Alcuni settori professionali continuano a essere considerati nell’opinione generale dei mondi adatti soltanto agli uomini, per il solo fatto di essere stati per anni da loro monopolizzati. Ma il tempo in cui una certa carriera era negata a una donna, solo in quanto tale, sono finiti. Non esistono professioni adatte a un sesso e professioni adatte a un altro: esistono impegno, studio, talento, voglia di fare. Tutto questo però non basta, se non c’è la volontà di smontare certi antichi pregiudizi e sostenere realmente le donne a farsi valere. Servono possibilità e pari opportunità. Il mondo STEM è quello in cui oggi le donne ancora trovano grande difficoltà di crescita e inserimento. La diceria che le vuole poco inclini alle discipline scientifiche in generale, è uno stereotipo ancora radicato e forse servirà ancora un po’ per abbatterlo realmente del tutto e per dare al loro lavoro il giusto riconoscimento. Quando questo è negato si parla di effetto Matilda.

I meriti delle donne non sono riconosciuti

L’effetto Matilda è stato scoperto e chiamato così dalla sociologa Margaret Rossiter nel 1993, in onore della suffragetta Matilda Joslyn Gage. Quest’ultima fu un’impegnatissima attivista sul fronte del diritto al voto alle donne e scrisse un saggio intitolato Woman as inventor in cui denunciava le discriminazioni di genere nei confronti delle donne, che a differenza degli uomini non vedevano i loro meriti riconosciuti, anche nel mondo delle scoperte scientifiche, non solo in quello delle lotte sociali. Il tipico esempio di donna rimasta a lungo nell’anonimato è Rosalind Franklin: il suo contributo alla scienza è stato a lungo “di serie B” rispetto a quello dei suoi colleghi. Per decenni sono stati solo James Watson e Francis Crick i papà della struttura a doppia elica del DNA. Il nome della scienziata è stato riabilitato solo molto dopo. Di contro c'è l'effetto Matthew: alcuni scienziati raggiungono la fama solo in quanto uomini, sottraendo visibilità, meriti e credibilità alle colleghe.

Gli stereotipi influenzano l'accesso a certe carriere

Se da un lato le ragazze oggi hanno la volontà di portare avanti i propri sogni e farsi valere in ciò che a loro più piace, dall’altro la paura di fallire, di essere ostacolate, di non poter ambire a traguardi considerevoli le frena. Quindi bisogna agire su due livelli: la consapevolezza e la fiducia in se stesse, ma anche la possibilità di affermarsi. Le storie che comunemente sentiamo, invece, parlano di differenza salariale rispetto ai colleghi uomini, di impossibilità nel portare avanti il desiderio di maternità, di posizioni apicali dall’accesso quasi chiuso. Il gender gap è una sconfitta non solo per il genere femminile, ma per un’intera società, che in questo modo non usufruisce in pieno delle competenze di una parte della sua popolazione, perché va a tutelare, proteggere e incentivare solo quella maschile. Questo alimenta il pregiudizio e porta avanti un modello sociale e lavorativo dominato dalla subalternità della donna rispetto all’uomo. Il cambiamento è possibile, ma è un lavoro culturale e politico insieme. Servono aiuti concreti ed esempi positivi da seguire. Le nuove generazioni devono sapere di poter diventare chi vogliono e di poterlo fare al meglio delle loro capacità, nel mondo STEM così come in tutto ciò in cui le donne sono ancora penalizzate.