EllaOne, nome commerciale dell'ulipristal acetato, altrimenti detta “pillola dei cinque giorni dopo” è un contraccettivo d'emergenza, che dal 21 novembre 2014 secondo l'Ema (European Medicines Agency) – agenzia europea per la valutazione dei medicinali – potrà essere messo in commercio senza bisogno di prescrizione medica, in tutti i paesi dell'UE.

Questa pillola, per avere efficacia, deve essere presa entro le 120 ore dal rapporto non protetto o laddove il metodo contraccettivo avesse fallito (come la rottura del preservativo, ad esempio). Come dice la stessa raccomandazione dell'Ema “la vendita senza prescrizione dell'ulipristal facilita l'immediatezza di accesso al farmaco rendendone l'effetto più certo”. In altre parole prima si ottiene la pillola più si evita il rischio di una gravidanza indesiderata.

Nel caso italiano, in particolare, oltre alla difficoltà psicologica che attraversa una donna nella scelta dell'aborto sappiamo quanto stia diventando difficile se non impossibile l'interruzione di gravidanza nella strutture pubbliche, visto il numero ormai fuori controllo di “obiettori di coscienza”. E sappiamo anche il rischio che corrono le adolescenti in concomitanza con la disinformazione imperante in materia sessuale. La raccomandazione dell'Ema di vendere senza prescrizione comporterà un cambio di “classificazione” del prodotto, e non ha carattere immediato ed automatico: deve essere votata dalla Commissione Europea, e successivamente ogni stato membro dovrà esperire tale procedura di riclassificazione secondo normative nazionali.

E' qui appunto che si apre la questione sulla “contraccezione di emergenza” in Italia e si fa di nuovo luce sul divario tra normative europee e ricezione di queste: nelle pieghe di disinformazione e di opacità, di pressione ideologica si consuma il controllo dello Stato e delle ideologie ultracattoliche sulla sessualità, sulle nascite e soprattutto sul corpo delle donne. La situazione italiana della vendita in farmacia dei cosiddetti contraccettivi di emergenza non è mai stata semplicissima. Oggi, la EllaOne o pillola dei cinque giorni dopo, in commercio già dal 2011 ha un suo notevole percorso a ostacoli: per ottenerla infatti si ha bisogno non solo della ricetta (non riutilizzabile) ma anche di un test (di laboratorio) che escluda una gravidanza in corso. Cosa che non avviene, in presenza di uguali pericoli, ad esempio, nel caso di una tac, in cui per una donna è sufficiente dichiarare quando si è avuta l'ultima mestruazione.

Ma lo stesso destino è anche quello attuale della “pillola del giorno dopo” o Norlevo che potrebbe essere venduta regolarmente   secondo le direttive europee, e perfino quelle nazionali. Ma sempre di più sono gli stessi farmacisti a fare “obiezione di coscienza”. Una parte cattolica fortemente ideologizzata afferma che “la pillola del giorno dopo” sia abortiva e pertanto da ostacolare “per la salute della donna”.

Questa divulgazione distorta continua anche dopo che l'Aifa (cioè l'agenzia governativa italiana dei farmaci) ha obbligato il 4 febbraio scorso alla dicitura nel foglietto illustrativo che non si tratta in nessun modo di un farmaco abortivo e che ha una sola funzione anticoncezionale. Così ad oggi, la pillola anticoncezionale del “giorno dopo”, che impedirebbe il rischio di gravidanza indesiderata, necessita una sorta di calvario. A Roma, ad esempio, confluisce nei consultori e nei fine settimana, nelle sole linee telefoniche della ginecologa Lisa Canitano e dell' Associazione di volontari Vita di Donna, fino a punte di ridicolo per cui le stesse strutture ospedaliere pubbliche consigliano di rivolgersi all'associazione di volontari.

Schizofrenia e disinformazione viaggiano assieme: benché sia totalmente legale e non sia abortiva, la ricetta per la “pillola del giorno dopo” deve seguire le stesse regole di vendita degli oppiacei, cioè non si può usare due volte la stessa ricetta e il farmacista deve dimostrare a un eventuale controllo dei Nas il numero di ricette corrispondente alle scatole vendute. La fotografia di un paese in totale retrocessione culturale che controlla la sessualità e il desiderio dei suo cittadini passa attraverso foglietti, ricette, e farmacie, in modo quasi inosservato.