse. La vergogna che si prova è atroce".

La ricostruzione del sé

Una vittima su due di revenge porn ha pensato al suicidio. Chi subisce una vendetta pornografica vive una situazione di impotenza, la diffusione di un video a macchia d'olio, che rimbalza in maniera incontrollata da una chat all'altra, sembra un'emorragia inarrestabile: "A differenza di una violenza fisica, che è una situazione drammatica ma confinata tra due persone, con il revenge porn non ci sono limiti, tutto il mondo potrebbe conoscere la sfera intima di quella persona. É incontrollabile". Ma anche se il percorso è in salita, superare questo trauma si può, un aiuto di uno psicologo è quasi sempre indispensabile: "Quando si deve affrontare un evento come questo bisogna lavorare sul dialogo intrapsichico. Tutti noi abbiamo degli interlocutori interni, che ci parlano, ci giudicano e a volte ci assolvono. – spiega il professor Pani – E in casi come questo ci fanno sentire di non valere nulla". Subire revenge porn porta a credere alle vittime che la loro vita e che la loro immagine siano state distrutte per sempre: "La percezione di sé sarà profondamente in crisi, ma questo non vuol dire che non se ne possa uscire. Durante una terapia (la psicoterapia analitica è quella più efficace perché ci permette di entrare a fondo in questo dialogo interiore) gli interlocutori che inizialmente ci attaccano, ci giudicano e ci fanno provare vergogna, si armonizzano. E piano piano, la vittima riuscirà a sentirsi meno confusa e meno angosciata". Correre ai ripari però non basta, non basta agire con le terapie per superare i traumi e non bastano i processi e le aggravanti del codice penale. Occorre risolvere il problema a monte: sradicare la cultura maschilista che crede ancora di poter disporre a proprio piacimento e a scopo vendicativo del corpo delle donne.

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