Nera, trans e di origini filippine: la modella Leyna Bloom si è fatta strada nel mondo della moda rompendo tutte le barriere. Adesso ha conquistato un nuovo record: sarà la prima donna transgender nera a comparire nel celebre numero di Sports Illustrated dedicato ai costumi da bagno. Un'edizione tanto famosa quanto controversa: negli anni i servizi fotografici super sensuali della rivista sono stati accusati di promuovere gli stereotipi di genere e di strumentalizzare il corpo femminile. Così, anche più la sexy e ammiccante delle riviste ha deciso di cambiare strada. Basta bionde prorompenti in tanga succinti, è ora di fare spazio a donne diverse: modelle plus size, nere o asiatiche, donne con l'hijab o che hanno passato i 40 anni. E ovviamente, donne trans.

Lenya Bloom a Cannes
in foto: Lenya Bloom a Cannes

La storia di Leyna Bloom

Leyna Bloom è cresciuta nel South Side di Chicago, uno dei quartieri più poveri della città: non un ambiente tollerante per una giovane trans. In un'intervista al New York Times ha raccontato degli abusi subiti da bambina e del suo percorso, dalle scene underground di Filadelfia e New York, all'olimpo della moda e del cinema. Ha sfilato per Tommy Hilfiger insieme a Zendaya e Grace Jones, è apparsa in diverse campagne di Levis ed H&M, oltre che in un servizio di Vogue India. Ha anche recitato nel film “Port Authority”, un dramma indipendente proiettato al Festival di Cannes. Nella stessa intervista ha parlato dell'importanza della sua apparizione su Sports Illustrated:

Sto promuovendo qualcosa che al mondo mancava: la bellezza trans in tutte le forme e in tutte le dimensioni. Rappresento le donne Filippine, rappresento le donne black, rappresento persone immigrate. Per loro, sono una nave di cambiamento.

Leyna Bloom
in foto: Leyna Bloom

La rivoluzione di Sports Illustrated

La rivista Sports Illustrated ha iniziato a lanciare un'edizione speciale dedicata ai costumi da bagno del 1964: nei mesi invernali, periodo in cui il calendario sportivo statunitense conteneva poche manifestazioni e gare, la rivista aveva molti spazi vuoti e servivano contenuti di impatto per riempirli. Quindi si pensò a servizi di moda in spettacolari location esotiche: la rivista, prevalentemente destinata a un pubblico maschile, contribuì a lanciare la carriera di modelle come Elle Macpherson, che detiene il record di 5 copertine, Kate Upton e Tyra Banks.

Bar Rafaeli mostra la sua copertina su Sports Illustrated
in foto: Bar Rafaeli mostra la sua copertina su Sports Illustrated

Ma nel corso dei decenni la formula iniziale non era cambiata molto: donne bellissime (prevalentemente bianche) con fisici statuari, in pose ammiccanti con bikini succinti o lavori di body painting. Per questo negli anni Sports Illustrated si è attirata molte accuse dai movimenti femministi, in particolare quella di promuovere un'idea stereotipa ed esclusiva del corpo femminile. Travolta dal #MeToo, la rivista ha cambiato rotta: nei propri servizi ha incluso sempre più modelle di colore o plus size come Ashley Graham, per dare spazio a corpi diversi. Non si tratta solo di concessioni al politicamente corretto: per anni quei servizi hanno fissato l'archetipo della bellezza (impossibile). Vedere donne diverse in quei servizi significa riconoscere che la bellezza può avere molteplici, infinite forme e colori. Tyra Banks ha infranto due record consecutivi: la prima modella afroamericana nel 1996 e una delle più "anziane", a 45 anni, nel 2019. Ma il primato è di Kathy Jacobs, splendida in costume da bagno a 56 anni. Un altro tabù è stato infranto da Halima Aden, la prima modella a comparire nella rivista indossando l'hijab e il burkini, il costume che copre tutto il corpo indossato dalle donne di fede musulmana. L'anno scorso Valentina Sampaio è stata la prima donna trans a posare per la rivista, aprendo la strada a Leyna Bloom e, speriamo, a molte altre donne dopo di lei.