È impressa nella memoria di tutti la famosa scena di “Harry ti presento Sally” in cui Meg Ryan mostra a uno scetticissimo Harry come una donna sia in grado di simulare un orgasmo anche stando seduta davanti a un fetta di torta in un placido caffè newyorchese. “Siamo davanti a un vero e proprio emblema della comunicazione e della non comunicazione tra uomo e donna: può succedere che si finga talmente tanto bene da diventare comunicativi nel non comunicare un episodio comune come il mancato raggiungimento dell'orgasmo”. Spiega la dottoressa Roberta Rossi, sessuologa e autrice del libro “Vengo prima io – Guida al piacere e all'orgasmo femminile” edito da Fabbri. "Quando una donna non conosce bene il proprio corpo o magari non ha tanta confidenza con il proprio partner – chiarisce la dottoressa – per evitare di procurare una delusione o di farlo sentire inadeguato, un amante poco capace, tende a fingere. Si sente  a suo agio nella sua finzione e evita di ledere l'autostima del compagno. Un comportamento che a lungo andare può essere logorante e causare un vuoto nella comunicazione di coppia". 

Orgasmo vaginale e clitorideo

Nel suo libro "Vengo prima io", Roberta Rossi ha raccolto le testimonianze di oltre sedicimila donne che hanno risposto a un questionario online a proposito di sesso, orgasmo e piacere, raccontando le proprie esperienze e cercando risposte ai loro dubbi. Una delle domande più ricorrenti riguarda la differenza tra orgasmo vaginale e clitorideo: "Spieghiamolo una volta per tutte: esiste un solo tipo di orgasmo. Differenziare rischia di essere fuorviante, non siamo in presenza di due sensazioni differenti. Quello che però dobbiamo chiarire è che la stimolazione del clitoride, diretta o indiretta, è importantissima, proprio dal punto di vista fisiologico, per raggiungere l'orgasmo". Secondo una ricerca del 2017, il 94% delle donne ha dichiarato di aver raggiunto l'orgasmo quando accanto alla penetrazione si è aggiunta la stimolazione clitoridea.

Orgasmo e falsi miti

Sono tantissime le coppie che credono che raggiungere in simultanea l'orgasmo sia segno di affiatamento e complicità: "I tempi della soddisfazione sono sempre diversi e raggiungere l'orgasmo in contemporanea è praticamente impossibile. O si ha una grande esperienza e conoscenza del proprio piacere, oppure è davvero difficile. Ma questo non vuol dire essere meno bravi o meno innamorati. L'orgasmo simultaneo non è per forza qualitativamente migliore di un orgasmo raggiunto in due momenti diversi". E poi il famoso mito dell'orgasmo multiplo: "Le donne, a differenza degli uomini, non hanno, dopo un orgasmo, un periodo refrattario. Per questo è vero che esiste la possibilità di avere più orgasmi di seguito. Ma ricordiamoci che il sesso non è una competizione. Miriamo alla soddisfazione e alla qualità del rapporto piuttosto che focalizzarci sulla quantità di orgasmi che abbiamo raggiunto".

Soddisfazione non è sinonimo di orgasmo

E a proposito di soddisfazione anche in questo caso c'è bisogno di sfatare un falso mito. "Soddisfazione sessuale non è sinonimo di orgasmo. La soddisfazione è infatti un criterio molto soggettivo e una donna può essere appagata del rapporto col proprio partner anche solo per il senso di intimità profonda raggiunta durante un rapporto". Conoscere se stesse e il proprio partner, diventa così indispensabile per l'appagamento personale. "L'orgasmo è un riflesso. Se si conosce la tecnica giusta si può raggiungerlo anche senza coinvolgimenti emotivi. Ma siamo sicuri che in questo caso sia veramente così soddisfacente?".

La responsabilità del piacere

E infine una regola indispensabile: non delegare soltanto al proprio partner il raggiungimento del piacere sessuale. "Rendiamoci più partecipi rispetto al nostro piacere e prendiamocene la responsabilità. Ciò non vuol dire però che dobbiamo rincorrere chissà quali numeri o obiettivi. L'orgasmo non è una medaglietta da appuntarsi al petto". Negli ultimi anni moltissimi tabù sono stati sfatati e la sessualità femminile non è più una semplice appendice di quella maschile, ma l'avvertimento della dottoressa è proprio evitare di passare da un estremo all'altro: "La repressione del piacere oggi sta rischiando di essere sostituita dalla ricerca del piacere a tutti costi. Il titolo del libro ‘Vengo prima io' vuole essere proprio un'esortazione alle donne ad essere consapevoli e artefici del proprio piacere, attraverso il raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo".