Ormai è un gesto automatico, lo facciamo mentre siamo a cena con il nostro partner, quando parliamo con gli amici e anche mentre siamo a casa con i nostri figli. Prendiamo lo smartphone e consultiamo le notifiche, facciamo un giro veloce su Facebook, rispondiamo a un messaggio, mettiamo un like su Instagram. Ignorando per qualche secondo (o anche qualche minuto) il nostro interlocutore in carne e ossa. Questo comportamento ha un nome: phubbing. Una combinazione delle parole phone e nubbing, ovvero telefono e snobbare. E a patire le conseguenze di questo fenomeno spesso sono gli adolescenti. Sì, proprio loro che sembra passino la maggior parte del tempo attaccati allo smartphone. Uno studio dell'Università di Milano-Bicocca, pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships, dal titolo emblematico "Mom, dad, look at me" ("Mamma, papà, guardatemi") dimostra come proprio le relazioni genitori figli possano essere messe in crisi dagli smartphone. "Il fenomeno del phubbing è stato molto indagato sia dalla psicologia che dalla sociologia ma dal punto di vista delle relazioni romantiche – ha spiegato a Fanpage.it il dottor Luca Pancani, ricercatore dell'Università di Milano-Bicocca e autore dello studio – Fino ad oggi si era studiato in quale modo lo smartphone interferisse nelle relazioni di coppia. Con questo studio invece abbiamo voluto spostare l'attenzione sulla relazione tra genitori e figli".

L'ostracismo prima del phubbing

In principio era l'ostracismo. Oggi si chiama phubbing, ma le conseguenze non sono poi così diverse. "Le percezioni sono sempre le stesse: sentirsi ignorati, socialmente esclusi. Potremmo definirlo ostracismo digitale". Ma la forma, digitale o no, non ne altera la sostanza: "Dagli studi scientifici su questo tema, sappiamo che l'ostracizzato potrà essere colpito da depressione e, nei casi più gravi potrà anche arrivare al suicidio. E questa letteratura è stata utilizzata anche per interpretare ciò che accade a chi subisce phubbing".

Lo studio su 3000 adolescenti

La ricerca ha coinvolto poco più di 3000 adolescenti tra i 15 e i 16 anni della provincia di Milano: "Abbiamo voluto indagare quali sono le conseguenze del phubbing – spiega Pancani – all'interno della relazione genitori-figli, che sappiamo essere una relazione primaria, esseziale per il loro sviluppo". A tutti i ragazzi coinvolti è stato fornito un questionario contenente 7 domande: "Abbiamo sviluppato questo strumento di misurazione, che sarà poi validato anche in altre lingue, e abbiamo chiesto ai partecipanti di rispondere a domande come ‘Mentre siete a cena, tua madre e tuo padre tirano fuori il telefono?' o ‘Quanto vi sentite ignorati?". Il dato più interessante riguarda però la relazione tra il phubbing e il sentirsi ignorati dai genitori: "Il nostro scopo infatti non era soltanto capire quale fosse la percezione dell'adolescente di subire phubbing, ma anche se questa percezione fosse collegata al sentirsi distanti dai propri genitori e in alcuni casi anche svalutati. E ciò che è venuto fuori è che questo collegamento esiste: l'adolescente che subisce phubbing si sente anche disconnesso dai proprio genitori".

Una nuova norma sociale

Prendere il telefono è un gesto quotidiano e usarlo anche mentre ci troviamo in situazioni familiari sta diventando sempre più normale: "Si tratta di un automatismo ormai: abbiamo sempre lo smartphone con noi, appena arriva una notifica lo guardiamo in qualsiasi contesto sociale ci troviamo, anche il più conviviale. Ed essendo un gesto semplice è anche estremamente imitabile". Ed è proprio la sua imitabilità ciò che rende questo comportamento sempre più accettato nella nostra società: "Lo scopo di questo studio, che proseguirà in maniera circolare per analizzare anche il fenomeno inverso dei figli che ignorano i genitori, è stabilire e rendere note quali sono le conseguenze negative di questa abitudine, in modo che riconoscendole sia possibile un'inversione di tendenza e costruire una nuova norma sociale che non ritenga accettabile l'uso dello smartphone in qualsiasi momento o situazione". 

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