Normalizzare i corpi, tutti: questa è la "missione" di Laura Brioschi, che nel tempo si è resa conto che forse più che categorizzare in magro, grasso, curvy e così via, il corpo femminile merita rispetto a prescindere dalla taglia e dal peso. Ed è un rispetto che bisogna pretendere dalla società, ancora molto legata a certi modelli e certi stereotipi, ma ancora prima da se stesse. Perché a volte siamo proprio noi le prime a non fare pace con i nostri "difetti" e a non accettarci per come siamo. La modella curvy classe 1989 oggi è un punto di riferimento del movimento Body Positive, ma nel suo passato c'è tanta sofferenza per quel corpo che per anni non è riuscita ad accettare e ad amare. L'esperienza di modella, per quanto bella, ha per certi versi aggravato le cose, perché il suo peso e la sua taglia non erano mai quelli giusti. Poi si è aperta a un nuovo modo di vedere le cose, inclusivo e consapevole, che è quello che cerca di diffondere attraverso i suoi social e non solo. Da diverso tempo aveva in mente di scrivere un libro, senza però mai riuscire a concretizzare e portare realmente a compimento il progetto. Il 2020 è stato l'anno decisivo: ha pubblicato Noi siamo luce, in cui attraverso la sua storia vuole aiutare le donne ad amarsi proprio come ha imparato a fare lei. «Spero che possa essere un pezzetto del puzzle per aumentare la consapevolezza di chi lo leggerà» ha detto a Fanpage.it.

«Quando ero modella mi chiedevano di dimagrire»

Dopo anni di diete, altalene col peso e insicurezze, arrivare nel mondo della moda per Laura è stato come un riscatto. Di quel periodo ricorda tante cose belle, ma non può non soffermarsi su tutto il dolore che quell'esperienza le ha provocato, perché sin da subito le hanno fatto presente che il suo corpo non andava bene: «Tra le prime cose che mi hanno detto c'era che il mio bacino da 112 cm doveva passare a 108». Ed ecco nuovamente la spirale dei digiuni, delle privazioni, della demoralizzazione: «Uno pensa che fare la modella sia farsi scattare bellissime foto, farsi truccare, indossare bei vestiti: ma invece è molto stressante a prescindere dalla taglia. Io tendevo a essere qualche taglia in più rispetto a quella chiesta nell'oversize quindi ero demoralizzata, non faceva bene alla mia autostima». Senza mezzi termini nell'intervista Laura ha parlato di una vera e propria grassofobia: «Mi chiedevo: ma perché se sono di due taglie in più rispetto a un'altra non vado bene? A volte a uno stesso peso corrisponde una diversa fisicità: quindi perché non mostrare tutti i corpi? Però ancora mi misuravano costantemente i centimetri e non lo capivo fino in fondo».

«Credevo che solo da magra avrei fatto qualcosa di buono»

In un primo momento Laura aveva pensato quasi di mollare e rinunciare al suo lavoro da modella, perché non si sentiva mai abbastanza: «Continuavano a farmi pensare che da magra sarebbe stato tutto meglio e non è così. Magrezza non corrisponde a bellezza e bellezza non corrisponde a felicità. Ora mi fa strano dirlo, per tanto non ci ho creduto, credevo che solo da magra avrei potuto fare qualcosa di buono nella mia vita, ho sempre dato molto importanza al peso» ha raccontato. Ma in un secondo momento ha sviluppato delle nuove consapevolezze e ha scoperto di avere una voce. Fatali sono stati alcuni hashtag e alcune foto che cominciavano a circolare sui social, foto di corpi che fino a quel momento non erano mai stati mostrati: donne disabili o con menomazioni, donne post mastectomia, donne anche più formose di lei. Il suo riscatto è arrivato col blog Love Curvy: «Era una battaglia per chi aveva sempre sofferto per un corpo troppo formoso, ma mi fermavo a quello: era ciò di cui avevo bisogno, perché per troppo tempo il mio corpo era stato fonte di dolore. Volevo aiutare gli altri a non cascare nella stessa trappola. Poi ho riconosciuto che quella visione era limitata: il corpo curvy non è meglio di un altro corpo. Invece ci hanno insegnato che la bellezza ha una sola direzione. Io col mio corpo rappresento il curvy ma sono portavoce di tutti i corpi».

«Cerco di rendere la moda più inclusiva»

Ora Laura è una donna sicura di sé e delle proprie potenzialità e soprattutto sa che tutto questo non ha nulla a che vedere con la taglia e il peso. Oltre a comunicare il suo messaggio attraverso i social e col suo libro, ha anche lanciato il The Body Positive Shop: «Ad oggi la moda non è un settore inclusivo, ma molti brand ci stanno lavorando. Io stessa ci sto lavorando: da tre anni investo nella creazione di una capsule di abiti e bikini adatti a tutte le taglie. Mi dà tanta soddisfazione, perché mi fa sentire utile a creare qualcosa di concreto per rendere il mondo un posto più inclusivo e meno discriminante». Inoltre si è lanciata nell'avventura della Body Positive Catwalk che è stata un successo. Un successo condiviso, però, col suo compagno Paolo.

«L'amore non si ferma a un corpo»

A proposito del compagno Paolo Patria, Laura ha detto: «Mi sostiene ed è parte integrante di tutto quello che facciamo, perché lo facciamo insieme. Per la Body Positive Catwalk anzi è stato lui a impegnarsi per renderla un'associazione a tutti gli effetti. Nel mio passato altri uomini mi hanno fatto pesare il rapporto col mio corpo, della serie: "Adesso che hai preso questi 10 chili non mi sento più attratto da te". Cose così non ti fanno stare bene con te stessa. Ma sono necessarie a capire cos'è l'amore vero, che non si ferma ad un corpo». La Onlus è un punto di riferimento del movimento Body Positive ed è stata istituita dalla coppia con lo scopo di creare eventi che aumentino il senso di self confidence e accettazione, contro ogni forma di discriminazione e bullismo. L'evento inaugurale è stato appunto la Catwalk di Milano del 3 marzo 2019: uomini e donne di ogni età e taglia, di tutti gli orientamenti sessuali, disabili e non, hanno sfilato in intimo a piazza Duomo per invitare tutti a spogliarsi dai pregiudizi e soprattutto per ricordare che non esistono corpi giusti e corpi sbagliati.