L’indagine “Come la pubblicità racconta gli italiani”, condotta da Nielsen Italia e dal Dipar­ti­mento di Filo­so­fia e Comu­ni­ca­zione dell’Università di Bolo­gna, ha dimostrato che le pubblicità italiane sono tra le più sessiste al mondo. Negli spot che vediamo in tv, le donne urlano per l’arrivo di un paio di scarpe, si esaltano di fronte a della biancheria perfettamente smacchiata e in alcuni casi il loro ruolo è semplicemente quello di accarezzare dei materassi. Gli uomini, invece, appaiono sempre forti, professionali e sensuali. In particolare, sono state prese in considerazione 20 mila campagne pubblicitarie e ne sono emerse 12 tipologie narrative femminili e 9 maschili.

Nell’81,27% dei casi, le donne sono semplicemente delle modelle bellissime, in atteggiamenti procaci, prive di personalità e di competenze. Diversi sono invece i dati che riguardano gli uomini, che nel 50% degli spot vengono presentati come dei professionisti sul posto di lavoro. Si tratta di una cosa sconcertante se si pensa che la pubblicità, essendo  una delle principali forme di comunicazione, dovrebbe essere capace di trasmettere valori e linguaggi moderni. L’immaginario collettivo e gli stereotipi diffusi attraverso gli spot pubblicitari vogliono una donna che sia una facile preda sessuale, ossessionata dalla bellezza, oppure una donna dedita solo alla cura dei propri figli e alla pulizia della casa. Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano e coordinatore dell’indagine, ha dichiarato che la pubblicità crea, sostiene e promuove stereotipi e modelli discriminanti, relegando la donna a ruoli gregari, decorativi e ipersessualizzati.