Il Coronavirus non ha mandato in crisi solo il sistema sanitario in ogni parte del mondo ma anche l'economia. Se da un lato le persone sono state costrette in quarantena, dall'altro quasi tutte le attività produttive hanno dovuto chiudere i battenti per oltre due mesi, così da contenere il più possibile il rischio contagio. Come prevedibile, la cosa ha avuto non pochi effetti negativi sui loro bilanci, tanto che ad oggi sono molte le aziende vicine al fallimento. Tra i settori più colpiti dalla crisi finanziaria c'è quello della moda, che ancora oggi stenta a riprendere la sua normale attività. Dopo Brooks Brothers, che ha dichiarato la bancarotta qualche giorno fa, ora a far parlare è Levi's. Nelle ultime ore il brand dei leggendari jeans ha annunciato che chiuderà 13 negozi, facendo grossi tagli al personale.

La scorsa settimana l'azienda aveva chiesto di poter godere delle tutele previste dalla legge fallimentare statunitense e oggi ha comunicato che licenzierà 700 dipendenti, ovvero il 15% della sua forza lavoro totale. Così facendo, spera di riuscire a fronteggiare le grosse perdite dovute al crollo delle vendite durante il lockdown. “Abbiamo iniziato l’anno con un forte slancio, ma la pandemia globale e la crisi economica hanno avuto un impatto significativamente negativo sui nostri risultati del secondo trimestre, dato che i nostri negozi e la maggior parte dei grossisti sono rimasti chiusi in tutto il mondo per gran parte del tempo”, ha spiegato il Ceo Chip Bergh. Il crollo del fatturato netto è stato del 62%, la perdita ammonterebbe dunque a 364 milioni di dollari. I marchi di jeans, in particolare, sono stati colpiti dalla crisi più di altri perché le persone hanno puntato su dei tessuti più comodi durante la quarantena. I gestori di Levi's, però, rimangono ottimisti, sperano che presto, tra crescita digitale e maggiore apertura verso un mercato giovane, il brand possa tornare alla normalità.