Con la coppia Fazio Littizzetto a Sanremo si è sciolto per sempre l'ultimo residuo della liturgia del presentatore attempato affiancato da bellissime donne che indossavano abiti e sorrisi, leggevano, impacciate foglietti, recitavano cosette e poi applausi alle gaffes. Smarcarsi da quella pantomima umiliante per tutti – dagli autori agli spettatori – è costato fiumi di inchiostro, proteste, analisi. Finché hanno capito. Tardi, ma hanno capito. Così ora la “lei” della coppia sanremese è Littizzetto.

Non si è però risolto il nodo della bellezza femminile, proprio loro che hanno declinato le tante possibilità della bellezza, come se quella fosse un elemento scomodo: come si fa a presentare una donna sul palcoscenico se oltre che ad essere brava è anche bella? E se per caso fosse solo bella? Perché anche con l'arma dell'ironia si cade sempre in qualcosa di tristemente stereotipato? Arranca Littizzetto su quei zatteroni sproporzionati, traballa goffa e sgraziata dietro avvenenti creature da Laetitia Casta a Kasia Smutniak passando per le atlete, ex show woman e cantanti. Ma davvero si deve essere mal in arnese, ancora una volta, per permettersi l'arguzia e l'ingegno? E' davvero inevitabile fare la parte del brutto anatroccolo per darsi la possibilità della battuta?

E ancora: quando c'è una donna attraente sul palco che necessità c'è di sottolinearne non solo la bellezza, ma “l'oggettivazione” e l'arrapamento maschile automatico come se fosse il solo orizzonte relazionale possibile? Si direbbe una specie di condanna. La consegna al maschio del quale però viene sottolineata l'assenza di virilità, l' incapacità di sedurre e l'inadeguatezza.

E' così che si consuma un meccanismo ancora più triste in cui il desiderio maschile viene chiamato perennemente in campo ma opportunamente azzerato da battutine salaci: “tanto non te la dà” oppure “Kasia, non ti preoccupare, è innocuo anche dovesse, non senti niente”. E ancora “per fare pipì si mette i guanti da forno”. Ti consegno la preda, ma assicuro tutti che nulla le potrà accadere, tanto lui è impotente. Una continua messa in scena di una castrazione.

E se il rapporto di Littizzetto con le altre donne è nel normale ruolo di saltimbanco, tutto si altera in presenza del corpo erotizzato, ancora una volta, come se la bellezza escludesse per forza l'intelligenza e implicasse la bestialità maschile per forza. Luciana fa il suo ingresso a teatro con delle ballerine vecchio stile ornate di pon pon?

Le ragazze c'hanno dei culi come la cervicale, i fonici sbavavano, stanno scrivendo la lettera di separazione dalle mogli senza sapere se queste ci stavano.

E' in arrivo Letitia Casta?

Fazio stava già con la lingua di fuori e l'occhio da porco. Se fossi della rive gauche un pensierino ce lo farei. E' in coma erotico, gli vibrano le narici. Appena si parla francese gli parte il bateau mouche.

Ecco ancora le due tuffatrici:

Tu non cominciare ad allungare le mani. Guarda che questi maschi…

E' il momento di Kasia Smuntiak?

Che cosce cascia.

Arriva la schiacciatrice di pallavolo Veronica Angeloni.

Fabio tu smettila che è di un'altra cilindrata lei.

Ma allora che differenza c'è tra gli autori di Luciana Littizzetto con la narrazione sessista della destra come quella di un recentissimo articolo sul quotidiano Libero a proposito della renziana Maria Elena Boschi:

Una bellezza rinascimentale. I capelli lunghi e morbidi, le labbra carnose, gli occhi enormi e luminosi… Lei è Maria Elena Boschi, fedelissima renziana, in pole position per la poltrona del ministero delle Riforme. Sulla bella Maria Elena si sprecano complimenti bipartisan e non solo per la sua attività politica: a scatenare gli apprezzamenti sono anche le sue qualità fisiche. I parlamentari di centrodestra, come scrive Romana Liuzzo su Il Giornale, la chiamano "faccia d'angelo". Ovviamente tutte queste lodi hanno suscitato gelosie e invidie sempre bipartisan tanto che sarebbe scattata una gara a chi trova un difetto alla bella renziana. E così c'è chi infierisce sulle cosce: "Sono robuste" e chi si accanisce contro il bacino: "E' largo". Ma Maria Elena, incurante di tutto, va avanti per la sua strada.