Covid, DPCM dicembre, Natale, blocco degli spostamenti tra regioni: è la combinazione peggiore che potesse capitare a chi vive una storia d'amore a distanza. Che le relazioni di questo genere fossero complicate già lo sapevamo, ma che a renderle così difficili ci si sarebbe messa di mezzo una pandemia mondiale e una sfilza di decreti della presidenza del consiglio dei ministri, non avremmo potuto neanche immaginarlo. Le relazioni a distanza si basano su pochi incontri, molte telefonate e tante promesse. Ci si vede uno o due weekend al mese, si passano le vacanze e le festività insieme, ci si abitua a vivere da soli la quotidianità per incontrarsi durante quei preziosi ritagli di tempo ricavati quando si finisce di lavorare. E ora con il divieto degli spostamenti e il fatto che incontrare persone diverse dai conviventi sia caldamente sconsigliato, gli innamorati che vivono separati hanno un'altra dura prova da affrontare. "L'avvicinarsi del Natale procurerà una sorta di malessere diffuso. Un sentimento di solitudine generalizzata avvolgerà tutti, sia chi già solitamente vive le feste con una certa malinconia, sia chi invece ama il Natale e tutte le sue tradizioni – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Maria Claudia Biscione, psicologa e sessuologa – Ma lo sappiamo, si tratta di un momento transitorio, quest'anno siamo tutti dentro questa fase di passaggio, ma dobbiamo ricordarci che è oggi e non domani. Per questo è utile mettere in atto delle strategie per superare anche questo periodo". 

1. Prevenire la solitudine

Proviamo a immaginarci il giorno della vigilia o il giorno di Capodanno. Cosa vediamo e come ci vediamo? "Dobbiamo prevenire gli agenti stressanti. Capiamo quali sono le situazioni legate al Natale che ci fanno più male, che ci stressano o intristiscono di più e cerchiamo di anticiparle". Se l'immagine che la nostra mente ci rimanda ci sembra triste e solitaria cerchiamo di individuare i fattori che la rendono tale: "Proviamo a lavorare su tutto quello che genera ansia e inquietudine. Non dobbiamo assolutamente arrivare impreparati all'evento triste. Prevediamolo e cambiamo la rotta". 

2. Nessuna timidezza e più "Ti amo"

È vero che le videochiamate su WhatsApp e su Zoom ci hanno sfiancato, più concentrati a guardare le nostre facce che quelle degli altri. Ma mai come in questo periodo la tecnologia ci serve. "Sfruttiamo tutto: messaggi, smartphone. Facciamo in modo da far recapitare i nostri regali in tempo". E poi cerchiamo di aumentare la comunicazione e superare le nostre timidezze: "Chi vive una relazione lontano dal proprio partner deve colmare la distanza con verbalizzazioni maggiori. Diciamoci più spesso ‘Ti amo' e ‘Mi manchi'. Proviamo a parlare dei nostri ricordi, del primo appuntamento. Dimostriamo quella vicinanza affettiva che di persona non ci concediamo". Approfittiamo della distanza per eliminare tutti gli imbarazzi e tutto ciò che ci inibisce dall'esprimere le nostre emozioni.

3. Sesso a distanza

E a proposito di eliminare tutti gli imbarazzi, con il lockdown c'è stata anche un aumento della sessualità a distanza: "Si sta riscoprendo, anche se lo abbiamo sempre saputo, ma quest'anno abbiamo potuto effettivamente toccarlo con mano, l'importanza del senso dell'attesa. L'attesa è una forma di seduzione. Oggi le parole hanno riconquistato il proprio spazio per dar vita a forme di corteggiamento più sane, dove l'interazione è essenziale". Meno corteggiamento usa e getta da social e chat di incontri e maggiore spazio al linguaggio che dà piacere e procura piacere: "Con le parole si alimenta la fantasia. E poi ci sono anche le immagini, i video: fare l'amore a distanza non è più un tabù. Moltissime donne che seguo sono diventate più disinibite e sono riuscite a lasciarsi alle spalle imbarazzi e vergogne".

4. Il lato positivo: meno discussioni

Natale è anche sinonimo di stress: discussioni con i parenti, famiglie allargate, sensi di colpa. "Natale è anche questo. E spesso tantissime coppie scoppiano. Litigano, si lasciano. Nei giorni di festa siamo costretti a condividere lunghissime giornate con parenti che vediamo poco durante l'anno e questo causa malumori che si ripercuotono sulla coppia". Pensiamo allora che in questo caso, rompere una tradizione consolidata, apporterà comunque qualche vantaggio. "Passare le feste in famiglia vuol dire quasi sempre fare dei compromessi". Quest'anno sappiamo che dopo cena possiamo stare sul divano a vedere un film senza sensi di colpa.

5. Parola d'ordine: fantasia

E c'è un'altra cosa che questo Natale dovrebbe far riscoprire a tutte le coppie distanti chilometri: la fantasia. "Fantasia è una parola importante in ogni relazione. E invece l'abbiamo un po' persa. – spiega la psicologa Biscione – Deve ritornare a far parte del linguaggio di tutte le coppie come elemento di grande stimolo". Via libera allora a cacce al tesoro per scoprire dove sono stati nascosti i regali oppure alla scrittura di lettere a mano al posto di email e messaggi: "Sono pochissime le persone che scrivono a mano. Non c'è l'immediatezza della mail, ma rimanda a un'idea di attesa e di sospensione e per questo è molto romantico". Lavorare sulla fantasia vuol dire garantire maggiore vitalità al proprio rapporto: "Una coppia che non lavora su questo elemento tenderà a fare fatica ad andare avanti, si annoierà, terminerà gli argomenti e soprattutto finirà per dare la relazione per scontata, rischiando quindi di comprometterla".

Bonus: riflettere sul proprio rapporto

Questo tempo sospeso però può essere utile anche per un ulteriore motivo: "La distanza può servirci anche per ripensare alla relazione. Capire se siamo centrati o meno. Fare un esercizio di riflessione e valutazione sull'andamento di questa storia". Poniamoci delle domande, per capire quanto siamo coinvolti e se ci stiamo trascinando dietro questa relazione e per capire se è il caso di prendere direzioni diverse. "Per esempio chiediamoci se abbiamo voglia di organizzare delle sorprese per l'altro o quante aspettative abbiamo. In questo caso il Natale si rivelerà un ottimo banco di prova".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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