Il seno nudo che si intravede appena dalla trasparenza di una camicetta in pizzo: con questa foto Matilde Gioli, 31 anni, sfida la censura di Instagram ai capezzoli femminili. L'attrice, reduce dal successo della fiction Rai "Doc – Nelle tue mani" si è sempre distinta per classe ed eleganza. In questa nuova foto non si smentisce: l'immagine è sì sensuale, ma anche molto delicata ed elegante.

Il gioco di trasparenze nella foto di Matilde Gioli

La foto postata su Instagram ha raccolto oltre 20mila likes in un giorno. Il viso di Matilde Gioli è ben visibile in primo piano, inquadrato in un telefono che scatta la foto tagliandola a mezzo busto. Ma lei, la modella, è appena sfocata sullo sfondo: quel che non vediamo nello schermo si vede chiaramente dietro. La Gioli indossa un capo molto chic, una blusa di pizzo bianco allacciata al collo da un nastro. La trasparenza della camicetta fa intravedere il seno, ma in modo assolutamente non voyeristico, né volgare. Anzi, l'attrice sembra uscita da un dipinto rinascimentale. Quel che stupisce è che Instagram non abbia censurato la foto, come ha fatto molto spesso in passato per scatti simili.

La censura dei capezzoli di Instagram

I capezzoli non hanno genere, ma il seno femminile è una parte del corpo associata al piacere e all'erotismo, e in quanto tale viene censurata come nudità. Le politiche di Instagram sono state giudicate sessiste da moltissime attiviste, influencer e superstar, che si sono unite nel movimento #FreeTheNipples. L'algoritmo però nel tempo è cambiato, spesso in maniera imprevedibile e contraddittoria. La supermodella Emily Ratajkowski tempo fa aveva sfidato la censura di Instagram pubblicando una foto in impermeabile trasparente, che mostrava chiaramente i capezzoli, senza che l'immagine venisse oscurata o rimossa. Altre donne invece sono state censurate per molto meno, come la modella nera e plus size Nyome Nicholas-Williams. Una sua foto mentre si copre il seno con le braccia è stata censurata perché l'algoritmo ha riconosciuto nel suo gesto la volontà di "strizzarle", e quindi di esporle, non di coprirle. Quel che è certo è che c'è ancora molta strada da fare sul modo in cui guardiamo i corpi femminili, anche sui social.