Il prolasso uterino è la discesa dell'utero dalla piccola pelvi e si verifica proprio quando l’utero si stacca dalla sua sede e si sposta verso il basso, penetrando all’interno della vagina. A causarlo, un indebolimento del pavimento pelvico, ovvero di quella struttura composta da muscoli, legamenti e tessuto connettivo che sostiene organi come utero, vescica e intestino retto, permettendo il passaggio dell’uretra, del canale vaginale e dell’ultima parte del retto. E’ un problema che colpisce soprattutto le donne che hanno superato i 50 anni d’età poiché il loro corpo, in associazione con la menopausa, registra un rilassamento dei tessuti, ma a volte può manifestarsi anche in ragazze più giovani, spesso anche in gravidanza o dopo il parto.

Le cause del prolasso uterino

La principale causa del prolasso uterino è l'indebolimento dei muscoli e della struttura del pavimento pelvico, che diventa incapace di sostenere utero, vescica e intestino retto. Questo succede quando i legamenti e i tessuti connettivi vengono lesi o cedono, facendo dunque cadere verso il basso gli organi pelvici. A provocare un fenomeno simile possono essere dei fattori traumatici, come ad esempio delle lesioni verificatesi durante un parto vaginale oppure in seguito a interventi chirurgici nella zona pelvica, fattori endocrino-metabolici, ovvero una carenza di estrogeni, oppure una eccessiva pressione sulla zona addominale causata da obesità, stipsi, tosse, patologie polmonari croniche. Spesso anche la gravidanza può favorire un prolasso visto che l’utero si ingrossa e, insieme al peso del bambino, va a gravare sui tessuti. La ridotta attività fisica, infine, potrebbe indurre a un indebolimento delle fibre muscolari del pavimento pelvico, favorendo la comparsa di disturbi simili.

Prolasso uterino, i sintomi

I sintomi del prolasso dell’utero variano in base alla sua gravità. Quando il problema è lieve viene rilevato solo con una visita ginecologica di routine, anche se si può avvertire un senso di pesantezza o di fastidio all'altezza dell'inguine, mentre i casi peggiori sono accompagnati da senso di pesantezza a livello vaginale, incontinenza, infezioni, stitichezza, dolore addominale, perdita di sangue, dolore durante i rapporti sessuali e tumefazione genitale. Nel momento in cui il prolasso è in stadio avanzato, si verifica la sporgenza dell'utero dalla vagina, che potrebbe provocare un'irritazione cronica delle pareti vaginali, dando vita a un'ulcera. Il più delle volte la diagnosi viene fatta durante una normale visita ginecologica, anche se per individuare eventuali disturbi concomitanti è necessario eseguire un'anamnesi, degli esami aggiuntivi o una visita urologica, soprattutto quando ci sono dei problemi durante la minzione.

I trattamenti per curare il prolasso dell'utero

Nel momento in cui si ha un prolasso uterino, è necessario rivolgersi al proprio ginecologo, così da capire qual è la gravità del problema e intervenire in modo adeguato. Nelle forme lievi e asintomatiche è consigliabile praticare gli esercizi di Kegel, capaci di rinforzare la muscolatura del pavimento pelvico attraverso delle contrazioni dei muscoli pubococcigei, ovvero quelli che controllano il flusso urinario. Quando il prolasso è in una fase avanzata, è possibile ricorrere a dei trattamenti medici o chirurgici. Se il problema è causato da disturbi ormonali, è consigliabile seguire una terapia estrogenica, il cui obiettivo è dare maggiore cronicità ai muscoli del pavimento pelvico, mentre in tutti gli altri casi si possono usare i pessari, ovvero dei dispositivi in gomma o silicone da mettere all’interno del canale vaginale che riescono a riposizionare l'utero, mantenendolo nella giusta posizione. Anche se evitano di ricorrere all'intervento chirurgico, esercitano una forte pressione sui tessuti, mettendo a rischio ulcere. Solo l'operazione vera e propria riesce a eliminare definitivamente i disturbi legati al prolasso uterino, si chiama colpoisterectomia e consiste nell’asportazione dell’utero per via vaginale e nel rimodellamento delle pareti che, in questo modo, sostengono la vescica e il retto. Si tratta però di una scelta drastica da valutare in base al proprio caso.