"C'è chimica". Quante volte abbiamo sentito questa battuta nei film o da un'amica per raccontare del suo ultimo colpo di fulmine. Ma non è solo un modo di dire. A influire sull'andamento di una relazione, dalla nascita alla fine, oltre a sentimenti, interessi comuni e affinità sono anche molecole e ormoni. "Quando si dice ‘C'è chimica' si indica proprio la percezione di una connessione particolare, un viscerale, sensuale “senso di familiarità” con il partner – ha spiegato a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeuta Annalisa Barbier, esperta in neuropsicologia – L'amore passionale, secondo gli studi condotti dall'antropologa e ricercatrice Helen Fisher, è stato associato infatti alla presenza di elevati livelli di neurotrasmettitori quali dopamina e norepinefrina, e bassi livelli invece di serotonina". Amore,  passione, coinvolgimento sono entità non misurabili tra due amanti, ma in ciascuna fase, dall'innamoramento all'attrazione relazione, come ci dice la scienza, sono coinvolte diverse e specifiche strutture cerebrali e particolari neurotrasmettitori.

Le fasi dell'amore

Dal colpo di fulmine alla fase di "crociera" della relazione, fino alla crisi: ognuno di questi momenti è caratterizzato da un particolare assetto chimico ormonale. "La dottoressa Fisher afferma che l’amore romantico può essere classificato in desiderio passionale, attrazione e attaccamento". La prima fase, quella del desiderio è caratterizzata da una forte componente di attrazione sessuale. "C'è una produzione significativa, stimolata dall'ipotalamo, di ormoni sessuali quali testosterone e estrogeno, rispettivamente prodotti da testicoli e ovaie, che aumentano il desiderio e la disponibilità sessuale in uomini e donne. La base evolutiva è da ricercarsi nella spinta riproduttiva, che avviene attraverso l’accoppiamento". La seconda fase è quella dell'attrazione. "Qui prevalgono i neurotrasmettitori come dopamina e norepinefrina. La prima riveste un ruolo centrale nell’ambito del sistema cerebrale della ricompensa e viene rilasciata quando facciamo qualcosa che ci fa stare bene e ci gratifica (come ad esempio stare insieme al partner, fare l’amore, condividere attività)". Le risonanze magnetiche funzionali cerebrali delle persone innamorate cui viene mostrata la foto dell’amato, evidenziano anche un'iperattivazione delle aree cerebrali legate al circuito della ricompensa. "La dopamina è anche coinvolta nelle dinamiche di dipendenza comportamentale o da sostanze, e ci spinge a ricercare e ripetere quelle esperienze che si sono rivelate molto piacevoli e gratificanti. Dopamina e noradrenalina (o norepinefrina), nella fase dell’attrazione sono legate alla sensazione di euforia, al sentirci pieni di energia per cui abbiamo meno appetito, meno bisogno di dormire e ci sentiamo in generale più attivati. Questa sensazione di iperattivazione dipende dal fatto che la noradrenalina è un neurotrasmettitore coinvolto nelle risposte fisiologiche di attacco e fuga, le quali richiedono una grande ed immediata disponibilità di energia per poter fare fronte a eventi che ci allertano (potenziali pericoli e minacce) e stimolano le nostre risposte di difesa". Il comportamento delle cortecce prefrontali in queste due prime fasi ci fa capire perché quando siamo innamorati a volte abbiamo difficoltà a prendere delle decisioni ponderate. "Queste zone, che sono sede del ragionamento critico e razionale sembrano essere ‘disattivate' durante il periodo iniziale di una storia d'amore". E poi c'è la fase ‘di crociera", passato il primo periodo di euforia e passione, la relazione prende un'altra piega. "Durante questa che viene definita come fase dell’attaccamento, gli ormoni prevalentemente coinvolti sono ossitocina e vasopressinaspiega la psicologa – Si passa dall’attrazione alla costruzione di un legame più intimo, fiducioso e durevole. L’ossitocina è prodotta dall’ipotalamo e rilasciata in grandi quantità durante l’attività sessuale, l’allattamento e il parto. Viene tipicamente considerata “l’ormone delle coccole” ed è prodotta in tutte quelle attività finalizzate alla creazione di legami".

Quanto dura l'innamoramento

Desiderio passionale e attrazione caratterizzano la fase della relazione dalla quale nessuno vorrebbe mai uscire, ovvero l'innamoramento. "Secondo quanto ormai comunemente affermato dalla ricerca, pare duri all’incirca tre anni". Dopo questo periodo ci sono due possibilità per la storia secondo la psicologa "Si può trasformare in una relazione forse meno passionale ma più intima, consapevole, aperta all’impegno e alla progettualità comune, oppure, se non riesce a trasformarsi, per diverse ragioni, in una relazione che consideri altri fattori oltre la passione e l'attrazione sessuale, è destinata a finire".

Il ruolo della feniletilamina

Un'altra molecola fortemente coinvolta nelle relazioni d'amore è la feniletilamina. "È conosciuta anche come PEA, è un alcaloide, un neurormone appartenente alla classe delle anfetamine, che viene prodotto naturalmente dall’organismo e stimola la produzione di dopamina. – spiega la psicologa – Accende il desiderio ed è coinvolta nelle sensazioni piacevoli e intense che si sperimentano quando ci si innamora: infatuazione, euforia ed eccitazione". Il PEA è anche presente in diversi alimenti. "In particolare nel cioccolato e nei formaggi fermentati e può influire positivamente sul tono dell’umore, grazie alla proprietà di aumentare il rilascio di norepinefrina, che a sua volta aumenta i livelli di dopamina e serotonina". 

Gli ormoni della crisi

Ma se ormoni e molecole giocano un ruolo così importante nelle fasi come innamoramento e attaccamento, quanto contano invece per la fine di una storia d'amore? Un calo di un ormone come la feniletilamina può provocare anche una crisi? "Le ricerche hanno dimostrato in modo attendibile che, nell’ambito della chimica dell’innamoramento, la feniletilamina, insieme ad altre molecole, ricopre un ruolo importante, tuttavia, sebbene la chimica rappresenti inevitabilmente un aspetto molto importante nelle relazioni, non possiamo ridurre ad una molecola il complicato incastro di diversi fattori responsabile della nascita, della durata o della fine di una storia d'amore".

Come affrontare la stanchezza in una relazione

Finito l'innamoramento, quando una relazione inizia la fase di consolidamento, può anche accadere di incappare in momenti di stanchezza. E in questi momenti più che la chimica sono importanti i comportamenti. "A volte, il fatto di avere accanto da molto tempo una persona, ci porta a darne per scontato l’amore, la disponibilità, il supporto o persino la presenza". Routine, abitudini, richieste e aspettative da soddisfare rischiano di farci dedicare sempre meno tempo a noi e ai nostri partner. "Il mio suggerimento è prima di tutto di avere cura di noi stessi, dell’altro e della relazione attraverso piccoli gesti di attenzione, gratitudine e rispetto e mantenere sempre vivo e vivace il confronto e l’impegno a risolvere insieme le difficoltà e gli impacci della vita di coppia, come una squadra. È importantissimo anche dedicarsi regolarmente degli spazi di vita – da soli e in coppia – in cui vivere momenti di svago e relax". La chimica conta ma i sentimenti e la cura di più. "Mi piace citare i versi di una canzone di Battiato: “Rara la vita in due, fatta di lievi gesti, e affetti di giornata consistenti o no, bisogna muoversi come ospiti pieni di premure con delicata attenzione, per non disturbare. Ed è in certi sguardi che si vede l'infinito”.

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