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Opinioni

Maria Novella Oppo: ovvero se per avere un’opinione bisogna essere “bone”

Il popolo di Internet ha linciato verbalmente la giornalista Maria Novella Oppo, esposta al patibolo virtuale sul blog di Grillo. Il filo comune delle critiche erano le sue opinioni? No, il suo aspetto.
A cura di Sabina Ambrogi
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La giornalista dell’Unità Maria Novella Oppo è stata aspramente criticata sul blog di Beppe Grillo il 6 dicembre scorso. Oppo, ormai in pensione, scrive per l'Unità on line una rubrica di opinioni, esattamente come Grillo ha il suo blog. Come è noto le opinioni sono una cosa, la cronaca e i fatti sono un'altra. E' subito evidente se il giornalista stia parlando mettendoci sue interpretazioni, o se stia riportando i fatti. In Italia accade spessissimo che i racconti dei fatti siano alterati da impostazioni ideologiche e spesso da servilismo e in questo, in buona parte, la battaglia di Grillo appare sacrosanta. Solo che senza ombra di dubbio Oppo, che da sempre si occupa di televisione e populismo ad essa afferente, aveva espresso un'opinione.

Invece la reazione di Beppe Grillo nel suo post non ha contrastato un'opinione con un'altra, ma si è articolata su un solo pilastro: che Oppo guadagna sulle spalle dei contribuenti, poiché l'Unità, come tutte le altre testate, riceve finanziamenti pubblici. A questo inquietante astio contro chiunque percepisca uno stipendio o un compenso per il proprio lavoro eravamo già stati abituati da Brunetta, ma anche dai leghisti e dalla stampa a loro assimilabile che si è sempre espressa declinando le frasi chiave: “le tasche dei cittadini”, “Roma ladrona”, e “andate a lavorare/a casa/a calci etc ”. Concetti alla base della mistica dei “fannulloni” che coinvolgeva a tappeto sezioni intere di cittadinanza, senza alcun distinguo.

Nello stesso solco, con la curiosa pretesa di sentirsi diversi, si inseriscono, più che Grillo e i suoi post che ispirano l'argomento per sfogarsi, le reazioni internettiane della “cittadinanza”. Si tratta piuttosto di un magma di pulsioni indistinte, alle quali si dovrebbero affidare scelte, decisioni, costruzioni. E Costituzione pure. In realtà si è solo diversificato lo sfogatoio: da Libero, il Giornale, Radio Padania, o anche l'incredibile testata Velardi-Rondolino The Frontpage, gli addict delle “repliche del disprezzo su internet”, in un misto di complesso di inferiorità e narcisismo perverso, si riversano quotidianamente sotto ai post di Grillo, trovando nei “vaffanculo” del capo l'incarnazione di uno spirito ribelle, che il resto del popolo bue non riuscirebbe a cogliere.

Ma il punto è anche un altro. Il tratto comune a tutti questi “luoghi” dell'espressione partecipativa è l'accanimento contro le donne. E' esattamente questo che tiene insieme la trama depressa del paese, da Berlusconi a Grillo, in un pensiero unico agghiacciante, che incarna schemi clerical-fascisti intrisi di mentalità da film di Alvaro Vitali. Se la giornalista /donna politica da prendere di mira è carina, generalmente è trattata da semi prostituta: sicuramente si sarà data da fare diversamente. Se è molto carina, poiché raramente si occupa di argomenti di particolare complessità, le viene dato dell'incompetente. Se invece ha un'età, o complessivamente se ne frega di mostrare un aspetto glamour (ognuna sceglie di fare quello che vuole del proprio corpo) viene inondata da una serie di insulti, tutti nella linea berlusconiana “culona inchiavabile” (contro Merkel), “più bella che intelligente” (per zittire in tv Rosy Bindi), fino alle donne di sinistra “maleodoranti e vestite male”.

In sostanza, se una donna vuole avere un'opinione e la vuole esprimere ha tutto l'interesse ad essere particolarmente attraente. Perché se per caso disturba qualcuno, non verrà mai giudicata nel merito di ciò che dice, ma per la colpa di non essere appunto “chiavabile”, secondo dei canoni suggeriti dal sistema appunto, che gli stessi grillini si vanterebbero di contrastare. O per la colpa di esserlo troppo. Insomma, tutto rientra nel grado di desiderabilità.

Esattamente come Berlusconi, ha fatto Grillo. E' stata presa in rete una fotografia che la stessa Oppo aveva fornito all'Unità, redatto il commento sull'ingiustizia che venga pagata, i link alle sue opinioni anti Grillo, e in post scriptum la sollecitazione a “segnalare” altri giornalisti che la pensino come lei ed esporli al libero commento della piazza. Attenzione: non a un altrettanto pungente articolo contro ciò che esprime, ma alla piazza. Che produce questo :

Faccia da psicopatica stronzona di merda te e tutta la famiglia di zoccole, non servi a niente, ,mi fai schifo, non servi neppure a fare pompini viscida chiudi la boccaccia che puzza di merda, puttana zozza, viva il movimento Cinque Stelle.

La quantità e l'odio dei commenti è stata tale che dei giornalisti di Modena hanno pensato di leggerli in video.

Vai a lavorare cesso. Ha l'aria di una segretaria di uno studio dentistico più che di una giornalista. Forse ha sbagliato mestiere.

Vecchiaccia mantenuta semistatale. Ma crepa vai! Brutta copia delle donne. Nu ciesso.
Bella fica, che stronza. Pagliaccia non temere: tutto sta per finire.

‘Sta puttana peripatetica.

Sembra Leo Gullotta. Faccia da culo, e per giunta racchia.

Anche lei è stata offesa dalla natura: ammazza che cesso. Comincia a trovare un lavoro serio.

Merda se è brutta. Chiatta vecchia zitella
Vai a lavorare cesso. Ha l'aria di una segretaria di uno studio dentistico più che di una giornalista. Forse ha sbagliato mestiere.

Tutto si consuma nel solo termine: puttana. Per questo, si deve diffidare sempre da chiunque si faccia portavoce di qualsiasi verità che implichi queste reazioni, e la chiami libertà, progresso, o peggio ancora “modernità”. Quando la stessa redazione dell'Unità ha pregato almeno di togliere la fotografia da quella sequela di insulti feroci il capo della Comunicazione del Movimento, Nicola Biondo, ex corrispondente dell'Unità a Palermo (quindi anche lui ha campato coi finanziamenti pubblici, sempre ammesso che essere pagati per il proprio lavoro sia un male), ha replicato: “la foto l'abbiamo presa dall'Unità e non la togliamo”.

Dario Fo, continua a essere accanto a Grillo. Davvero, in queste ore, ci è mancata molto Franca Rame.

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Autrice televisiva, saggista, traduttrice. In Italia, oltre a Fanpage.it, collabora con Espresso.it. e Micromega.it. In Francia, per il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media, comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato, scritto e condotto “Women in Red” 13 puntate sulle donne nei media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana. E' una delle autrici del programma tv "Splendor suoni e visioni" su Iris- Mediaset.
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