3 Settembre 2021
10:07

Quando l’amicizia è tossica: tutti i segnali per riconoscerla e come affrontarla

Anche un’amicizia può essere tossica. Quando c’è uno squilibrio, quando uno dei due pretende senza dare nulla in cambio, quando non genera gioia e condivisione, ma soltanto sofferenza, siamo in presenza di un rapporto tossico. Come riconoscerlo e in quale modo affrontarlo lo abbiamo chiesto alla psicologa Erica Pugliese.
Intervista a Dott.ssa Erica Pugliese
Psicologa, psicoterapeuta, presidente dell'Associazione Millemé
A cura di Francesca Parlato

Trent’anni fa usciva il film che avrebbe influenzato milioni di ragazze e che sarebbe diventato il metro di paragone delle amicizie al femminile. Thelma e Louise, nel 1991 divenne un manifesto per l’emancipazione femminile per una generazione di donne alla ricerca della propria dimensione, ma soprattutto raccontava, forse come mai prima di allora, una storia di amicizia. Affetto, comprensione, protezione sono i sentimenti che animano le due protagoniste, che diventano l’una la spalla dell’altra. Ma se da un lato avere un’amicizia così totalizzante riempie il cuore, arricchisce e ci fa sentire amate e speciali, dall’altro lato relazioni di questo genere possono prendere pieghe inaspettate e assumere i caratteri di quella che è a tutti gli effetti una relazione tossica. Siamo abituati a pensare che la tossicità sia una caratteristica dei rapporti di coppia e invece anche in un rapporto di amicizia quando si genera un disequilibrio e si instaura un rapporto di dipendenza affettiva siamo in presenza di una relazione tossica.

La dipendenza affettiva alla base dell’amicizia tossica

Sbilanciamento dei ruoli e assenza di reciprocità sono le caratteristiche tipiche di un’amicizia tossica. “Alla base c’è sempre una dipendenza affettiva e la vulnerabilità a quella che si definisce ‘colpa altruista’  – spiega a Fanpage.it la psicologa e psicoterapeuta Erica PugliesePer colpa altruista si intende la paura, immaginaria o reale, di vedere l’altro soffrire a causa nostra”. Per questo chi soffre di dipendenza affettiva cerca di non disattendere mai le richieste dell’altro. “Bisogna ricordare che le amicizie tossiche nascono sempre da un incontro tra due personalità che hanno già di per sé determinate tendenze. C’è chi ha più probabilità di sviluppare rapporti di dipendenza (solitamente lo fa anche sul lavoro o nelle storie d’amore) e chi invece è un parassita di affetto, un manipolatore”.

I segnali di un’amicizia tossica

Un’amicizia tossica è caratterizzata da alcuni segnali piuttosto precisi. “Il primo è l’alta richiestività. In un’amicizia tossica chi gioca il ruolo più forte alza sempre l’asticella dei propri bisogni e delle proprie richieste mettendo continuamente alla prova l’altra persona con le sue manipolazioni e i suoi ricatti”. E il malessere e l’affanno procurati dalla difficoltà ad accontentare tutte questi bisogni, sono gli stati d’animo tipici di chi si trova in queste dinamiche. “Anche se si vorrebbe interrompere il rapporto, perché ci si rende conto dello squilibrio e dall’eccesso di richieste, non lo si fa per paura di procurare sofferenze, perché si teme di fare qualcosa di sbagliato. C’e anche una vena masochistica in alcuni casi: ci si sacrifica e si soffre, in maniera consapevole, pur di non vedere l’altro stare male. E poi mentre nei rapporti malati di coppia uno dei timori più grandi è anche quello di restare soli, in questo caso è proprio la paura di vedere l’altro soffrire a a causa nostra che non permette di spegnere l’interruttore”. I segnali di un’amicizia tossica emergono anche dal punto di vista clinico: “Depressione, ansia e attacchi di panico sono i classici sintomi. Poi molti accusano anche una sensazione di soffocamento e oppressione al petto proprio perché vivono interiormente questa conflittualità tra il voler chiudere la relazione e i sensi di colpa per il dolore che una scelta del genere potrebbe causare nell’altra persona”.

Amicizia tossica: come affrontarla

Esattamente come le storie d’amore, rompere o per lo meno affrontare un’amicizia tossica può essere estremamente faticoso. E sono spesso vani i consigli di genitori, fidanzati, mariti o amici. “Ogni volta che si tenta di chiudere o ridimensionare un’amicizia tossica il manipolatore trova sempre un modo per riagganciare l’altro. Farà leva sulla sofferenza, sulle promesse di cambiamento per convincere l’amica o l’amico a tornare. È un parassita d’affetto e sa che mostrandosi debole e fragile potrà essere di nuovo accolto”. Ma a meno che il rapporto non sia estremamente tossico, non si deve per forza chiudere e alzare un muro. “Se non si riesce a riequilibrare la relazione, chiudere è sicuramente l’unica strada. Ma si può intanto lavorare sulla persona della coppia più fragile per capire da dove origina questa colpa altruistica e come evitare di andare incontro a quella sensazione di overwhelming, di sopraffazione, causata dallo sbilanciamento di potere all’interno delle relazioni che costruisce. Il consiglio, visto che chi vive amicizie tossiche, quasi sempre tenderà ad avere lo stesso atteggiamento remissivo anche in altri contesti, da quello amoroso a quello lavorativo, è rivolgersi a uno specialista”.

Se un’amica non gioisce dei nostri successi

Ma oltre le relazioni tossiche capita di frequente di avere a che fare con amiche dalla lingua biforcuta, affezionate sì, ma che non vedono l’ora di prenderci in giro o di sminuire qualsiasi traguardo raggiunto. “Anche in questo caso ci troviamo davanti a uno scenario non proprio bilanciato. Il rapporto non va eliminato ma si può provare a lavorare sui motivi che generano queste fratture, ad analizzare perché le reazioni sono così forti e negative”. In questo caso può essere utile chiedere al nostro amico il perché di certi comportamenti, con un atteggiamento estremamente collaborativo e mai di offesa. “La condivisione di come un certo atteggiamento ci abbia lasciato deluse, tristi o amareggiate destabilizzerà il nostro interlocutore (quasi sicuramente caratterizzato da dei tratti narcisisti) che tenderà più facilmente a ridimensionarsi di fronte a tanta schiettezza”.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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