Negli ultimi anni sono sempre di più le neo-mamme che bevono la loro placenta dopo il parto, convinte del fatto che abbia innumerevoli benefici sulla loro salute e su quella del piccolo. Anche se sembra una pratica disgustosa, in verità è molto diffusa nel mondo dei mammiferi e viene chiamata placentofagia. Quello che ci si chiede è: fa bene anche agli esseri umani? Per il momento non esistono studi scientifici che lo dimostrano ma è possibile illustrare lo stesso i presunti benefici e i possibili pericoli a cui si va incontro bevendola nel periodo post-parto: ecco quali sono.

Cos'è la placenta?

La placenta è la membrana a forma di disco che protegge e ossigena il feto durante la gravidanza. Pesa intorno ai 600 grammi ed è fondamentale per fornire nutrizione al bambino all'interno dell'utero. E' composta da due parti, il lato della madre, ovvero un quinto della totale, chiamato basalis della decidua e quello del bambino coperto da una membrana amniotica. Esistono inoltre diversi tipi di placente, quello Extrachorial, in cui il chorion non estende fino alle barriere della placenta, la Circumvallate, dove un piccolo anello corionico centrale sembra essere circondato dal amnion e dal chorion ispessiti, e la Circummarginate, in cui non esistono anelli centrali ma solo collegamenti alle membrane amniotiche. Nel caso in cui durante la gravidanza la placenta si separi dall'utero, il piccolo va incontro alla morte, a meno che non si intervenga immediatamente per correggere lo spurgo.

Che cos'è la placentofagia?

Viene definita placentofagia la pratica di ingerire la placenta dei neonati dopo il parto messa in atto dalle mamme di diverse specie di mammiferi. La placenta è uno degli annessi fetali che circondano il feto per aiutarlo a crescere, il suo compito è quello di ossigenarlo, ma dopo il parto viene eliminata perché non serve più al corpo femminile. Ha un aspetto spugnoso, è ricoperta da una membrana traslucida ed è piena di vasi sanguigni, dunque il suo aspetto non è "invitante". Solitamente gli animali la mangiano per nascondere qualsiasi traccia del parto dai predatori ma anche per assumere un'immediata fonte di proteine in un momento in cui non si ha la possibilità di procurarsi altro genere di cibo. Negli ultimi anni, però, sono aumentati anche gli esseri umani che mettono in pratica questa abitudine. In passato si credeva infatti che la cosa favorisse la produzione di latte, tanto che la placenta bollita veniva somministrata alle mamme che non ne facevano abbastanza a loro insaputa. Oggi però le cose sono cambiate e la pratica suscita moltissime critiche, visto che avrebbe non pochi rischi per la salute come ad esempio quello di favorire l'insorgere di infezioni batteriche.

Bere placenta fa bene? Ecco i benefici

Bere placenta è una pratica diffusa nel mondo animale, visto che si tratta di un rimedio perfetto per nascondere le tracce del parto ai predatori. Negli ultimi anni, però, sono aumentate in modo esponenziale anche gli esseri umani che lo fanno, convinti del fatto che abbia non pochi benefici anche sul loro organismo. Essendo ricca di ferro e sostanze nutritive, favorirebbe il recupero post-parto, promuovendo la produzione di latte e riducendo i rischi di depressione, senza considerate il fatto che rafforzerebbe il legame con il piccolo, regolarizzando l'umore. Per il momento, però, non esistono studi scientifici specifici che dimostrano i reali effetti positivi di questa pratica, secondo molti creerebbe solo una sorta di effetto placebo. La moda di bere placenta, però, si sta ormai diffondendo in tutto il mondo, sono moltissime le star che lo fanno e addirittura sono nati alcuni libri di cucina che contengono ricette a base di placenta. Naturalmente, non viene consumata "al naturale", di solito viene lavorata, polverizzata, ridotta in capsule e assunta nei mesi successivi al parto, proprio come se fosse una pillola ricostituente.

Bere placenta: quali sono i pericoli?

Nonostante oggi sia una pratica molto diffusa e sponsorizzata anche dalle star, bere placenta dopo il parto comporterebbe non pochi rischi e potrebbe rivelarsi pericoloso non solo per la mamma ma anche per il neonato. La sostanza assunta, infatti, non è altro che un materiale di scarto che può contenere veicoli di infezioni batteriche o virali che favoriscono l'insorgere di gravi infezioni. Attraverso l'allattamento queste ultime possono essere passate da mamma a figlio, mettendo in pericolo la vita del piccolo. La cosa è pericolosa soprattutto per il bambino che, avendo le difese immunitarie basse, trova più difficoltà nel debellare l'infezione. Certo, i rischi si riducono se la placenta viene cotta prima di essere consumata ma, così facendo, si riduce anche l'effetto positivo di alcune sostanze che potrebbero essere benefiche. Il problema è che non esistono delle chiare linee guida o dei regolamenti sulla sicurezza del consumo di placenta, quindi sarebbe bene non azzardare ed evitare di ricorrere a trattamenti la cui efficacia non è stata dimostrata.