Piano piano ci stiamo abituando all'idea che sarà un Natale sotto tono. Niente cenone con tutta la famiglia fino ai cugini di quarto grado, niente tombolate e niente brindisi di mezzanotte. E mentre siamo in attesa dell'ultimo DPCM che conterrà le misure definitive per le festività di Natale, la domanda che rimbalza su tutti i giornali è: come la mettiamo con i congiunti fuori regione? Dal 20 dicembre al 6 gennaio ogni spostamento tra regioni sarà vietato (mentre quelli tra comuni invece lo saranno solo nei giorni 25, 26 dicembre e 1 gennaio). Certo qualcuno sottolineerà che passare il Natale lontano da casa non sarà la fine del mondo a fronte del rischio di una nuova ondata di contagi. Ed è sicuramente vero che fare delle rinunce ora ci consentirà di passare il Natale con i nostri affetti più cari in futuro. Ma proviamoci a mettere per un attimo nei panni di chi si ritroverà davvero da solo a tavola per il pranzo del 25 dicembre o per il cenone di Capodanno, dopo un anno già così duro. Il Natale non è soltanto fatto di regali e stress, ma è per antonomasia il momento in cui si sta con la propria famiglia, non è soltanto un giorno di dicembre, ma un luogo sicuro in cui ritrovare le proprie abitudini e anche la propria identità. "Le Festività sono un importante momento di ritrovo, per testimoniarci reciprocamente vicinanza e affetto. ha spiegato a Fanpage.it il professor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi"Soprattutto con le persone lontane fisicamente e che vediamo solo ogni tanto. Ma forse a causa di questa ulteriore distanza sentiremo di più l'importanza dei legami, degli affetti, delle relazioni".

Perché è così difficile rinunciare al Natale

Sembra la trama di un cartone animato in cui un protagonista cattivo decide di rubare il Natale all'intera umanità. "Nessuno forse aveva mai pensato che il Natale poteva esserci davvero sottratto, ma in realtà, senza retorica, quest'anno ognuno può superare i limiti imposti dalla pandemia con la sua fantasia e creatività. Può essere un Natale maggiormente vissuto con i nostri sentimenti, con spiritualità, con meno rumori e più intimità". Il vaccino arriverà a gennaio e quest'ultimo sforzo suona come il rush finale di una lunga maratona iniziata a marzo. "Come spesso succede le cose vengono a mancare quando sembra che se ne abbia più bisogno. Ma questi sono i momenti per guardarci dentro, per capire cosa contano per noi queste cose, fuori dalle abitudini o dai luoghi comuni". E anche se più difficile e sofferto possiamo provare a trovare dei nuovi modi per dimostrare affetto e vicinanza ai parenti lontani come suggerisce lo psicologo: "Possiamo farlo mediante una vicinanza psicologica se non possiamo avere quella fisica. Gli abbracci sono importanti ma si può stare vicini anche solo con la psiche e con il cuore, che è la vicinanza più autentica. È importante trovare nuove strade e nuovi modi per abbracciarci e dirci il nostro affetto, per condividere dolori e gioie e anche, per chi lo sente, il vero spirito del Natale". 

Le ripercussioni psicologiche dell'isolamento

Dal punto di vista psicologico quest'isolamento continuo da marzo, prorogato anche nei giorni di Natale, porterà alcune ripercussioni: "È evidente che queste situazioni generano disagio psicologico, che spesso arriva a forme significative di disturbo – continua il professore – Oggi c'è una "pandemia psicologica" accanto a quella da Covid, che impatta sulla vita quotidiana, sulla salute e sulla società e che ancora non ha avuto risposta dalle Istituzioni". Possiamo appellarci alla resilienza (concetto ormai strabusato) e a tutte le nostre forze, ma questo non sempre è sufficiente: "Le persone possono aiutarsi da sole, possono aiutarsi reciprocamente, ma spesso non basta, serve un ascolto e un sostegno professionale".

Le feste lontano dalle proprie famiglie

Pensiamo ai più giovani, a chi magari si è allontanato da genitori, fratelli e sorelle, per studiare o per lavorare, e ancora non si è costruito una propria famiglia o un proprio nucleo affettivo solido nella sua nuova città e che rischia di passare i giorni di Natale lontano dai propri cari e anche dalle proprie abitudini: "Sarà molto dura per loro non poter tornare a casa, fatta di luoghi e di persone care. Spero che molti possano costruirsi uno spazio psicologico, fatto di vissuti, idee e sentimenti, nel quale far convivere ed incontrare tutte le cose e le persone alle quali tengono". Provare a prendersi del tempo per sé, per ragionare su cosa significa in fondo questa festa, può sembrare retorico o poco consolante, ma è un punto di partenza per iniziare a fare i conti con questo dicembre e ad accettare l'idea di un Natale diverso dal solito. "Non è facile dare consigli senza cadere in facili banalizzazioni. – spiega il professore – Posso però portare una testimonianza personale: un anno mi sono ammalato e sono dovuto rimanere lontano dai miei cari per le Festività. Eppure è il capodanno che ricordo di più. La solitudine mi aveva regalato uno spazio e un tempo di riflessione, di osservazione, di intimità, del tutto particolare. Viviamo una vita piena di velocità e di rumore, a volte il silenzio può dirci cose importanti e aiutarci a ritrovare il senso delle cose".

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