«E ora lo sposo può baciare la sposa». Come da tradizione, peccato, però, che nessuno abbia mai sognato di farlo dietro una mascherina. I matrimoni, dal 18 maggio, possono essere nuovamente celebrati, eppure sono tanti i ricevimenti in calendario nei prossimi mesi, che i futuri sposi hanno preferito posticipare, rimandandoli all'anno prossimo. La decisione non meraviglia, se si tiene in conto di tutte le precauzioni da prendere durante la cerimonia. Sebbene non specificatamente, alcuni dettagli sono stati inseriti nel Protocollo firmato dal Governo e dalla Cei, la Conferenza episcopale italiana, in merito alla graduale ripresa delle funzioni religiose.

In chiesa la sposa con velo e mascherina

«L'accesso individuale ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell'edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato», si legge all'art.1.1 del testo. Questo vuol dire che chiunque si sposi in tempi di Coronavirus non potrà godere del classico lancio del riso o dei petali fuori dalla chiesa, né delle foto di famiglia, a meno che non si mantengano le giuste distanze. Per chi sogna di sposarsi in chiese piccole e intime, ovviamente si riduce il numero possibile di invitati, così come sarà necessario per tutti l'utilizzo obbligatorio delle mascherine, dalla sposa al celebrante, fino ai testimoni stessi. Infine bisognerà dire addio, almeno per un po', alla presenza di cori: sarà possibile soltanto avere un organista che possa suonare durante tutta la celebrazione, dalla marcia nuziale fino ai canti dell'offertorio. Per quanto riguarda il rito, bisognerà rinunciare allo scambio del segno della pace, mentre la Comunione potrà essere ricevuta, mantenendo una fila ordinata e distanziata, dopo che il celebrante avrà igienizzato le mani e indossato dei guanti monouso.

Matrimoni rimandati: un danno economico per il nostro Paese

La questione, oltre ad avere risvolti emotivi, ha un forte peso anche economico. Non bisogna dimenticare che il business dei matrimoni è uno dei più proficui nel nostro Paese:  il fatturato complessivo della Wedding Industry si aggira attorno ai 487 milioni di euro e le aziende impegnate nel settore sono circa 50mila. Molti sposi hanno preferito non dover riprogettare da capo il loro grande giorno, rinunciando semmai al classico ricevimento, alla festa in compagnia di famiglia e amici, o alle foto ricordo da conservare in un album. Ma c'è anche chi ha preferito vivere in maniera più intima il fatidico sì, rinunciando ad ogni velleità e sposandosi ugualmente. Del resto si tratta della celebrazione dell'amore che lega due persone: per molti non saranno di certo due mascherine a fermarlo o posticiparlo.