È stato un arresto cardiocircolatorio a strappare a questo mondo un uomo che nell'immaginario collettivo era quasi più una divinità. Mezzo mondo lo ha idolatrato ed eletto a migliore giocatore di tutti i tempi. Ma nono sono bastati il suo talento sovrumano né l'amore dei tifosi né quello di Napoli e dell'Argentina a salvarlo: dopo gli anni d'oro abbiamo visto El Pibe de Oro ritirarsi a causa dei problemi di tossicodipendenza a cui si sono sommati gli eccessi col cibo e l'alcol. L'obesità, gli interventi chirurgici, le diatribe legali, le amicizie con i camorristi: forse Maradona era davvero molto più umano di quanto si volesse ammettere. Una delle vicissitudini legali che lo ha visto protagonista è stata quella contro Dolce&Gabbana. Un mito della sua portata ha attirato l'attenzione di ogni media: è stato celebrato con film, libri, documentari e anche la moda a volte ha voluto rendergli omaggio. Ma non sempre è stato gradito.

Quella volta che Maradona segnò un rigore a Dolce&Gabbana

La diatriba risale al 2016, quando durante una sfilata di Stefano Dolce e Domenico Gabbana a Napoli gli stilisti portarono in passerella il nome di Maradona senza che lui ne fosse a conoscenza. Una modella aveva sfilato con una maglia azzurra recante il numero 10 e il nome del calciatore sulla schiena, senza che la casa di moda chiedesse però il permesso al diretto interessato. Non furono sufficienti le scuse, si andò per le vie legali. E il giudice del Tribunale di Milano condannò la Maison per utilizzo abusivo del nome e dell'immagine di Diego Armando Maradona: ben 70 mila euro la cifra del risarcimento. Madrina e ospite d'onore dell'evento era stata Sofia Loren e la sfilata presentava diversi omaggi allo spirito partenopeo: ricami, pizzo, abiti tradizionali, stampe col Vesuvio e oltre alla maglia di Maradona di seta aveva fatto la sua comparsa anche la fascia di Miss Eleganza vinta proprio dalla Loren nel 1950. Quelle quattro giornate di eventi avevano portato all'attenzione del mondo e dell'alta moda la ricchezza della cultura partenopea e il calore del suo centro storico, in particolare le vie di San Gregorio Armeno, il quartiere dei presepi. Ma tutto questo non aveva comunque attenuato l'ira de La mano de Dios.

Maradona in una campagna pubblicitaria di Louis Vuitton

Nel 2010 Louis Vuitton riuscì ad avere insieme, per la campagna pubblicitaria istituzionale Louis Vuitton Core Values, tre leggende del calcio: Pelé, Zidane e Maradona. La foto in questione, scattata da Annie Leibovitz, ritraeva i tre fuoriclasse al Café Maravillas di Madrid, intenti a disputare una partita di calcio-balilla. Sullo sfondo alcuni capi della collezione della Maison francese, tra cui il trolley Louis Vuitton Pégase personalizzato con le iniziali di Zinedine Zidane. La leggenda narra che la foto reale avesse come protagonisti solo il francese e il brasiliano. L’immagine di Maradona pare sia stata aggiunta in un secondo momento e che lui non fosse presente davvero insieme ai colleghi. Tante volte si è parlato di un rapporto non proprio idilliaco in particolare col brasiliano e della loro rivalità. Ma oggi più che mai "Maradona è meglio di Pelé", lo dice pure la canzone.