La mononucleosi infettiva è una malattia contagiosa ed acuta che viene causata dal virus Epstein-Barr.  E’ nota come “malattia del bacio”, visto che si trasmette attraverso la saliva, ma anche con la condivisione di stoviglie, di giocattoli e di tutto quello che viene messo in bocca. Il suo periodo di incubazione va dalle 4 alle 6 settimane negli adulti e sotto i 15 giorni nei bambini ed è molto difficile riconoscerla.

I sintomi più comuni della mononucleosi sono cefalea di modesta entità, calo dell’appetito, febbricola, sudorazione più o meno intensa, dolori muscolari, tipici della fase prodromica che dura circa una settimana, e placche alla gola, ingrossamento della milza, dolori addominali e talvolta anche diarrea quando il sistema immunitario non riesce a reagire in modo adeguato. E’ facile dunque confondere questi segnali con i sintomi della faringite o di una sindrome influenzale particolarmente persistente. Uno dei segni clinici presenti nella maggioranza delle persone affette da mononucleosi è però l’ingrossamento dei linfonodi della zona cervicale, cosa che non avviene con una normale febbre.

Poco meno del 10% delle persone colpite da mononucleosi riscontra inoltre anche la presenza di ittero e di rush cutanei. Le persone che hanno contratto il virus sono a rischio contagio per almeno sei mesi e per guarire totalmente occorrono almeno due settimane. Di solito, per curarla e per evitare complicanze pericolose come la rottura della milza, i medici suggeriscono periodi di assoluto riposo, anche se ci sono delle terapie di supporto specifiche prescritte in base ai casi clinici. La mononucleosi è una malattia virale e dunque non deve essere trattata con gli antibiotici. Per capire, però, qual è la terapia migliore da seguire, è importante consultare uno specialista.